Una generazione ancora non nata

E trascorso quasi un anno dalle parole contro la finanziarizzazione della guerra pronunciate da Maurizio Agazzi, uno dei padri della previdenza integrativa italiana.

“Io credo che ogni tipo di finanziamento diretto o indiretto alle guerre in ogni parte del mondo sia contrario alla missione dei fondi pensione lo sia in modo diretto perché indebolisce sia chi è nella fase di accumulo che chi si trova o troverà a percepire una prestazione pensionistica”.

Se ne parla? Si riflette? È nell’agenda di qualche fondo o parte istitutiva? 

Ci prova Ezio Cigna, responsabile Politiche previdenziali Cgil nazionale che afferma in modo perentorio la contrarietà all’utilizzo di fondi pensione e risparmi previdenziali per sostenere l’industria bellica. Aggiunge Cigna: che “L’Esg non può includere la difesa e nemmeno la guerra. È un paradosso inaccettabile sostenere che le armi difendano la democrazia, mentre minano la coesione sociale e deviano risorse pubbliche da sanità, istruzione e welfare”.

Parole finalmente chiare, vedremo quanti saranno in grado di raccoglierle, ma soprattutto di seminarle.

In un precedente post di SriReset abbiamo citato le vicende del Pensioenfonds Detailhandel, il fondo pensione olandese dei lavoratori del commercio al dettaglio (30 miliardi di asset) che lo scorso anno ha dato il via ad un dialogo partecipante (deelnemersdialog) con un campione scelto tra i suoi membri sulla propria politica di sostenibilità proprio sui temi della guerra.

Nessuno pare ricordare che il 22 marzo 2018 fu presentato dopo una consultazione pubblica durata  un anno il Rapporto finale sul Piano d’Azione della finanza sostenibile da parte del Gruppo di esperti di alto livello costituito da 20 rappresentanti di attori dell’industria finanziaria, del mondo accademico e della società civile.

Vale oggi rileggere quanto ribadito dal rapporto a pagina 74 di quel Report Finale dove si raccomanda che i fondi pensione dovrebbero consultare i beneficiari sulle loro preferenze in materia di sostenibilità e integrarle nella loro strategia di investimento.

Parole  che oggi sono state sostituite nel quotidiano dibattito dal piano ReArm Europe, promosso dalla Commissione europea che prevede 800 miliardi di euro destinati al comparto della difesa, di cui una parte significativa proveniente dai bilanci nazionali e dai risparmi privati dei cittadini.

Noi invece ci vogliamo testardamente augurare la nascita di nuovi progetti di partecipazione all’industria finanziaria. I lavoratori risparmiatori aderenti ai fondi pensione hanno sempre più diritto di conoscere e condividere ma anche di indirizzare le opzioni di sviluppo e di impegno a lungo termine.

Per i soggetti istitutivi della previdenza integrativa, sindacati ed azienda, è arrivato il momento di cedere le leve del comando alle nuove generazioni ed alle sensibilità inedite che ormai muovono e contaminano milioni di giovani del nostro pianeta.

 

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Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
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