No Omertà Si L E G A L I T A’!

 

Il pomeriggio del 23 maggio 2010 il corteo si muoveva dall’Aula Bunker in direzione dell’Albero Falcone in via Notarbartolo. Migliaia di studenti e di liberi cittadini, come ogni anno, passeggiavano al grido della legalità, danzando e saltando sulle note de “I Cento Passi”, chiedendo giustizia per le vittime innocenti della mafia, ricordando tutti coloro che avevano dato la loro vita per combattere la mafia: Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, Rocco Chinnici, Peppino Impastato, Boris Giuliano…e tanti altri. In questo clima, festoso e positivo, vi erano alcune cose che colpivano gli occhi ingenui dei giovani; camminando si notava che poche erano le persone del luogo che si affacciavano al proprio balcone o alle finestre in genere. Quel pomeriggio faceva caldo, molto. Eppure le imposte delle finestre che davano sulla strada dove passava il corteo erano ‘ermeticamente’ chiuse! I ragazzi, giustamente, si chiedevano come mai era tutto chiuso? Con quel caldo, poi! Sul momento non capirono. Giunti sotto l’albero falcone, alle ore 17.58, si osservò un minuto di silenzio per ricordare l’attentato di Capaci in cui persero la vita Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e gli uomini della sua scorta. Qualche giorno dopo, tornati in classe, i ragazzi iniziarono a riflettere sulla fantastica ed emozionante esperienza vissuta a Palermo. Discussero a lungo su quel particolare che gli aveva colpiti nel corso della marcia. Si ricordarono che, nei vari eventi cui avevano assistito quel giorno, il magistrato Giuseppe Ajala (il quale faceva parte del Pool anti-mafia, nonché uno dei PM del cosiddetto ‘maxi processo’) aveva parlato loro di un comportamento collettivo chiamato ‘omertà’. Ecco ciò che avevano visto: l’omertà. Quelle imposte chiuse ne erano l’esempio calzante. L’omertà è la linfa vitale della illegalità diffuse. Senza omertà non ci sarebbero le mafie, o comunque non ci sarebbe una illegalità cosi presente e viscerale. L’omertà è quel sentimento che non ti fa ammettere i comportamenti sbagliati, non ti fa dire come in realtà stanno le cose, non ti fa ribellare davanti agli imbrogli. La mafia è l’omertà: il comportamento omertoso è un comportamento mafioso. Quando si parla di mafia non bisogna pensare a qualcosa di lontano e collocato geograficamente come si è soliti fare. Evidentemente esistono le organizzazioni mafiose, con una propria gerarchia, una propria struttura, delle regole proprie e anche un territorio di riferimento. La mafia è anche questo, ovviamente, ma non solo. Ci può essere mafia anche senza una vera e propria associazione delinquenziale. Alla fine può essere chiamata mafia anche l’insieme delle relazioni che si intrecciano tra le persone comuni e coloro i quali ricoprono qualche ruolo decisionale con il fine di curare gli interessi di qualche individuo. Ossia, se si va a bussare alla porta di un dirigente o un politico per chiedere di far lavorare un proprio caro, magari raccomandandolo in un concorso o simili, ecco si viene a costituire una relazione mafiosa. Un modo di agire di questo tipo è, evidentemente, un comportamento mafioso. É mafioso il non rispettare le regole: magari si vuole ristrutturare casa, ma non si chiedono le autorizzazioni necessarie. È mafioso favorire qualcuno a dispetto di qualcun altro. Ecco la mafia è anche questo e molto altro! Parlare di mafia è importante se si vuol sperare in una società maggiormente equa e solidale: per perseguire un fine del genere occorre dirimere completamente tutti gli usi e le abitudini della collettività che possono essere chiamati ‘mafiosi’; occorre comunicare e, quindi, far passare il messaggio che non bisogna essere omertosi. Se vi fosse dell’omertà, ossia quel modus agendi che fa sì che non ammetta l’evidenza, in una società che si professa equa e solidale o che, quantomeno, aspiri all’uguaglianza e alla solidarietà, ebbene essa non potrebbe semplicemente esistere perché verrebbero meno alcuni principi fondanti della stessa. Viene da chiedersi, evidentemente, come si può aspirare a eliminare l’omertà? Allora, l’unica strada cui si può pensare è l’istruzione e la formazione dei cittadini. Uno dei precursori di tale strada, la quale attraverso l’istruzione conduce alla legalità, è Don Lorenzo Milani. Lui aspirava, con il suo modo rivoluzionario di insegnare, di far nascere in ogni suo ragazzo una coscienza sociale, un senso di appartenenza alla Repubblica e alle Istituzioni. Per permettere ciò occorre formarsi e informarsi su ciò che accade sviluppando una propria posizione in merito. Non bisogna rimanere indifferenti alla società in cui si vive. Il percorso di formazione può essere paragonato a un ponte che serve ad attraversare il fiume dell’indifferenza e che conduce la società a valori come quelli della Legalità, del Rispetto Sociale, dell’Uguaglianza, della Solidarietà. Tra le tantissime cose dette da Enrico Berlinguer, ve ne è una molto significativa a riguardo: «Se i giovani si organizzano, si impadroniscono di ogni ramo del sapere, e lottano con i lavoratori e gli oppressi non c’è scampo per un vecchio ordine fondato sul privilegio e l’ingiustizia».

                                                                                                                Nicolò James Caricati

Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
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