Analisi del rischio – I cambiamenti climatici in Italia

 Carlo Levi

Ciascuno di noi, che lo sappia o no, è abituato a vivere quotidianamente con il rischio, a valutarlo e, in qualche modo, a gestirlo. Il rischio fa parte delle nostre vite forse più di quanto non siamo abituati a riconoscere: le polizze assicurative, gli investimenti finanziari, la scelta di una terapia per curare una malattia, la decisione su l’acquisto o l’affitto di un immobile, una nuova offerta di lavoro da accettare o rifiutare, perfino la decisione se prendere o no l’ombrello quando si esce di casa. A vari livelli, tutte queste attività (e molte altre), dai piccoli gesti alle scelte che possono avere ripercussioni a lungo nel tempo, hanno a che fare con il rischio e con un nostro ragionamento ad esso associato che culmina in una decisione, in una scelta tra le diverse possibili. Non sembri strano se, alla luce di queste premesse, la ricerca scientifica sui cambiamenti climatici ha molto a che fare con i rischi, con la complessità con cui siamo soliti descrivere le società contemporanee e con i processi decisionali che si sviluppano a tutti i livelli, da quello individuale, al governo locale, regionale, nazionale e oltre. Quanto più i molteplici aspetti delle società contemporanee si intrecciano, diventano interdipendenti, tanto più la ricerca scientifica gioca un ruolo determinante nel cercare di illuminare tale complessità e di farla emergere di fronte alla conoscenza di chi è chiamato a prendere decisioni collettive. Da una parte, vediamo che la situazione connessa alla pandemia di COVID-19 sta drammaticamente evidenziando come una crisi sanitaria si componga di molteplici dimensioni che, a partire dalla diffusione di un virus pericoloso, coinvolge le strutture sanitarie, la salute delle persone, l’economia e i percorsi di sviluppo, le questioni ambientali e le dinamiche sociali. Dall’altra parte, la ricerca scientifica è chiamata a delineare scenari per gli anni a venire, definire ipotesi diverse di futuro in base alle diverse scelte che si vorranno adottare e, da qui, analizzare le varie ripercussioni sui diversi settori che si ritengono rilevanti per la crescita socio-economica di una comunità e di uno Stato. Quanto appena descritto è esattamente lo sforzo che è stato compiuto per la realizzazione di questo report, i cui contenuti sono il frutto di una intensa collaborazione interdisciplinare. Da uno sguardo sugli scenari futuri nascono valutazioni che approfondiscono diversi settori del tessuto socio-economico del nostro Paese. Sappiamo bene che la regione Mediterranea è un’area chiave dei cambiamenti climatici, un’area in cui i cambiamenti che abbiamo già iniziato a verificare di stagione in stagione, avranno una maggiore intensità nel futuro, con conseguenze diverse per quel che concerne il rischio a queste condizioni associato. Le città, il dissesto geo-idrologico, le risorse idriche, l’agricoltura e gli incendi sono i temi selezionati per analizzare il rischio climatico e fornire una valutazione scientificamente fondata. Il quadro che emerge da questa ricerca multidisciplinare rivela i cambiamenti climatici come un fattore che interviene in maniera trasversale su molti settori. Emergono i temi della complessità, dell’interconnessione multisettoriale, dell’importanza della ricerca avanzata e di come questa possa aiutare a comprendere il modo in cui l’interrelazione tra il sistema climatico e i nostri sistemi socio-economici abbia un impatto molto concreto sulla produttività, sulla sicurezza, sulla salute, sui costi economici e sulle risorse finanziarie che vorremo e sapremo impegnare.

 

Il rapporto realizzato dalla Fondazione Cmcc, Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici, presentato mercoledì 16 settembre è scaricabile qui.

Il report effettua un’analisi integrata del rischio climatico che evidenzia quali sono gli scenari di cambiamento climatico attesi per l’Italia e quali rischi principali ogni scenario potrà determinare in corrispondenza di diversi possibili livelli di riscaldamento globale.

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