di Ugo Balzametti

Il colonialismo esiste ancora?
L’intelligenza artificiale (IA), seppure non nata nel contesto militare, sta rapidamente diventando sempre più uno strumento da uso bellico, soprattutto in un contesto globale sempre più caldo come quello che stiamo vivendo. Strumento che, per quanto stia trasformando il carattere della guerra, con il suo impiego, ben potrebbe rivelarsi destabilizzante nel prossimo futuro.
La crescente autonomia delle tecnologie militari con l’integrazione dell’IA, e i costi umani che ne derivano, ha posto l’ esercito israeliano di fronte ad una sfida significativa: bilanciare l’efficienza e la precisione dell’IA con il rispetto dei diritti umani.
In questo contesto Gaza funge da laboratorio per perfezionare armi di IA destinate ad un mercato globale in forte espansione. L’offensiva israeliana, in risposta all’attacco del 7 ottobre 2023, rappresenta il primo impiego esplicito dell’IA come strumento di guerra
Lo scontro militare in atto nella Striscia rappresenta l ’ennesimo colpo di coda dello sviluppo coloniale, che di fatto ha relegato Gaza “in una prigione a cielo aperto “ in cui le condizioni di vita sono terribili, disumane, mentre territori della Cisgiordania, progressivamente e in modo quasi silenzioso, vengono annessi a Israele.
Nell’era digitale, il colonialismo si afferma non solo con l’occupazione fisica dei territori e il controllo delle risorse naturali, ma anche attraverso il dominio delle infrastrutture tecnologiche, delle informazioni, delle piattaforme che gestiscono online la vita di miliardi di persone.
Il continente africano è diventato il terreno preferito di caccia delle grandi aziende tecnologiche che, in una logica oligopolista, controllano le infrastrutture hardware, si appropriano delle informazioni che sono definite il “ il nuovo petrolio” e le monetizzano sui mercati finanziari..
Il colonialismo non è morto, ha solo cambiato pelle, trasformandosi in qualcosa di più sottile, ma non meno pervasivo.
L’intelligenza artificiale, nuova sfida militare
Le macchine intelligenti ideate e sviluppate in ambito civile, mostrano tutta la loro straordinaria duttilità anche nel campo militare, e stanno diventando uno dei principali vettori di cambiamento delle economie contemporanee.
L’utilizzo diffuso della IA in ambito militare, ripropone in maniera rilevante il tema della protezione dei civili non combattenti, garantita dal Diritto Internazionale.
Gli attuali teatri di guerra, a partire dal conflitto in Ucraina e da quello israelo-palestinese, vengono come veri e propri laboratori tecnologici, dove si sperimentano tutte le potenzialità d’impiego delle macchine intelligenti in forza agli eserciti.
L’idea che un sistema di intelligenza artificiale possa contribuire alla pianificazione di un attacco militare, fino a pochi anni fa era considerata fantascienza. Oggi la realtà tecnologica supera la fantascienza, e diventa essa stessa qualcosa molto più difficile da ignorare.
Se da un lato gli scienziati sono alla ricerca affannosa di una macchina che possa sostituire pienamente l’intelligenza umana, dall’altro siamo sempre più convinti che la tecnologia non è neutra: porta con sé valori, potere e interessi economici di chi opera dietro queste macchine,, di chi le programma, di chi le gestisce.
L’offensiva israeliana a Gaza, in risposta all’attacco del 7 ottobre 2023 , ha visto per la prima volta l’impiego esplicito dell’IA come strumento di guerra, quando ancora era in produzione, e ha prodotto effetti devastanti: 70.000 morti, di cui 2/3 donne e bambini, insieme a un territorio ridotto a macerie
Nel corso degli ultimi anni sono state sperimentate nei scontri bellici nuove generazioni di macchine digitali che, grazie a computer potentissimi, possono raccogliere e analizzare informazioni in tempo reale, assolutamente fuori dalla capacità umana.
Dietro le quinte dei conflitti moderni, operano server farm che sembrano più simili a data center di grandi aziende tech che a strutture militari, trasformando radicalmente il modo in cui vengono prese le decisioni strategiche sul terreno di guerra..
Di conseguenza si è modificato profondamente il significato stesso del termine “guerra” per come era stato inteso fino a10 anni fa, e nello stesso tempo si sono modificate le catene di comando delle strutture che utilizzano queste micidiali macchine.
Allora gli analisti militari passavano giorni interi a studiare fotografie satellitari, intercettazioni telefoniche, rapporti di intelligence, movimenti logistici, comunicazioni radio. Riunioni infinite, report incrociati, analisi manuale di una quantità di informazioni, spesso inutilizzabili. (da Difesa online)
La crescente centralità degli ingegneri e tecnologi, a discapito degli analisti tradizionali, ha modificato il modus operandi dell’esercito, dando maggiore enfasi alle soluzioni tecnologiche rispetto all’esperienza umana.
Infatti nonostante la velocità delle elaborazioni dei tecnici, potevano stimare solo “il 5% delle informazioni raccolte”. Al contrario ora gli strumenti dotati di intelligenza artificiale effettuano le analisi in tempi infinitesimali..
E’ stato calcolato, inoltre che solo il 20% del personale militare è coinvolto direttamente nei combattimenti, il restante 80% svolge ruoli di supporto e di analisi delle informazioni elaborate dalle macchine digitali.
Pertanto, se da una parte Israele è stata la prima nazione ad effettuare test strumentali di IA in tempo reale, mostrando come questi strumenti possono essere fondamentali durante un conflitto, dall’altra emergono limiti che, possono produrre effetti sconvolgenti.
L’evoluzione dell’IA si è trasformata in un allettante business per le Big Tech che gestiscono le piattaforme tecnologiche, ma nello stesso tempo sono lievitate le spese militari di tutte le potenze occidentali.
ll carico militare globale, ovvero la spesa in rapporto al Pil, è salito al 2,5%, toccando il livello più alto dal 2009. I Paesi con la spesa più elevata- Stati Uniti, Cina e Russia, hanno investito complessivamente 1.480 miliardi di dollari, coprendo il 51% del totale mondiale. (Fonte SIPRI Stockolm International Paece Researche Insitute)
La spesa militare è diminuita negli Stati Uniti, con un incremento annuo solo del 2,9% rispetto al 9% , ma è aumentata del 14% in Europa e dell’8,1% in Asia e Oceania. Gli analisti prevedono però una rapida risalita della spesa statunitense, ben oltre i mille miliardi e vicina ai 1.500 già nel 2026.
La Russia ha incrementato la spesa del 5.9% arrivando a 190 miliardi di dollari (7,5 del PIL). Secondo Sipri, la spesa militare ha rappresentato il 20% della spesa pubblica, il livello più alto mai registrato.
Sipri segnala inoltre, la crescente opacità del bilancio della difesa di Mosca, poichè ha continuato ad aumentare la spesa per la difesa che è passata, nonostante sanzioni e pressioni economiche, dal 73% nel 2024 a circa il 79% nel 2025.
Pechino ha raggiunto invece il totale di 336 miliardi di dollari (+7,4) per il 31° anno consecutivo di crescita ininterrotta.: la Cina rappresenta ormai il 12% della spesa militare mondiale. insieme questi tre Stati, USA, Russia e Cina, assorbono quasi il 60% dell’intera spesa militare del pianeta.
La spesa militare mondiale ha raggiunto nel 2025 un nuovo record storico: 2887 miliardi di dollari, con un aumento del 2,9%.in termini reali rispetto al 2024.
E’ l’Europa il continente che ha maggiormente contribuito alla corsa al riarmo nel 2025 con un aumento del 14% della propria spesa militare. I fondi per eserciti ed armamenti in Europa centrale e occidentale crescono del 16%, trainati da aumenti da aumenti massicci in molti Paesi: la Germania con ben 114 miliardi di spesa +24% ,la Polonia, +23% la Spagna + 50%.
L’Italia non fa eccezione: con un aumento del 20%. Il nostro Paese è tra i principali contributori della spirale militare europea ( Fonte SIPRI) (istituto Internazionale di Ricerche sulla Pace di Stoccolma).
In compenso l’Italia è al sesto posto come esportatori di armi all’estero, ed il terso fornitore a Israele, dopo Usa e Germania. Secondo SIPRI nel periodo 2020-2024, l’Italia ha rappresentatol’1% delle esportazioni israeliane di armi pesanti, ed è partener del programma F-35 (fonte SIPRI)
USA e Cina guidano la corsa agli armamenti tecnologici senza precedenti. L’UE, consapevole delle sfide legate alla frammentazione e al ritardo competitivo, punta a costruire una difesa autonoma e innovativa attraverso l’integrazione
In un contesto internazionale sempre più instabile, il controllo dell’IA sarà decisivo per definire gli equilibri di potere nel XXI secolo.
“il report” +972” magazine
Non si vedeva una campagna così efferata contro la Palestina dalla Nakba del 1948. Ma negli attacchi dell’attuale scontro israelo-palestinese, una serie di fattori hanno meso in evidenza una inumanità senza precedenti: allentamento dei protocolli per limitare le morti di civili, autorizzazione, da parte dei comandi israeliani, a colpire obiettivi non militari, l’uso di IA per generare un maggior numero di bersagli, hanno contribuito a rendere “l’Operazione “ Spada d’acciaio”, tra bombardamenti a tappeto più mortali di sempre.
In questo contesto dove rabbia e dolore si sommano, c’è un giornale indipendente realizzato in collaborazione fra reporter israeliani e palestinesi che rappresenta una vera eccezione, ma soprattutto è una voce di speranza.
Quattro giornalisti nell’estate 2010 si incontrano a Tel Aviv e scoprono la comune inquietudine per il modo distorto di come viene rappresentata dall’informazione mainstream internazionale, la realtà del conflitto ebreo-palestinese..
In questo contesto israeliani e palestinesi hanno in comune almeno una cosa: il prefisso telefonico internazionale dei due Paesi . Questa scelta è’ stata un’intelligente provocazione chesta a significare come sia possibile una pacifica convivenza tra israeliani e palestinesi, in una terra contesa da anni dai due popoli, chiamandola, appunto + 972.
Successivamente si è aggiunta la versione gemella in lingua ebraica dal titolo Local Call, che “non è solo una semplice traduzione in ebraico di + 972, ma, oltre agli articoli in comune, si è specializzata nell’analisi di problematiche inerenti le dinamiche della società israeliana.
Meron Rapoport, ebreo, è uno degli editorialisti più noti del magazine, oltre ad essere anche direttore della rivista Local Call, insieme alla direttrice Ghousoon Bishrat, palestinese con cittadinanza israeliana, che è la direttrice di+ 972.
“ Nei primi anni, sottolinea la direttrice, abbiamo trattato soprattutto quelle esperienze che mostravano la possibilità di coesistenza in pace tra i due popoli, ma anche il carattere aggressivo e violento dell’occupazione militare israeliana della Striscia di Gaza e dei coloni.
Local Call non ha certamente i numeri della sorella maggiore, che è diventata un punto di riferimento essenziale per i giornalisti europei ed occidentali che vogliono capire di più sul conflitto israelo-palestinese”, ed ha una buona diffusione anche negli ambienti palestinesi:”
+ 972, è rivista on line che si è ritagliata uno spazio non tanto per il suo successo pubblico, quanto per l’audace scommessa di: ”raccontare la realtà dal basso, con uno sguardo che nega ogni spartiacque ideologico, ma che soprattutto si da voce ad una generazione che rifiuta i luoghi comuni e i modelli i di vita conformisti ”. (dal rapporto No Other Land) .
La redazione permanente è formata da poco più di 10 giornalisti professionisti, ma la rete dei collaboratori è molto più ampi, e vede corrispondenti anche da diverse città e capitali estere”.
Il progetto è una sfida editoriale¸ è un atto di resistenza politica e culturale che nasce grazie all’impegno svolto da una rete orizzontale di attivisti, in un territorio dove il modo tradizionale di fare giornalismo, spesso piegato a logiche di potere, ha lasciato spazio, invece, ad una collaborazione libera e partecipata.
I temi che il Magazin affronta sono tanto militari quanto esistenziali: dalla lotta contro la “cacciata” dei palestinesi dai quartieri di Gerusalemme, alla critica degli abusi compiuti da gruppi di coloni israeliani.
Inoltre vengono sostenute iniziative culturali e artistiche come forma di “resistenza sotterranea” che, come è possibile leggere nei loro articoli, non raccontano solo fatti, ma cercano di creare un terreno di dialogo e di coesistenza, spesso in ambienti sociali divisi da tensioni che sembrano irreparabili.
E’ proprio questa capacità di trasformare la cronaca in un racconto umano, pieno di dubbi, di preoccupazioni, di contraddizioni, a distinguere + 972 da qualsiasi altra testata.
Qui la politica si fa narrazione partecipata, che si batte per un’informazione che sia strumento di trasformazione, e non strumento di propaganda. Dal 7 ottobre2023 sono morti più di 300 giornalisti.
Anche la scelta linguistica è già di per sé una sfida culturale radicale, poiché significa prendersi la responsabilità di raccontare una realtà di oppressione e di conflitto ad un lettore lontano, con il rischio che ne fraintenda i contenuti.
Nonostante Israele si consideri uno Stato democratico, viene previsto per legge che tutti gli articoli, che riguardino l’esercito e la sicurezza nazionale, debbano passare per il vaglio di un organo militare che spesso ordina di riscrivere i testi o eliminarli del tutto.
Insieme a Local Call (testata sorella in ebraico) e pochissimi altri giornali indipendenti, +972 è una voce “fuori dal coro” con un approccio che previlegia il dissenso e la critica, anche a costo di entrare in rotta di collisione con le posizioni ufficiali del governo o dell’esercito.
Di recente i soldati israeliani che vogliono mantenere l’anonimato, hanno denunciato, al giornalista d +972, che l’IDF occulta la verità sulla guerra, garantendo veline solo a giornalisti ben “selezionati”.
I conflitti sono da sempre anche guerra di propaganda, in ebraico è chiamato Habsora e negli ultimi vent’anni è stata organizzata una rete ufficiale, dove sono impegnati attivisti legati a organizzazioni sioniste e della società civile, sostenuti direttamente o indirettamente dal governo, con l’obiettivo di negare qualsiasi atto repressivo dell’esercito o “danni collaterali” procurati con l’eccidio di migliaia di civili.
Nel contempo si sta verificando un nuovo fenomeno. All’interno delle università sono state create le cosiddette world rooms (stanze internazionali) in cui gli studenti israeliani parlano con altri studenti stranieri, per far si che questi veicolino informazioni sui loro social media in diverse lingue, per diffondere le veline del governo.
Sottolinea Haggai Matar direttore di + 972 “ la stampa di regime ha realizzato un vero e proprio connubio tra media ufficiali e quelli mainstrem, con programmi propri, con propri massaggi, con proprie notizie, spesso poco verosimili, per usare un eufemismo
Quello che è avvenuto e sta avvenendo nella Striscia di Gaza dopo il 7 ottobre2023, non è stato mai raccontato in modo esauriente e veritiero. E’ da quella data che i media israeliani non mostrano le stragi compiute a Gaza dall’IDF (Isreal Defense Forces) .
Le immagini di morte, di bambini che muoiono per fame o per l’ assenza dei medicinali, non arrivano al pubblico israeliano, non vengono trasmesse.
Ancora oggi i cittadini israeliani non riescono a comprendere il motivo reale del perchè i palestinesi abbiano un atteggiamento così ostile nei loro confronti. Le immagini di morte e delle distruzioni di massa, con i palestinesi ridotti alla fame, senza aiuti, senza medicine, non arrivano al pubblico israeliano.
Naturalmente tutto ciò non significa trovare giustificazioni per le atrocità commesse da Hamas, ma non avendo strumenti conoscitivi esaustivi da parte dei mezzi d’informazione israeliani, è opinione corrente che coloro che criticano la politica del governo di Tel Aviv o richiedono la cessazione delle ostilità, vengono tacciati di antisemitismo o di tradimento nei confronti di Israele.
20 secondi per morire, decide la macchina
L’offensiva israeliana in risposta all’attacco del 7 ottobre 2023, come abbiamo detto, rappresenta il primo utilizzo esplicito dell’Intelligenza artificiale, come strumento di guerra.
Ampio eco hanno avuto due importanti inchieste: quella sul protocollo “ Hannibale” ( la contestata procedura che consentirebbe il “fuoco amico” nel caso del rischio di rapimento di ostaggi), e quella relativa alla piattaforma digitale “Lavender” (un’applicazione di intelligenza artificiale civili in dotazione all’esercito israeliano) che sarebbe responsabile dell’alto numero di vittime a Gaza.
Ma la notorietà è divenuta mondiale quando i due redattori di punta di + 972, il palestinese Base Adra e l’israeliano Yuval Abraham, hanno realizzato il docfilm “No other land)”, sulla sistematica distruzione delle case palestinesi nel villaggio di Masafer Yatta, che si è aggiudicato a Hollywood nel 2025 il premio Oscar per il migliore documentario straniero
“No other land” è un documento terribile, afferma Rapoport direttore di Local Call, ed è un peccato che agli israeliani non sia consentito di poterlo vedere. “E questo la dice lunga sul livello raggiunto dalla libertà di informazione in questo paese”.
L’inchiesta, si basa sulle rivelazioni inedite di sei ufficiali di intelligence israeliani, sotto anonimato, che hanno servito nell’esercito durante l’attuale conflitto e hanno usato direttamente il sitema di IA per generare obiettivi da colpire.
+972 è l’unico sito web che copre sistematicamente quello che avviene nei Territori occupati, e questa è una sfida è molto ambiziosa perchè si vogliono offrire fonti d’informazione il più possibili corrette, sia per il pubblico internazionale, sia per quello israeliano.
L’efficacia della strategia israeliana si basa su un insieme di piattaforme di IA interconnesse, ciascuna con un suo ruolo specifico, ma complementare all’interno della catena di comando israeliana.
Habsora : ( il Vangelo) è un software di apprendimento automatico, che costruito sulla base di centinaia di algoritmi predittivi, cioè anticipano gli eventi futuri basandosi su modelli matematici e dati storici, trasformandoli in previsioni utili per prendere decisioni strategiche, ed è in grado di determinare le possibili coordinate di tunnel, o silos di razzi costruiti da Hamas
Questo sistema di IA è stato progettato anche per generare bersagli infrastrutturali, come edifici e locali che si presume siano utilizzati da militanti. Ha permesso di aumentare drasticamente il ritmo di produzione dei bersagli da circa 50 l’anno a 100 al giorno.
Nella guerra moderna prevale chi prende decisioni migliori e più veloci rispetto all’avversario, sfruttando in tempo reale i dati che provengono dal campo di battaglia.
Lavender: è un date base potenziato dall’IA che ricerca le immagini di individui sospettati, assegnando un punteggio da 1 a 100 in base alla probabilità sospetta di affiliazione con Hamas o con la Jihad palestinese. .
Tale software si va ad aggiungere al già conosciuto The Gospel, con una fondamentale differenza: se The Gospel identifica obiettivi militari intesi come beni, Lavender, invece, viene utilizzato con scopo di identificare individui potenzialmente affiliati ad Hamas.
Durante un conflitto, i sistemi possono produrre danni diretti alle persone, principalmente in due modi : scambiando un civile per un obiettivo legittimo, o fallendo nel riconoscere la presenza di civili in un’area di attacco.
Gettati in pasto all’IA, molti dati raccolti nell’arco di decenni da intercettazioni: chat e telefoni, a filmati satellitari, vengono rielaborati per definire nuovi obiettivi militari. Finora sono stati identificati circa 37.000 palestinesi come potenziali bersagli.
In questi casi il concetto di danno collaterale nella Striscia è stato completamente superato, spiega Rapoport. Israele ha una capacità pervasiva di sorveglianza dei 2,2 milioni di abitanti di Gaza e degli oltre 3 milioni della Cisgiordania, frutto di un controllo decennale di massa. L’esercito sa tutto di loro.
L’uso del sistema Lavender è stato ampiamente approvato dall’ IDF, dopo che un controllo a campione ha indicato un tasso di precisione del 90%.
Un target ogni 20 secondi. E’. Il tempo per verificare sulla “lista di morte” che il bersaglio proposto dal computer sia un uomo e non una donna, per poi dare “il timbro di approvazione. Così funziona il sistema basato su IA sviluppato dall’esercito israeliano. Lo ha svelato + 972 Magazin e Local Call.
Lavender non è stato programmato contemplando i diritti civili che si trovano in aree di conflitto. Anzi, sembra che sia stato creato esclusivamente per annientare obiettivi che corrispondono a determinate caratteristiche, lasciando prendere all’algoritmo la “decisione” di dove colpire
Partendo da informazioni “etichettate” su soggetti ritenuti ostili , l’algoritmo cerca connessioni nella popolazione e li utilizza per identificare nuovi uomini sospetti.
In un Paese che considera tutti i palestinesi potenziali terroristi, però, gli obiettivi militari sono fortemente soggetti a pregiudizi, con conseguenze letali di massa.
L’efficienza dei sistemi di IA è innegabile, ma i costi umani legati all’automazione del processo decisionale, come sottolineavano alcuni ufficiali dell’IDF nelle loro interviste, sono stati segnati da un cambiamento notevole nella valutazione del rapporto tra vittime civili e obiettivi nemici.
Mentre fino al 2014 si considerava accettabile un rapporto di circa un civile ucciso per ogni obiettivo militare di alto livello individuato, oggi secondo i cronisti di + 972, la media è arrivata fino anche a 20 civili uccisi per ogni combattente anche di basso rango neutralizzato.
“Where’s Daddy”: un sistema di tracciamento utilizzato per monitorare gli individui identificati da sistemi Lavender, specificamente per determinare quando sono entrati nelle loro case private, momento in cui un attacco viene spesso attivato. Questa pratica aumenta esponenzialmente il rischio per i civili e per le famiglie presenti nell’abitazione.
In una dichiarazione a + 972 e Local Call, il portavoce delle IDF ha negato l’uso dell’intelligenza artificiale per individuare obiettivi, affermando che si tratta semplicemente di “strumenti ausiliari” che assistono gli ufficiali nel processo di incriminazione.
I racconti raccolti da + 972 restituiscono l’idea di una prassi diversa Un ex ufficiale dell’intelligence, intervistato, invece ha spiegato come il sistema Habsora abbia permesso all’esercito di gestire una vera e propria “ fabbrica di omicidi di massa”, in cui l’enfasi è sulla quantità e non sulla qualità.
Diverse fonti militari che hanno parlato con i giornalisti di + 972, coperti dall’anonimato, hanno confermato che l’esercito israeliano dispone di files sulla stragrande maggioranza dei potenziali obietti di Gaza, comprese le abitazioni, e che sono in grado di stabilire il numero di civili che potrebbero essere uccisi in un attacco ad un determinato obiettivo.
Secondo fonti ufficiali, nei primi giorni dell’attacco a Gaza, l’esercito israeliano ha sganciato 6000 bombe sulla Striscia, per un peso di 4000 tonnellate. I media hanno riferito che l’esercito ha spazzato via interi quartieri.
L’IA è diventata il cuore della strategia militare delle forze armate con l’impiego su larga scala di machine learnig che consentono ai computer di analizzare i dati, e fare delle previsioni senza essere esplicitamente programmate.
La velocità nella pianificazione delle operazioni di guerra, è la prima nemica della precisione che i nuovi computer cercano di offrire.
Per mitigare i rischi, il controllo umano è una misura critica da non sottovalutare. Per i sistemi di supporto alle decisioni, è essenziale che gli operatori non diventino dei meri approvatori formali.
Di conseguenza c’è la necessità che le strutture militari adottino anche misure interne, quali la formazion del personale e affrontare seriamente i pregiudizi religiosi, di razza, di genere, per costruire sistemi di governo credibili ed efficaci per l’IA militare.
Gli strumenti di IA ideati all’inizio del loro impiego come supporto, stanno diventando sempre più dominanti nelle scelte strategiche, spesso a scapito del giudizio critico umano.
Il dibattito sull’evoluzione della guerra attraverso l’adozione dell’IA è tutt’altro che unanime, e le opinioni degli esperti si dividono in merito alla direzione che prenderanno i conflitti futuri.
In questo contesto un problema centrale scaturito dall’impiego di queste macchine intelligenti è il progressivo distacco della supervisione umana dal processo decisionale. Gli strumenti di IA ideati all’inizio del loro impiego come supporto, stanno diventando più dominanti nelle scelte strategiche, spesso a scapito del giudizio critico umano
Ne deriva che la rapidità delle trasformazioni tecnologiche supera di gran lunga la capacità di definire nuove regole, dove i costi sociali ed etici cedono il passo all’imperativo dell’efficienza.
Se uccidere non è mai giustificato, il diritto internazionale stabilisce tra i suoi principi fondamentali quelli della proporzionalità e la distinzione tra obiettivi militari e civili. Possiamo dire tranquillamente che Israele non ha rispettato e non rispetta questi principi.
Purtroppo l’etica è sempre più lontana da questa “nuova guerra”, così come è lontano il diritto internazionale, due principi che sono scomparsi con l’avanzare della scienza e delle nuove scoperte, messe al servizio di una forza senza controlli che abbatte ogni limite morale e materiale.
L’uomo per avidità di guadagno si sta affidando a strumenti automatici che stanno in piedi solo grazie alle continue pezze che vengono applicate al lavoro umano, in un inarrestabile processo di espulsione dal mercato del lavoro.
Tuttavia, ridurre la complessità del comportamento umano a percentuali basate su input algoritmi apre la strada a errore catastrofici. L a questione non è tanto se l’IA debba essere utilizzata, ma quali limiti debbano essere posti per garantire un equilibrio tra efficienza tecnologica e responsabilità e rispetto dei valori umani. Come sarà il mondo degli esseri umani quando le decisioni di vita o di morte vengono affidate ad un algoritmo?
PS La prima notizia, mentre stiamo scrivendo, è che tutti noi dovremo ringraziare la FOTILLA perché con le sue azioni permette di non far dimenticare il dramma del popolo palestinese. In questo momento tutte le imbarcazioni della FLfOTILLA sono state bloccate in acque internazionali, dall’IDF israeliano. 29 italiani sono stati fermati . Stiamo assistendo ai trattamenti umilianti riservati dalla polizia israeliana agli attivisti della Global Sumud Flotilla, appena sbarcati nel porto di Ashdod costretti a stare a terra, in ginocchio, con le fascette ai polsi, alla presenza del ministro fascista di Ben-Gvi che irride gli attivisti. La Flotilla ha squarciato il velo dell’ipocrisia, del silenzio e della complicità del nostro governo..
La seconda notizia invece ci dice che a Gaza i sogni continuano a crescere. Tra le macerie lasciate dalla guerra, nascono iniziative che cercano di riportare in vita la cultura. Tra queste c’è la Biblioteca al Ankas, uno spazio che raccogliendo i libri sopravvissuti nelle case e nelle biblioteche.
La Biblioteca diventa un piccolo atto di resistenza e un tentativo di aggrapparsi a ciò che resta della speranza.