La Fisac-Cgil epicentro della crisi del Sindacato

 

Il sindacato dei bancari della Cgil sta vivendo uno dei momenti più critici della sua storia  proprio dentro una pandemia che ha cambiato radicalmente volto alla storia contemporanea.

Abbiamo già scritto su queste pagine parole di esortazione per questo settore nevralgico in grado di determinare i nuovi equilibri economici e sociali nell’era post Covid 19.

Sottolineava infatti, poco tempo fa, Antonio Damiani la mancanza di una riflessione sul ruolo che il sistema creditizio dovrebbe invece svolgere in tale frangente e che unita alle fibrillazioni del vertice del sindacato dei bancari Cgil trasfigura  in un monumento virtuale al vuoto di strategia, pallido esempio di un modello di rappresentanza mutagena di cui soffre tutto il sindacato nel suo complesso.

Mimmo Moccia già Segretario Generale  autore di un’appassionata ricostruzione storica della Fisac-Cgil ci aiuta ad orientarci in questo confuso frangente. 

Oggi ne presentiamo il primo capitolo: La fine del fascismo e la ricostruzione 

Nei mesi successivi al 25 luglio 1943, con la caduta del fascismo, si incomincia a costruire la democrazia. Dopo venti anni di regime, molti ignorano il significato stesso della parola. Nelle aziende bancarie, assicurative e nella Banca d’Italia, le condizioni sono di totale frammentazione. Il ritorno alla democrazia  richiede tempo e gradualità. Come primo passo, nelle zone d’ Italia liberata dalle  truppe anglo-americane – come in Sicilia e a Napoli – e nell’Italia del Nord dove la Resistenza è più forte, si sciolgono gli odiati sindacati fascisti e si ricostituiscono le Commissioni Interne, abolite dal regime nel 1926.
Nelle banche, già a partire dal 2 settembre 1943, in pochi mesi ben diciassette Commissioni Interne sono ricostituite. Da subito si caratterizzano per le rivendicazioni economiche e per le significative lotte finalizzate a conquistare il diritto al lavoro.
 Dopo l’armistizio dell’8 settembre, la vita sindacale riprende in un clima generale di grande fermento  e di netta rottura con il passato. A Bari, il 13 maggio del 1944, viene costituito, nella vecchia sede fascista, il primo nucleo del sindacato dei bancari: la Federazione nazionale libera dei funzionari, impiegati e personale subalterno delle aziende di Credito. Intanto, a Roma si è costituito un Comitato dei Bancari con il compito di far nascere un organismo nazionale unitario per la tutela dei lavoratori del credito. Il 3 novembre 1944, sempre a Roma, in piazza San Silvestro, nei locali del sindacato provinciale dei bancari, il Comitato dei Bancari, il sindacato provinciale di Napoli e la Federazione di Bari, danno vita alla FIDAC-CGIL: FEDERAZIONE ITALIANA DIPENDENTI AZIENDE DI CREDITO.
Già il giorno dopo con un telegramma la CGIL riconosce ufficialmente la nuova Federazione.
Anche in Banca d’Italia, pochi giorni dopo la Liberazione, il 13 giugno, si costituisce un Comitato Interno Provvisorio fondato dai rappresentanti del personale appartenenti al Quadripartito Politico, emanazione diretta del CLN. Il Comitato Interno Provvisorio si pone l’obiettivo, in via prioritaria, di ripristinare taluni organismi democratici aziendali, ma soprattutto di riammettere in servizio i lavoratori ebrei e i dipendenti licenziati a seguito dell’accusa di sovversivismo.
La FILDA-CGIL, il sindacato degli assicurativi, nasce nel 1947. Dopo un acceso confronto con la Confederazione, per garantire l’unità dei lavoratori, aderisce al sindacato autonomo di categoria e rientrerà solo nel 1966, a differenza della FIDAC che mantiene il suo rapporto diretto con la CGIL.
L’USPIE, il sindacato della Banca d’Italia, fin dal 1945, sotto la guida prestigiosa di Paolo Andreini, mantiene uno status particolare, con una adesione esterna alla CGIL, sancita da una lettera del compagno Di Vittorio. Il sindacato della Banca d’Italia è sempre stato un tassello piccolo, ma significativo, della CGIL proprio in virtù della sua storia sindacale, degli uomini e delle donne che nel corso del tempo l’hanno rappresentata.
Il rapporto delle nostre Federazioni con la CGIL, anche se con vicende alterne, è stato forte per idealità e condivisione di valori. Al I Congresso della nostra Confederazione a Napoli, nel gennaio del 1945, Giuseppe Di Vittorio, nelle sue conclusioni, salutò le quattro Federazioni fino a quel momento ricostituite: lavoratori della terra, ferrovieri, postelegrafonici e bancari.
A dimostrazione di quanto fosse forte il legame e la sintonia politica del gruppo dirigente della FIDAC con la CGIL basti ricordare quando Di Vittorio, nella sua relazione introduttiva, riconosce che la “ mozione unitaria” adottata dai bancari per il loro Congresso svolto nel dicembre del 1951, è stata assunta e fatta propria dalla Confederazione per lo svolgimento del III Congresso Nazionale CGIL.
Nel 1947, dal 26 gennaio al 2 febbraio, a Bologna si svolge il I Congresso della FIDAC-CGIL e viene eletto Segretario generale Bruno Oggiano, prestigioso dirigente sindacale, comunista di grande levatura politica e preparazione culturale, nonché scrittore di libri di fiabe per bambini.
In questi mesi nelle banche, nelle assicurazioni ed in Banca d’Italia, con grande entusiasmo e vive speranze, riprende l’iniziativa rivendicativa che punta a recuperare sollievo al grande disagio economico creato dalla guerra ed a soddisfare la sete di giustizia, di libertà e di democrazia.
Nel 1948, l’attentato a Togliatti sconvolge il Paese e la proclamazione dello sciopero generale apre lacerazioni profonde nella CGIL unitaria. Nel 1950 nasceranno la CISL e la UIL. Nel settore bancario, inoltre, l’8 novembre del 1948, si consuma un’ulteriore scissione, con la costituzione del sindacato autonomo FABI che diventerà il primo sindacato di categoria.
In un Paese complesso e pieno di contraddizioni, gli anni del dopoguerra e del boom economico, segnano la vita delle nostre federazioni.

Pillole di storia contemporanea

 Raffaele Mattioli

La sua biografia ci  dice che nel 1925 entra alla Banca Commerciale Italiana (detta Comit) e nel 1931 rimpiazza l’amico Giuseppe Toeplitz nella carica di Direttore Generale, poi, nel 1933, in quella di Amministratore Delegato. Convinto antifascista, ha comunque rapporti, legati alla sua carica, con Benito Mussolini, ma incontra in segreto anche Palmiro Togliatti. Il rapporto col Partito Comunista d’Italia e con Togliatti avviene attraverso l’amicizia con Piero Sraffa, al quale fa pervenire cospicui contributi alle spese di ricovero di Antonio Gramsci; dopo la morte dell’intellettuale sardo nel 1937, Mattioli si adopererà per salvare i suoi Quaderni del carcere. In quegli anni l’ufficio studi della Comit diventa una sorta di università “segreta” della classe dirigente laica e antifascista, dove saranno accolti, tra gli altri, Ugo La Malfa, Giovanni Malagodi, Guido Carli ed Enrico Cuccia, con cui costruì il progetto dell’IRI e di Mediobanca.

Queste brevi note ci descrivono  la decisività strategica che questo settore ha rappresentato sia per la storia economica ma anche politica del nostro Paese. 

 
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