
Con 196 voti a favore e solo 14 contrari, il Consiglio della Campana do Siena, approva il 4 marzo 1472, l’istituzione di un Monte di Pietà. ”Considerato quanto onore et plaude – esordisce la delibera – si attribuisca ad ogni repubblica ad provvedere che le povere o miserabili o bisognose persone ne’ loro bisogni et necessità siano adiutate ed subvenute, et quanto questo sia acepto a Dio, desiderando sopra questo fare qualche utile provisione, providero et ordinaro che per lo advenire ne la città di Siena sia di continuo il Monte de la pietà.
Il Monte dei Paschi di Siena è una delle poche banche superstiti della nostra storia finanziaria oltrechè la più antica. Restiamo convinti che soprattutto tali istituzioni conservino nel tempo i loro cromosomi. D’altronde la lunga tempesta finanziaria seguita all’acquisizione di Banca Antonveneta non sarebbe stata superata senza quell’energia scatenata internamente dai lavoratori del Monte. Alla stregua di un peculiare sistema immunitario quel popolo aziendale ha saputo difendere quel plurisecolare corpo ivi compresa la sua missione.
L’offerta pubblica odierna di Banca Intesa di assorbire quella banca, incluse le azioni Generali e Mediobanca, farebbe oggi nascere il secondo istituto dell’Eurozona ma distruggerebbe per sempre quel cromosoma. Non crediamo poi che le assicurazioni di difesa del risparmio tricolore invocate da Giuseppe Guzzetti, l’antico presidente di fondazione Cariplo, abbiano il benchè minimo di valore sociale. La vocazione sociale delle banche che egli evoca in questa fusione, darebbe vita a un gruppo con circa 20 milioni di clienti in Italia, attività finanziarie per circa 2.000 miliardi di euro (due terzi di tutto il debito pubblico italiano) e una presenza in 24 Paesi.
Come dire meno offerta di operatori in un settore strategico come quello del risparmio al solo scopo di generare più di 16 miliardi di utile netto nel 2029. Che tradotto significa», distribuire più dividendi agli azionisti. Altro che responsabilità sociale!
Quale democrazia economica nascerà da questa potenza di fuoco? Un sistema più concentrato avrà più capitale e più scala. Ma se la logica che guida tali aggregazioni è consolidare le operazioni di mercato e ottimizzare il rendimento azionario, la scala maggiore non si traduce automaticamente in credito migliore, come scrive giustamente Sandro Trento.
Eppure conserviamo ancora memoria delle parole affidate alla Stampa dall’amministratore delegato di Intesa Sanpaolo, pronunciate nel dicembre del 2022, a difesa del sussidio che il governo Meloni si apprestava a smantellare.
“La povertà è un’emergenza nazionale” affermò egli perentorio.
Oggi nel 2024 quasi 1,3 milioni di minori in Italia si sono trovati in povertà assoluta, secondo i più recenti dati Istat. Si tratta del 13,8% dei residenti sotto i 18 anni. Un dato che resta stabile rispetto all’anno precedente ma che continua a rappresentare il livello più alto mai registrato dal 2014.
Per questo restiamo convinti che non di una contro offerta economica oggi ci sia bisogno ma bensì di una di valori seminata e custodita finalmente dentro un campo di vera democrazia economica.
Il mercato non deve essere lasciato solo.
Altrimenti.
«Un poderoso meccanismo per la centralizzazione dei capitali», avrebbe detto Karl Marx.