Sumud EDUFIN

Con il termine educazione finanziaria si apre e si chiude subito dopo uno dei capitoli più inquietanti del disagio culturale che percorre tutti gli strati generazionali di cui è composta la nostra società. Quasi che la non padronanza della grammatica economico finanziaria faccia da velo al vero vulnus che permea un vero e proprio disordine comportamentale, figlio di una legge morale oramai tagliata a fette e quasi irriconoscibile. Abbiamo ancora davanti ai nostri occhi la mozione 1/00532 del 15 gennaio 2026 presentata dal campo largo a firma di Chiara Braga avente per oggetto una serie di proposte che cercavano di andare oltre il ricatto dell’età fino a spingersi a condannare l’adesione forzata ai fondi pensione. Si avete capito bene: versus la previdenza integrativa!

Il punto 3 recita testualmente “il sistema previdenziale pubblico costituisce un presidio irrinunciabile di civiltà, uguaglianza e giustizia sociale sancito dall’articolo 38 della Costituzione e deve essere tutelato e rafforzato, scongiurando tutte quelle iniziative che tendono a minarne la solidità finanziaria e la credibilità sociale, favorendo surrettiziamente il trasferimento dei risparmi previdenziali dei lavoratori verso i gruppi finanziari privati

Preliminarmente osserviamo che non esistono industrie buone e cattive ma semplicemente aziende amministrate in modo sano e sostenibile oppure altre gestite in modo opaco e insostenibile. Demonizzare l’industria finanziaria nonostante la presenza di soggetti sociali istitutivi e responsabili è quantomeno miope e irrispettoso, non fosse altro per quel lungo percorso istitutivo che ha coinvolto in un faticoso cammino larga parte del movimento sindacale e politico da quasi mezzo secolo a questa parte.

Oltretutto tale posizione offre la sponda alle incursioni di questo Governo che solo la settimana scorsa affermava per bocca della Presidente del Consiglio la volontà di rafforzare i meccanismi già introdotti per accrescere gli investimenti dei fondi pensioni nell’economia reale italiana chiosando “che evidentemente qualcosa non funziona se è vero che ci sono 260 miliardi raccolti dagli italiani dei quali 40 miliardi solamente sono investiti in Italia”.

Il risultato è questa confusione dei ruoli e delle strategie di lungo termine che finisce per consegnare il risparmio frutto dal lavoro nelle mani sbagliate!

Ad esempio l’idea di disarmare la finanza pubblica e privata ed evitare di trasformarla in una pericolosa leva strategica per una nuova economia di guerra lanciata dalla CGIL quest’estate sembra già sparita dai radar.

Eppure oggi mentre la politica italiana ed europea si interroga verso quali forme ispirarsi per le nuove sanzioni allo Stato d’Israele dopo le ennesime infamie, di cui sarà quasi impossibile parlarne perfino sui libri di scuola, sarebbe invece  bastato solo alzare un po’ lo sguardo su quanto sta già comunque già accadendo sul territorio europeo.

C’è un’altra flottilla finanziaria che è salpata in primavera dai paesi scandinavi.

Ha cominciato il fondo sovrano norvegese, Oslo che ha escluso le cinque banche israeliane dopo un lungo processo di valutazione che ha coinvolto comitato etico e consiglio d’amministrazione. Le stesse decisioni hanno riguardato anche l’americana Caterpillar che ha venduto a Israele i bulldozer per spianare Gaza. Successivamente l’AkademikerPension, che paga le pensioni agli insegnanti danesi, ha dichiarato di escludere dal proprio portafoglio i titoli di Stato israeliani e le società controllate dal governo di Tel Aviv. Motivo? La guerra a Gaza e l’espansione degli insediamenti israeliani in Cisgiordania. Il fondo, badate bene, gestisce l’equivalente di 25 miliardi di dollari.

Cosa aspettano i Sindacati italiani che determinano la governance di gran parte del mondo della previdenza complementare ad unirsi alla flottilla europea e restituire al termine educazione finanziaria il valore della resistenza, della perseveranza e della fermezza?

Mentre scriviamo abbiamo raccolto un comunicato stampa proveniente dall’ICE-Agenzia per la promozione all’estero e l’internazionalizzazione delle imprese italiane è l’organismo attraverso cui il Governo favorisce il consolidamento e lo sviluppo economico-commerciale delle nostre imprese sui mercati esteri.

LE STRATEGIE DEI FONDI PENSIONE SPINGONO LO SHEKEL A LIVELLI RECORD

La valuta israeliana continua a rafforzarsi rispetto al dollaro, superando al ribasso la soglia dei 2,94 NIS/$, grazie a un massiccio cambio di rotta delle istituzioni finanziarie locali. Tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, i grandi fondi di investimento hanno venduto oltre 23 miliardi di dollari, riducendo drasticamente l’esposizione valutaria nei loro portafogli. Questo fenomeno di “hedging” (copertura) nasce dalla necessità di proteggere i risparmiatori mentre i mercati globali crescono: investendo all’estero, i gestori vendono dollari per mantenere i rendimenti legati alla valuta locale. Se da un lato questa manovra tutela le pensioni, dall’altro mette in crisi gli esportatori, che vedono i ricavi esteri ridursi a fronte di costi interni crescenti. Nonostante le pressioni dell’industria per un taglio dei tassi, l’istituto centrale resta cauto, monitorando l’inflazione e la stabilità geopolitica. La forza dello shekel riflette così un paradosso: un’economia solida e mercati esteri brillanti che finiscono per penalizzare il settore manifatturiero locale. (ICE TEL AVIV)

Fonte notizia: globes

Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
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