La terza via passa da Gaza

Il sette maggio 2020 iniziò l’avventura del nostro BLOG con la pubblicazione del nostro manifesto: “La sostenibilità ai tempi del Coronavirus”.  Forse è arrivato il momento di rileggerne qualche passo non foss’altro per misurare la profondità dell’abisso in cui lo sviluppo del pianeta ci sta portando.

“Oggi invece l’industria finanziaria nonostante gli sforzi e l’opera costante della Commissione Europea  che ha elaborato un Action Plan sulla Finanza Sostenibile per costringerla a guidare gli investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili, finanziare una crescita di lungo termine e contribuire alla creazione di un’economia circolare, a basse emissioni di carbonio e resiliente non ha ancora trovato un proprio centro di gravitazione permanente. Un prima passo è stato compiuto con l’accordo politico raggiunto tra Parlamento e Consiglio Europeo, che fissa un sistema di classificazione comune per incoraggiare gli investimenti privati nella crescita sostenibile. La cosiddetta tassonomia, così come delineato nel report elaborato dagli esperti assoldati dalla Commissione europea. La tassonomia è un primo concreto passo per rendere l’UE climaticamente neutra entro il 2050 e raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030 dall’accordo di Parigi ma che avrà bisogno di filtri nuovi in grado di fornire alle imprese e agli investitori un modello omogeneo d’interpretazione in grado di individuare le attività economiche che possono definirsi pienamente ecosostenibili. La scommessa si chiama Rating di Sostenibilità che sappia guardare alle onde del mercato ma da una base di osservazione alta ma ben ancorata alla terra ferma.

 

Ad oggi il merito creditizio (rating)  in grado di indicare l’investment grade che   misura la capacità dell’emittente di assolvere ai propri impegni finanziari prima ancora di essere condizionata e meglio subordinata al cosiddetto rating di sostenibilità è stato attraversato  da una processo di fusione a freddo da parte dell’industria USA (Moody’s, S&P Global, Institutional Shareholder Services )   in grado di cannibalizzare i pochi operatori europei presenti sul mercato (RobecoSam, ECPI, Vigeo/Eiris, Oekom research).

 

Risulta così evidente che l’architettura europea rischierà di subire un processo di condizionamento decisivo da parte dell’economia guida, quella maggiormente distante ed estranea ai trattati e convenzioni internazionali alla lotta ai cambiamenti climatici.

Tra il modello capitalistico USA e quello emergente della Cina, l’Europa ha il dovere di indicare una rotta nuova recuperando il proprio tasso specifico storico attraverso la rinascita di un proprio modello culturale e valoriale così come ha saputo fare nei momenti difficili della storia umana”.

 

Oggi il vice capo redattore di Milano Finanza Paola Valentini ci illustra in un suo articolo come in Europa adesso i fondi cancellano l’acronimo Esg dal nome. Si avete capito bene, quello che il nostro Presidente del Consiglio considera un orpello ideologico, viene rigettato dal corpo vivo del Capitale come un organo infetto e pericoloso.

Solo tra aprile e giugno ci racconta Mornigstar,  602 fondi sono stati ridenominati inclusi 382 che hanno rimosso il termine ESG, 193 che hanno sostituito con un’altra sigla. In totale scrive la giornalista ben 1.278 sono stati ribattezzati negli ultimi 18 mesi.

Il boom dei fondi ai tempi del Covid è ormai un lontano ricordo.

La necessità di un Grande Reset fu annunciata proprio dal World Economic Forum (WEF). Dietro questa sigla ci cela una potente organizzazione internazionale per la cooperazione pubblico-privata che vede la presenza delle cosiddette Big Tech (Microsoft, Google, Meta), Big Pharma (Pfizer, Moderna, Roche) e Élites finanziarie (BlackRock, Vanguard, UBS.

Il vero governo mondiale invisibile del capitale.

Paradigmatica è la vicenda di Greta Thunberg che è passata dalla lotta al cambiamento climatico, alla denuncia politica vera e propria. Una critica radicale contro qualsiasi tipologia di sfruttamento e prevaricazione, con al suo interno tematiche come la coscienza di classe, la questione palestinese e russo-ucraina.

Questo conferma che il Green Deal europeo senza una visione storica e politica della fase del capitalismo odierno è destinato a consumarsi in fretta invece di rappresentare la vera terza via di cui oramai si è persa qualsiasi traccia.

E se invece la terza via Europea si trovasse  proprio dentro quel dolore infinito che trafigge il popolo palestinese?

Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
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