Anche per questo lo sgombero del Leoncavallo è una lettera di minaccia spedita da governo all’indirizzo di chi dissente. Meloni parla di «zone franche» intollerabili ma è sotto gli occhi di tutti, anche dei funzionari della questura, che l’operazione di ieri mattina arriva proprio nei giorni in cui la trattativa per lo spostamento del centro sociale era in corso. Siamo di fronte a una prova di forza contro un soggetto politico dichiarato nemico, non a una forma di ripristino della legalità. Da mesi un movimento vasto e plurale ha saputo coinvolgere ampi settori della società civile e smuovere le opposizioni parlamentari per denunciare la torsione autoritaria impressa dall’esecutivo nel nome della «sicurezza».
Del resto, non è difficile cogliere le ragioni per le quali la presidente del Consiglio vede i centri sociali come fumo negli occhi: dovete figurarvi questa donna cresciuta coi suoi camerati negli anni in cui le occupazioni attiravano pezzi interi di società e accoglievano migliaia di persone, il tutto mentre la destra postfascista viveva in ghetti accerchiati e minoritari. Al punto che hanno avuto bisogno di salire sul predellino televisivo di Berlusconi per essere cooptati nei palazzi del potere senza passare per alcuna forma di egemonia. Ce ne accorgiamo dai goffi tentativi di costruire una cultura nazionale e con le violente manovre di lottizzazione delle postazioni di potere volte anche a colonizzare l’immaginario. (Dal Manifesto di oggi – Giuliano Santoro).
La cultura della cattiveria è l’unico seme che possiedono, quelle piante carnivore si stanno nutrendo dei nostri figli, non conoscono nè il sole nè la luce, la sola acqua che usano è quella che rubano dai nostri occhi. La voce ed il profumo della vita non attraversano il loro sguardo putrido ma volano alto per disegnare nuovi e luminosi arcobaleni.
Ora e sempre Resistenza