
di Ugo Balzametti
Negli ultimi mesi, la vicenda degli ex Mercati Generali di via Ostiense a Roma è al centro del dibattito pubblico. E non potrebbe essere altrimenti visto che quel grande spazio urbano, pieno di storia, anche di storia antifascista, rischia di essere consegnato ad una prospettiva che non parla alla città, né ai suoi quartieri, né alle persone che ci abitano.
A luglio di quest’anno, in Campidoglio, viene approvata la delibera per la riqualificazione della zona degli ex Mercati Generali di Ostiense: 9 ettari di cui 4 sarebbero destinati ad aree verdi e piazze. Sui restanti 5 ettari saranno realizzate residenze universitarie per circa 2056 posti letto, 544 dei quali a canone calmierato.
Gli alloggi previsti per gli studenti avranno canoni calmierati a 600 euro al mese, e a 1200 euro per i mini-appartamenti a prezzi di mercato.
Il piano presentato prevede la realizzazione di un enorme studentato privato e attività destinate alla rendita. Il piano non è solo discutibile nel merito, è il risultato di una più profonda trasformazione che chiama in causa tutta la città.
Quello che è stato approvato dalla Giunta Gualtieri è un progetto simile a tanti altri interventi che in questi ultimi anni hanno segnato la capitale d’Italia. Strutture ibride tra residence, alberghi e studentati di lusso, che si presentano come risposta ai tanti bisogni sociali, ma nei fatti finiscono per arricchire” i soliti noti “ speculatori immobiliari.
Si pone quindi un tema politico molto serio e delicato che non possiamo ignorare: un’amministrazione comunale del peso politico come quello di Roma ha il potere , e la responsabilità, di orientare un modello di sviluppo locale.
Può optare per un’economia diversificata, capace di garantire lavoro stabile e valore diffuso, oppure può continuare a caratterizzare la Città Eterna verso una monocultura turistica che, oltre a trasformare in peggio la vita nei quartieri, produce occupazione fragile.
Il turismo, soprattutto quello “mordi e fuggi”, è un settore a basso valore aggiunto, caratterizzato da bassi salari, contratti intermittenti, stagionalità, scarsa tutela.
Puntare sul turismo come asse centrale dello sviluppo, come sembrano fare molte scelte in corso, non è soltanto miope: è un errore strategico in una città che avrebbe tutte le potenzialità per costruire un’economia solida, innovativa e inclusiva.
Quando il valore di uno spazio si misura solo sulla sua capacità di produrre rendita finanziaria, nega la possibilità di trasformazioni in grado di garantire giustizia sociale ed ambientale.
Partendo da queste considerazioni, il piano di maxi- riqualificazione degli ex Mercati Generali è stato redatto e presentato dal gruppo immobiliare Lamaro-Toti e dal Fondo statunitense Hines che investirà 380 milioni per un’opera definita “di interesse pubblico” ma che frutterà ai privati lauti profitti. Un miliardo di euro nell’arco di 60 anni di concessione.
Ma chi è Hines? Hines in Italia ha maturato una lunga esperienza in progetti di rigenerazione urbana e valorizzazione del patrimonio pubblico e privato. In Italia Hines è presente dal 1999 e ha sviluppato importanti programmi di investimenti, in particolare a Milano e a Firenze. E’ una delle maggiori società immobiliari al mondo, con sedi in 30 Paesi e ha 93,2 miliardi di dollari di asset in gestione.
Hines a Roma nel progetto della “Città dei Giovani” si avvarrà della collaborazione del gruppo Toti/Lamaro. Certo, Roma con 70.000 studenti fuori sede ha necessità di residenze universitarie, ma queste non dovrebbero essere finalizzate al business di un Fondo internazionale.
La denuncia della società civile e degli attivisti del quartiere Ostiense va oltre la questione degli ex Mercati Generali.
Questo Fondo avrebbe raccolto 108 milioni di dollari da investitori israeliani per uno dei suoi principali fondi Europei, l’Hines European Value Fund 2. Menora Mivtachim, una grande compagnia assicurativa israeliana che gestisce il più grande fondo pensione di Israele, e che ha investito 88 milioni di dollari in questo fondo.
Menora, insieme ad altre compagnie assicurative israeliane, sarebbe coinvolta nella promozione di progetti di edificazione, espansione e sfruttamento delle risorse naturali nei territori occupati della Cisgiordania. L’azienda avrebbe i diritti sulla proprietà di terreni sottratti illegalmente alla popolazione palestinese.
Menora Mivtachim godrebbe anche di numerose partecipazioni in società che a loro volta sarebbero coinvolte nella fornitura di energia, servizi di logistica e sicurezza al Ministero della Difesa, all’esercito e alla polizia israeliane.
La convenzione soscritta dal Comune di Roma integra la concessione sottoscritta nel 2006 dalla Giunta Veltroni. Allora il progetto di riqualificazione stabiliva la realizzazione di un centro di aggregazione giovanile, “un luogo destinato alla musica, alla cultura, ad un teatro, alla cucina multietnica, con parcheggio sotterraneo, una piscina e palestra.”
Di quel progetto non si è fatto nulla, i lavori erano iniziati ma subito sospesi, per poi fermarsi del tutto. Ad ogni cambio di consigliatura il Progetto veniva modificato, ma da allora tutto è rimasto fermo.
Quell’area, oggi, viene descritta vuota, abbandonata, degradata, inaccessibile. Quella zona – viene detto – che sembrava vuota, finalmente verrà trasformata grazie alla “generosità di un attore privato che investirà 380 milioni di euro.”
La verità è che questo piano somiglia a tanti altri interventi che si stanno concretizzando non solo a Roma, ma si stanno moltiplicando anche in altri posti del nostro Paese. Milano docet.
Ma questa non è la stessa logica che sta adottando Donald Trump per la ricostruzione di Gaza? si ipotizzano resort, alberghi, grattacieli, case di lusso che un palestinese non potrà mai comprare.
Secondo l’ultimo piano economico preliminare, il progetto della riqualificazione dei Mercati Generali potrebbe garantire ricavi privati per oltre 32 milioni di euro l’anno, di cui 21 milioni dallo studentato, a fronte di un canone annuale per l’area pubblica di 165 mila euro.
In questo modo si realizza una residenza universitaria, che, nei due mesi estivi, si trasformerà in una struttura turistica, con circa 2000 posti letto, con ricavi ancora maggiori.
A conti fatti il Fondo potrà contare su un introito mensile di 217.728 euro, pari a 21.772.800 euro all’anno, che in 60 anni potrebbe dare un introito di 1.306.000 euro. Quindi Hines spende 380 milioni di dollari, per una aspettativa di redditività di ritorno, dal solo studentato, di oltre 1,5 miliardi di euro. 4 volte l’investimento complessivo.
Da quel lontano 2006, quando fu firmata la prima concessione dell’area, molte cose sono cambiate: Roma si è trasformata, i valori ambientali sono stati stravolti, molti spazi sono stati edificati.
Il consumo di suolo non si è mai fermato, neanche negli anni della pandemia, e i cambiamenti climatici in queste condizioni provocano devastanti effetti ecologici e sanitari. Secondo i dati del ISPRA la percentuale di suolo consumato a Roma è arrivata al 13,18%, con 70.620 ettari. Le risorse naturali non sono illimitate!
I primi interventi sull’area dei Mercati generali hanno fatto emergere, insieme ai bellissimi padiglioni, l’acqua dell’antico fiume Almone che scorre sotto il terreno. La natura ha trovato lo spazio per riprodurre l’habitat fluviale, con le più diverse specie di piante e di animali.
Molte zone hanno assunto un grande valore naturalistico, zoologico e botanico. Queste aree dovrebbero essere considerate inedificabili. E invece si programma un’attività edilizia inarrestabile, con i suoi premi edificatori, incentivi volumetrici e monetizzazione degli standard.
A tutto questo corrisponderanno servizi inadeguati, limitati spazi verdi, qualità dell’aria e dell’abitare sempre più invivibili.
Se ne sono accorti gruppi di abitanti del quartiere che hanno formato un Comitato di cittadini per la trasparenza e la tutela dell’area ex Mercati generali, dando avvio, ormai da più di due mesi, ad un percorso di mobilitazione contro le scelte scellerate del Comune.
In un comunicato gli abitanti del quartiere denunciano che il progetto, nato come “ La Città dei giovani,” si sia trasformato in una grande operazione immobiliare privata che interessa un’area del centro storico, destinata ad avere un enorme impatto sui quartieri del Quadrante sud di Roma e su un territorio densamente popolato e privo di aree verdi.
Sugli ex Mercati Generali Roma paga decenni di ritardi, rinvii e immobilismo. E’ una ferita nel cuore della città che va affrontata e sanata con una riqualificazione vera: spazi per i giovani, spazi culturali, formativi, e soprattutto un rapporto pubblico e privato improntato alla massima trasparenza mirata a combattere ogni forma di speculazione, Per Non Morire di rendita.