Un vaccino contro la Paura

Covid-19: E’ stata negata l’importanza della connessione sociale nella salute mentale Serge Tisseron è uno psichiatra e autore di “Empatia e manipolazione”
La pandemia ci mette di fronte a quattro ansie: la morte fisica, la morte sociale, la morte psicologica e la scomparsa della specie, analizza lo psichiatra, che chiede un migliore sostegno psicologico per chi sente di averne bisogno.
Basteranno le grandi linee del nuovo piano per combattere la diffusione di Covid-19 presentato dal Presidente della Repubblica mercoledì 28 ottobre a disinnescare la negazione della gravità della pandemia che sta imperversando tra molti nostri concittadini? Una negazione che può essere vista nel modo in cui la maschera è spesso ridotta a un accessorio inefficace, e che a volte alimenta affermazioni sulla preminenza dei legami sociali su qualsiasi altra considerazione. Una negazione problematica, certo, ma che purtroppo non fa che rispecchiare un’altra: la negazione dell’importanza dei legami sociali, in particolare dei legami familiari, che sembra essere stata la ragione delle misure di contenimento imposte tra marzo e giugno 2020. Nel marzo 2020 ci siamo trovati brutalmente di fronte a quattro forme di angoscia che raramente si incontrano: l’ansia di morte fisica, con il rischio di contrarre la malattia o di trasmetterla ai nostri cari a nostra insaputa; l’ansia di morte sociale, con l’impossibilità di incontrare persone e minacce al lavoro; l’ansia di morte psicologica, in molte persone incapaci di fare compagnia a se stesse e minacciate dal vuoto mentale a causa della rottura dei soliti legami; e persino l’ansia della scomparsa della specie umana, agitata da alcuni collassologi. Infine, non sottovalutiamo l’impatto dei successivi cambiamenti di opinione del governo, in particolare sulle maschere, e i disaccordi degli scienziati ampiamente esposti nell’arena pubblica. Queste inevitabili ansie, aggravate dall’uso di espressioni maldestre e ansiose come “gesti di barriera” invece di “gesti protettivi” e”allontanamento sociale” invece di “allontanamento fisico”, hanno colpito i tre pilastri dell’identità soggettiva e sociale di molte persone: l’autostima, la certezza di amare e di essere amati, e la capacità di sentirsi riconosciuti e integrati nella propria comunità. Delle misure che hanno influito sull’identità, le conseguenze sono quantificate. Secondo uno studio del gruppo scientifico Epi-Phare, composto dall’Agenzia nazionale per la sicurezza dei medicinali e dal Fondo di assicurazione sanitaria primaria, in sei mesi sono stati somministrati 480.000 trattamenti ipnotici e 1,1 milioni di trattamenti ansiolitici aggiuntivi rispetto alle previsioni, con un aumento rispettivamente del 3% e del 5% del numero di nuovi pazienti trattati per queste patologie. “Per alcuni, il danno alla loro autostima è stato il fatto di scoprire di essere più vulnerabili di quanto pensassero, di non poter più corrispondere ai loro ideali, di dover mettere in discussione tutte le rappresentazioni di se stessi su cui si erano precedentemente costruiti, mentre per altri è stata la colpa di non aver fatto le disposizioni finanziarie che avrebbero permesso loro di proteggere le loro famiglie dal bisogno che ha prevalso. Infine, la distanza fisica ha fatto sì che fossero necessari strumenti digitali per mantenere i legami, e non tutti ne avevano la capacità. “L’angoscia di perdere l’affetto di chi gli sta vicino” è stata alimentata da diversi errori di valutazione da parte del consiglio scientifico. Per molti anziani collocati in istituti specializzati, il fatto che non ricevano più le visite dei loro cari era incomprensibile. Le famiglie che sono state tenute lontane dai loro anziani temevano che questi ultimi avrebbero vissuto la situazione come un abbandono, pensando che i loro figli non li amassero più e che di conseguenza si sarebbero disperati. Il divieto per le famiglie, anche geograficamente vicine, di partecipare ai rituali di lutto, mentre i mercati venivano mantenuti, ha colpito l’immaginazione, e giustamente. È vero che le persone hanno bisogno di mangiare, ma l’uomo è un animale socievole e i legami familiari sono il primo fondamento su cui ognuno costruisce la propria sicurezza interna. Questa negazione dell’importanza dei legami, che ora sappiamo svolgere un ruolo importante nel sistema immunitario, è stata un fattore importante nella disperazione di alcune famiglie, mentre allo stesso tempo molti altri fattori di contaminazione sembravano essere minimizzati, aggiungendo al senso di incomprensione di cui si sentivano vittime. Infine, la pandemia ha causato a molte persone l’ansia di essere tagliati fuori dalla propria comunità: essere tagliati fuori dal proprio gruppo familiare, ma anche dai legami con i colleghi di lavoro, gli amici che appartengono allo stesso gruppo di attivisti o di tempo libero. Per alcuni, quest’angoscia può anche aver preso la forma di essere tagliati fuori dall’umanità attraverso una serie di interruzioni: perdere il lavoro, non essere più in grado di pagare le bollette per la propria casa, cadere nella povertà, e infine perdere il proprio legame con la società. Qualsiasi forma di decadimento sociale, anche se non se ne è responsabile, può dar luogo a sentimenti di colpa e di vergogna che sono devastanti per la vita psicologica e sociale. Il discorso di Emmanuel Macron di mercoledì 28 ottobre dimostra la consapevolezza del problema. Due grandi cambiamenti rispetto al primo periodo di reclusione: la possibilità di visitare i propri anziani nell’Ehpad e la possibilità di partecipare ai funerali dei propri parenti. D’altra parte, sebbene il Presidente abbia chiaramente preso posizione sulla necessità di tenere conto sia della salute dell’economia che della salute del popolo francese, non sembra aver considerato i due aspetti di quest’ultimo, sia fisico che psicologico. Non avremmo dovuto considerare, parallelamente alle misure economiche, la creazione di un paracadute psicologico per le persone che lo desiderano? In altre parole, un sostegno psicologico più facile per tutti coloro che sentono di averne bisogno ma non possono permettersi consulenze private? La questione della salute psicologica dei nostri concittadini è tanto più preoccupante perché l’assassinio di Samuel Paty, seguito dall’attentato perpetrato giovedì 29 ottobre nella Basilica di Notre-Dame a Nizza, ha aumentato notevolmente il clima di insicurezza psicologica. Gli autori di questi atti sono tanto più formidabili in quanto molto difficili da individuare. Tanto che l’impossibilità di evitare totalmente il rischio di infezione si accompagna ora all’ansia di essere vittima di un imprevedibile atto terroristico. La negazione dell’importanza del legame sociale per la salute psicologica, manifestatasi durante tutto il primo periodo di reclusione, sia nelle misure adottate che nel modo in cui sono presentate, ha già avuto effetti disastrosi. Basterà la nuova consapevolezza del Capo dello Stato sull’importanza dei legami per porre fine alle nuove negazioni che minacciano e alle teorie cospirative che alimentano?

Pubblicato su Le Monde il 31.10.20

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