Monte Paschi / Unicredit intervista a Stefano Carli segretario generale della Fisac-Cgil

Nonostante questa vicenda riceva dagli organi d’informazione un’attenzione unicamente focalizzata sui temi delle compatibilità economico finanziarie dell’operazione, come Sri Reset apriamo invece un faro sulle  vere  condizioni del lavoro. Per questo, continuando a nuotare in direzione ostinata e contraria, abbiamo incontrato Stefano dentro le rapide di questa difficile risalita. 

Stefano il 24 settembre, giorno dello sciopero dei lavoratori di B.MPS si giocherà una partita decisiva non solo per i destini della banca ma anche per il Sistema Paese. Si ha quasi l’impressione che come per Ita/Alitalia anche il negoziato per la vendita a Unicredit al Sindacato si voglia riservare unicamente il cosiddetto il ruolo del “Morto”. Lo Stato Azionista, proprietario del Monte, sembra come muoversi come uno dei protagonisti della “Stangata”. Con il vostro ultimo comunicato invocate un cartellino rosso per violazione dell’articolo 28 dello Statuto dei Lavoratori (Legge n. 330 del 1970). Cosa Vi ha spinto a questo clamoroso gesto?

Il 24 settembre torniamo, come Lavoratrici e Lavoratori del Gruppo Monte paschi, a scioperare dopo nove anni dall’ultima mobilitazione in un contesto differente ma per lo stesso obiettivo, avere certezze sul nostro futuro e evitare la divisione, il cosiddetto spezzatino, tra ambiti della Banca e, conseguentemente, dei nostri colleghi. Inoltre, reclamiamo come OOSS un ruolo attivo nella trattativa in corso che in questo momento non abbiamo; da circa un anno chiediamo un tavolo di confronto al MEF, azionista di maggioranza della Banca dal 2017 dopo la Ricapitalizzazione Precauzionale, senza avere avuto una risposta. Vogliamo esercitare, nella trattiva in corso tra MEF e UniCredit, il ruolo negoziale che ci compete in rappresentanza degli oltre 21.000 Lavoratori del Gruppo. Per questi motivi abbiamo indetto per venerdì 24 settembre una giornata di sciopero. Stiamo svolgendo, ormai da due settimane e continueremo fino alla data dello sciopero, un percorso assembleare su tutta Italia unitariamente con le altre OOSS e, proprio in questo periodo così complesso, l’azienda ha aperto una serie di procedure da CCNL assolutamente inutili e fuori contesto data la situazione della Banca e, soprattutto, inopportune visto la nostra mobilitazione in corso. Per questo riteniamo che ci siano gli estremi per la denuncia di un comportamento antisindacale e stiamo valutando, sempre unitariamente con le altre sigle sindacali, un’azione nei confronti dell’azienda.

Sul nostro blog abbiamo denunciato da tempo la mancanza di una riflessione sul ruolo che il sistema creditizio dovrebbe svolgere in questo frangente storico dominato dalla pandemia. L’attività creditizia, tutelata costituzionalmente, che riguarda investimenti ad alto moltiplicatore e socialmente ed ecologicamente orientati, dovrebbe essere inserita in un quadro coerente di governo dell’economia. Ti chiedo cosa è mancato finora per far decollare un vero dibattito sul ruolo che lo Stato dovrebbe assumere anche con il contributo di banche pubbliche per il pieno rilancio della nostra economia?

Mi sembra che non ci sia mai stato, almeno recentemente, per preciso volere di tutte le forze politiche, un vero dibattito sul tema del ruolo dello Stato nelle banche e nell’economia in generale. La volontà di non affrontare l’argomento è chiara, nonostante ci siano tutti gli elementi di contesto, vedi la pandemia, e oggettivi, vedi la partecipazione statale in Banca MPS da dover gestire, che avrebbero da una parte giustificato e dall’altra facilitato la discussione. Ma nessuna, tra le forze politiche, lo ha fatto, non cogliendo, tra l’altro, l’occasione  per smentire le accuse di subalternità al mondo della finanza che da alcuni ambienti vengono mosse da tempo. Le banche sono un settore di pubblica utilità e pubblico interesse gestito per la quasi totalità da società private che hanno spesso come azionisti di riferimento fondi di investimento e fondi esteri. E’ un potenziale cortocircuito che avrebbe veramente bisogno di essere analizzato in un dibattito serio e esteso per il bene dell’economia nazionale e del nostro Paese.

Grazie Stefano

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