L’EMERGENZA DELLA FILOSOFIA.

Ci piace oggi ricordare un potentissimo Pasolini, quando in un’opera che sfugge alla sua bibliografia ufficiale, la Divina Mimesis, disse che “l’assenza di significato è già significato”: Ovvero, i dispositivi nullificanti del potere sono quelli più devastanti poiché ci privano della parola, della comunicazione e di quell’operazione fenomenologicamente primaria del dare senso alle cose e alle relazioni.

È la fine, la notte scende all’improvviso come un temporale; restano solo pochi frammenti, e un degno congedo: «Sono passato, così, come un vento dietro gli ultimi muri o prati della città – o come un barbaro disceso per distruggere, e che ha finito col distrarsi a guardare, e a baciare, qualcuno che gli assomigliava – prima di decidersi a tornarsene via».

Un disegno per il volto di una santa, opera che Franco Moro attribuisce a Caravaggio.

 

Perché studiare filosofia proprio adesso? Che ruolo spetta alla filosofia in generale? Cosa ci si può aspettare nella vita se si studia filosofia?

Ecco, queste sono domande solite quando si parla di filosofia. Tuttavia, parlare di filosofia, al giorno d’oggi, in un mondo e in una società in cui le scienze propriamente dette hanno preso il sopravvento, sembrerebbe anacronistico: non lo è! Necessaria si rivela una critica della filosofia: ossia occorre vagliare i limiti entro cui si muove la filosofia stessa.

Per cominciare, quando si affronta una qualunque tematica, quando si discute su di essa, occorre chiarire i confini, i limiti della stessa. Ciò significa che occorre essere tutti d’accordo su cosa la tematica denota. Appunto per questo bisogna chiedersi, in primo luogo, che cos’è la filosofia? Tuttavia, in questo caso si sarebbe costretti ad ammettere che la domanda è mal posta. La domanda più appropiata, invece, è la seguente: cosa si denota con il lemma ‘filosofia’? Una delle definizioni di filosofia più chiare e, forse, condivisibili è quella formulata da Ludwig Wittgenstein nel Tractatus Logico-Philosophicus (1921). Il Tractatus è un testo molto complicato da studiare e comprendere; la sua strutturazione è strana! Ad ogni modo, scrive Wittgenstein:

«4.112 Lo scopo della filosofia è il rischiaramento logico dei pensieri.
La filosofia è non una dottrina, ma un’attività. […]
La filosofia deve chiarire e delimitare nettamente i pensieri che altrimenti sarebbero torbidi e indistinti».

Ecco, la filosofia è un modo di approcciarsi alle problematicità della quotidianità storica cercando di rendere semplici le cose, non complesse (come a volte si pensa facciano i ‘filosofi’). La filosofia è un modo di porsi, un modo di ragionare! Quando si studia filosofia si studia il modo in cui poter analizzare un problema, si studiano le domande che bisogna porsi e a cui occorre dare una risposta! Occorre rintracciare la forma della problematicità per applicare gli strumenti del ragionamento più adatti.

La filosofia, quindi, non è una disciplina in sé, ma un attività. È da tenere, inoltre, presente che il modo d’indagine filosofica si adegua al periodo storico in cui si agisce. A esempio, nel corso del novecento si è cercato, in ambito filosofico, di sviluppare degli strumenti formali e oggettivi proprio per rendere l’analisi delle problematicità un’analisi formale; perché è avvenuto ciò? Come è noto, a cavallo tra XIX e XX secolo, si sviluppò un movimento di pensiero poliedrico chiamato ‘positivismo’. Evidentemente la filosofia non ha potuto esimersi dal ricevere un influenza dal positivismo stesso. L’approccio positivista alla filosofia, sviluppatosi a partire dagli anni 20’/30’ del secolo scorso prende il nome, appunto, di

‘neopositivismo logico’. Tale approccio filosofico sarà poi chiamato, anche, in maniera più generale ,“filosofia analitica”.
In particolare modo, la grande ‘rivoluzione’ messa in atto dalla filosofia analitica riguarda il fatto che per essa il vero ambito d’indagine della filosofia è il linguaggio; i problemi filosofici sono in realtà problemi legati al linguaggio. Quindi risolvere le problematicità legate al linguaggio equivale a risolvere le problematicità filosofiche. Se vogliamo, questo approccio filosofico è, forse, quello più attuale. A esempio, il periodo storico contemporaneo è caratterizzato da un utilizzo intensivo e sproporzionato della comunicazione; la comunicazione è evidentemente un aspetto necessario della socialità umana, ma è anche un modo per manipolare e indirizzare i comportamenti degli uomini, delle ‘masse popolari’. La filosofia, quindi, deve sviluppare delle metodologie intellettive volte all’analisi del linguaggio. Per comprendere le questioni, le dinamiche contemporanee, filosoficamente si deve analizzare il linguaggio: da un punto di vista formale ma anche da un punto di vista semantico, evidentemente.

Alla luce di quanto si può tornare, ora, alle domande che ci si è posti all’inizio. Alla filosofia spetta un ruolo centrale nella società; non è una novità: già Platone e gli antichi Greci assegnavano a essa un ruolo centrale nella gestione della cosa pubblica. La filosofia assume un ruolo centrale perché è una modalità di agire che mette nella posizione di agire in maniera critica, di favorire il formarsi di un’opinione riguardo ai diversi aspetti della società e, soprattutto, la filosofia rende capaci di approcciarsi a qualunque tipo di problematicità! A questo riguardo non vi sono limiti. Studiare la filosofia rende capaci di essere dinamici non statici; la ragione filosofica è dinamica, non statica! Quindi in un mondo in continuo divenire (un divenire incessante e, in particolare modo, veloce rispetto al mutare umano) la filosofia rappresenta un’arma di rilievo. Se si è padroni di essa si riesce a far fronte al cambiamento.

                                 Nicolò James Caricati

Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
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