Passato e Futuro

di Guglielmo  Pernaselci

Se c’è una immagine che fotografa in modo perfetto e spietato il livello culturale di questo Paese questa è quella giusta:

Max Pezzali che canta allo Stadio Olimpico tra le maglie della Roma e della Lazio, appaiate, in una sorta di comunione fraterna e reciproco rispetto.
La cornice è delle più sconcertanti. Un pubblico in delirio formato da generazioni diverse, da nonni a nipoti, che cantano a squarciagola e a “memoria”! le canzoni di Max Pezzali.
Ricordo che all’epoca d’oro del Pezzali (gli anni 90), quando scalava le classifiche con roba tipo “Hanno ucciso l’uomo ragno”, mai i suoi Manager si sarebbero sognati di organizzare un concerto all’Olimpico.
Tanto per capirsi, all’epoca, i dischi internazionali più venduti e iconici erano: The Bodyguard (Colonna sonora) con Whitney Houston – Greatest Hits II dei Queen. Dangerous di Michael Jackson – Automatic for the People dei R.E.M., Nevermind dei Nirvana, Keep the Faith dei Bon Jovi. E proprio nell’anno del successo degli 883 Frank Zappa ci lasciava la sua opera testamento The Yellow Shark. E anche in quel periodo di relativo “vuoto” artistico, per Pezzali c’erano esclusivamente palasport, feste di paese o festival itineranti come il Festivalbar.
Oggi, invece, il Pezzali riempie per più serate lo Stadio Olimpico e con biglietti dai 45 agli 87 euro.
Ma il vero segno del passare dei tempi non è nella “qualità” musicale del fenomeno.
Quello non sorprende, tenuto conto del desolante panorama artistico nostrano e internazionale.
Sentite a proposito cosa dice Kirk Hammet dei Metallica: “Oggi il songwriting e la musica popolare sono spazzatura, sono «crap», anzi «K-R-A-P». In pratica, robaccia, uno schifo, una merda” … e continua «Ho iniziato imparando dai dischi, cercando di affinare l’orecchio e imparando canzoni e assoli riascoltando gli album più e più volte. È un processo monotono e laborioso, soprattutto quando lo fai ascoltando i dischi, ma ho imparato tantissimo. Tutti i miei amici facevano la stessa cosa. Non avevamo tablature, non avevamo libri di musica. Avevamo solo il nostro orecchio e i dischi. Ed era una sfida, perché se chiedevi a tre diversi chitarristi di suonare I’m the One dal primo dei Van Halen, ognuno di loro la faceva in modo diverso ed è affascinante questa cosa».
Se volete l’articolo completo su Rolling Stone: qui

Il vero segno o segnale di cui veramente preoccuparsi è tutto nell’immagine da cui siamo partiti e che mostra il crollo dell’ultima unica vera certezza assoluta che ancora esisteva in questo Paese: il calcio e l’appartenenza ad una Fede Calcistica simboleggiata dai colori della propria maglia. L’immagine in questione è la fine di un MITO ad opera di un barbaro Padano che viene a calpestare un suolo sacro come quello dell’Olimpico per arrecare la più sciagurata delle offese: L’accostamento in una sorta di gemellaggio fraterno di due maglie che fino ad oggi erano inaccostabili se non per scontrarsi e battersi senza esclusione di colpi. Due maglie che rappresentano due modi opposti di vivere e pensare la vita stessa.
Accostare quelle due maglie con l’aggiunta di due nomi sacri come Totti e Mihajlovic è pura blasfemia. In altri tempi un simile gesto sarebbe stato visto da entrambe le parti come una offesa tale che l’autore sarebbe stato letteralmente “Impalato” sul posto tra le due Icone.
E invece oggi tutto questo viene accolto come “normale” e addirittura degno di applauso.
In quella immagine, una linea di demarcazione netta è stata superata per sempre.
Un suolo sacro è stato violato per sempre. Pezzali col suo sorriso beffardo e il suo sguardo perso nel vuoto, tipico di chi non crede lui stesso che tutto ciò sia possibile, che quello che sembrava impossibile ora stava diventando realtà, ci sta portando verso un mondo nuovo, il peggiore dei mondi possibili.

Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
Questa voce è stata pubblicata in Uncategorized. Contrassegna il permalink.

Lascia un commento