L’educazione musicale

In questi mesi di lunghe permanenze domestiche forzate, mi sono lasciato attrarre da alcuni blog di contenuti musicali; ho verificato però che la maggior parte di essi è destinata a giovani e giovanissimi che si trovano ad esplorare dall’inizio lo studio di uno strumento, mentre solo alcuni si rivolgono a chi ha già una preparazione sufficientemente avanzata.

In quest’attività di ricerca ho visto distrattamente decine di video di ragazzi e ragazze alle prese con difficoltà tipiche di chi è agli inizi dello studio musicale.

Non mi soffermo sulla parte teorica dello studio, armonia, solfeggio, ecc, ma piuttosto sulla pratica:

imbracciare uno strumento e cavarne delle note.

Personalmente appartengo ad una generazione che ha vissuto l’exploit della chitarra; praticamente ciascuno di noi ha posseduto una chitarra,  e di conseguenza ha sopportato l’impatto anche fisico con questo strumento musicale.

Ho rivisto in quei video i polpastrelli con le vesciche, i dolori articolari al polso sinistro, lo scoramento nel sentire le note uscire incerte, stoppate. Ma questi ragazzi, come noi allora, non mollano, continuano a provare, ad esercitarsi, a chiedere nei forum delle “dritte” per trovare gli accordi giusti, le posizioni sulla tastiera dove l’esecuzione della melodia è più conveniente o ha la sonorità giusta.

Rammento anche alcuni insegnanti di pianoforte che obbligavano gli studenti a tenere sotto le ascelle un piatto per costringerli ad avere le braccia strette e aderenti al corpo; no, non è una pagina presa in prestito da Dickens, era proprio così!

Tornando alla chitarra, va detto che le chitarre da principianti, economiche, erano di una qualità terribile: intonazione approssimativa, per cui lo strumento risultava accordato usando la prima parte della tastiera, ma man mano che si scendeva era sempre più stonato; l’altezza delle corde sulla tastiera, in gergo “azione”, era vertiginosa costringendo il ragazzino a spingere con i polpastrelli la corda stessa fino al dolore fisico.

Eppure…la passione era il motore che trainava la volontà!

Molti poi, hanno scelto l’autodidattica, perché non c’era l’insegnamento della musica moderna, che stava a cuore ai più, ma solo della musica classica, il che prevedeva lunghe e noiose lezioni teoriche e pratiche che fra l’altro non facevano progredire di un centimetro gli studenti interessati alla musica pop o rock, o, Dio ce ne guardi! Jazz.

Certo il “fai da te” è un percorso lungo e disseminato di errori e trabocchetti, ma ha prodotto artisti di grandissimo spessore.

Vi propongo questo video di George Benson in cui esegue On Broadway:

 

A parte la bravura tecnica sia con la chitarra che con la voce, fate caso alla assoluta padronanza del palco; si muove con eleganza, accenna un passo di danza, ammicca al pubblico, strizza l’occhio agli orchestrali.

Un fenomeno!

Beh, George è nato a Pittsburgh nel 1943, e ha cominciato a suonare la chitarra da autodidatta, a 18 anni già suonava con un gruppo affermato di R&B, a 21 aveva il proprio quartetto ed un contratto discografico; il seguito è solo successi, concerti affollati, dischi d’oro e la stima incondizionata di tutto l’ambiente musicale. La sua scuola è stata disseminata nelle migliaia di locali dove si è esibito, il suo Conservatorio è stato il palco!

Tutto questo per arrivare al significato del titolo: l’educazione musicale non si ferma a sterili lezioni didattiche, ma è anche quella che coinvolge ogni individuo che decide di imparare a suonare uno strumento: “sentire” la musica con le orecchie collegate al cuore ed al cervello; superare le difficoltà con la tenacia e l’esercizio; confrontarsi continuamente con chi ne sa di più. E’ un percorso difficile e faticoso, ma educa un ragazzo ad affrontare le sfide della vita con le armi giuste: passione, spirito di sacrificio, apertura mentale, tolleranza, collaborazione.

Oltre 2000 anni fa Platone auspicava che l’insegnamento della musica fosse centrale nelle scuole…

Massimo Rossi

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