La Fisac-Cgil epicentro della crisi del Sindacato (quinta ed ultima) – Gli anni’90 e la foresta pietrificata


Con la legge Amato del 1990 il sistema bancario, per anni disegnato come la “foresta pietrificata”, entra in una fase di rivolgimenti radicali: cambia il modo di fare banca, cambia il lavoro in banca. Nelle banche di diritto pubblico e nelle casse di risparmio cambiano soprattutto le regole e gli assetti contrattuali che incidono sulle condizioni di un’ampia parte della categoria.
Anche il settore assicurativo, nello stesso periodo, subisce una profonda trasformazione con la costituzione di grandi gruppi europei, con l’avvento del mercato unico, delle nuove tecnologie, della concorrenza e con nuovi soggetti proprietari.
Cambiano gli assetti aziendali, ma cambiano anche le condizioni culturali e di vita nelle banche e nelle assicurazioni. Al raggiungimento di questi obiettivi danno un contributo decisivo anche le battaglie condotte dalle donne dei Coordinamenti. Vengono introdotte nello Statuto della CGIL prima le quote e poi la Norma Antidiscriminatoria, che verrà estesa anche a tutte le categorie. Gli anni 90 sono anni di grande fervore per le sindacaliste della FISAC. Nel 1991 viene approvata la legge 125, contro le discriminazioni di sesso nei luoghi di lavoro e per le azioni positive.
Nei contratti vengono definite le Commissioni delle Pari opportunità che avviano indagini sulle discriminazioni e sulla collocazione delle lavoratrici nei gradi gerarchici. Le lavoratrici dei nostri settori hanno un problema comune, quello relativo alle carriere, agli avanzamenti professionali ed al differenziale salariale tra uomini e donne per lavori di ugual valore, pari almeno del 25%, con conseguenti versamenti pensionistici più bassi per le lavoratrici.
Dal 1996 al 2000, la FISAC-CGIL vive anni decisivi in cui il gruppo dirigente nazionale ha condotto come protagonista maturo e consapevole questa delicatissima fase di cambiamento. Il settore, completamente disarmato per la mancanza di regole certe e condivise, doveva ridisegnare le ormai vecchie relazioni sindacali, c’era bisogno di “inventare” un ammortizzatore sociale, che nel nostro settore non esisteva, per gestire le complesse e difficili fasi di ristrutturazione. Il IV Congresso dalla FISAC del 1996 definisce, in modo coraggioso e netto, le linee strategiche di questa delicatissima fase sindacale e sociale.
I risultati sono nella storia del nostro sindacato di categoria: il Protocollo d’Intesa sul settore bancario siglato dal governo e dalle parti sociali, la costituzione del Fondo di sostegno al reddito e il Contratto Nazionale che ha sancito l’unicità della categoria, obiettivo perseguito dalla FIDAC-CGIL fin dal 1948.
Anche nel comparto assicurativo, dopo dure lotte e con la mobilitazione di tutta la categoria, vengono siglati decine di Protocolli di intesa con i quali si impediscono i licenziamenti nelle ristrutturazioni e nelle aggregazioni aziendali, salvaguardando lavoro ed occupazione.
Possiamo ben dire che nella grande trasformazione del settore finanziario le lavoratrici ed i lavoratori, insieme alla FISAC-CGIL, non solo hanno garantito la difesa dei loro diritti, ma sono stati protagonisti del cambiamento.

Infine, devo una risposta a coloro che in questi mesi mi hanno chiesto con insistenza preoccupata e affettuosa: cosa farai? Non rifluirò nel privato, non cercherò compensazioni, non andrò alla ricerca di una collocazione. La militanza nella CGIL e nella FISAC è stata per me un atto d’amore consapevole e una passione coinvolgente. I valori, l’identità che le animavano e le connotavano hanno rappresentato la costante della mia formazione e della mia vita. Non intendo rinunciare a tutto ciò come non intendo abdicare a nessuna delle motivazioni ideali e politiche che mi hanno portato, con altre compagne e compagni a sottoscrivere e sostenere il documento congressuale “La CGIL che vogliamo”. A tutti coloro che, con spirito autenticamente protettivo, mi chiedevano di non aderire ad una mozione contrapposta a quella di Epifani e di tener conto della possibilità che potessi essere battuto ho risposto che nella mia adolescenza mio padre amava leggermi una poesia di Kipling, dal titolo If, della quale alcuni versi recitano così: “Se sai guardare in volto il successo e la sconfitta e trattare questi due impostori nello stesso modo; se sai guardare le cose per le quali hai dato la vita, distrutte e sai umiliarti a ricostruirle con i tuoi strumenti ormai logori; se sai fare un’unica pila delle tue vittorie e rischiarle in un colpo solo a testa o croce e perdere e ricominciare dall’inizio senza mai lasciarti sfuggire una sola parola su quello che hai perso; tua è la Terra e tutto quello vi è in essa, ma quel che più conta tu sarai un uomo figlio mio”. A questi versi sono intimamente e indissolubilmente legato. Ai tanti che, pur avendo scelto in modo convinto e attivo il documento di Epifani, sono venuti ad esprimermi il loro accorato rammarico per la conclusione anticipata del mio mandato ricordo le parole di Nicolas Bouvier: “Se non si concede al viaggio il diritto di distruggerci un poco, tanto vale restare a casa”. Alle compagne e ai compagni più giovani, così come ho fatto in tutti i Congressi ai quali ho partecipato, dico: siate liberi nella testa e nel cuore, fuggite dalla bonaccia, cercate sempre il vento dell’ altrove, non considerate l’orizzonte un limite invalicabile, sappiate che dietro le colonne d’Ercole c’è sempre un nuovo mondo da scoprire, ma soprattutto continuate a regalare alla CGIL il vostro tempo, la vostra passione, i vostri ideali, la vostra militanza, il vostro impegno, la vostra anima. Ne vale assolutamente la pena e la mia vita ne è una modesta, ma piena e totale testimonianza.

Ci è sembrato giusto concludere questa rilettura della gloriosa storia della Fisac Cgil proprio con chi ci ha guidato in questo viaggio a ritroso nel tempo.

Il 14 aprile 2010 a Rimini Mimmo concludeva così la sua indimenticabile relazione al VII Congresso della Fisac Cgil.

 

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