Il dissenso di ieri e quello di oggi

Ieri

La questione del manifesto, comitato centrale del Pci 1969 – Il discorso di Pietro Ingrao

Il vero compito non sta nel riproporre, astrattamente e meccanicamente,  ma nel costruire un tipo di potere nuovo, in cui la forza dei movimenti di base, anche a livello della produzione, si intrecci alla formazione di un sindacato unitario di classe, promotore e suscitatore di una democrazia operaia nella fabbrica; si intrecci ad una rete di associazioni nelle campagne che superino la dispersione contadina e garantiscano un più forte ed originale peso a questa grande forza sociale; si intrecci alla conquista di uno spazio democratico della scuola, a un rapporto nuovo tra cultura e masse sfruttate; e tutto ciò si colleghi alla conquista di posizioni maggioritarie della classe operaia e dei suoi alleati negli organismi politici generali, basati sul suffragio universale.

Questo tipo nuovo di potere delle masse sfruttate, non l’intendiamo come una assurda «sommatoria» di organismi, l’uno affiancato all’altro. Noi pensiamo ad una interazione tra i diversi momenti di potere. Ad esempio: noi pensiamo che il sorgere di forme di democrazia operaia nella fabbrica non cancelli il ruolo del sindacato, ed anzi sia oggi la base per una «presa» nuova del sindacato e — ancora più — per aprire processi, nuovi anche nella sovrastruttura politica. Voglio dire che la conquista di poteri di intervento, a determinati livelli del processo produttivo e della vita sociale, spezza un sistema di rapporti tra masse e partiti borghesi interclassisti e quindi obbliga determinate forze a trasformarsi, crea basi nuove, in questo modo, perché, nelle assemblee elettive, i partiti a base popolare funzionino come «corpi politici» esposti alle spinte del paese e non come «macchine» obbedienti a gruppi di potere. E, d’altra parte, cerchiamo di costruire — ed è un compito non semplice, lo stiamo sperimentando, anche a livello del parlamento — un’azione nelle assemblee elettive che non sia concepita come punto conclusivo delle lotte ma, con le sue decisioni, attivi e favorisca la crescita di poteri dal basso e, più in generale, l’organizzazione delle masse nella battaglia per la loro emancipazione.

Oggi

Dal sito del MoVimento 5stelle 

“Il MoVimento 5 Stelle è una libera associazione di cittadini. Non è un partito politico nè si intende che lo diventi in futuro. Non ideologie di sinistra o di destra, ma idee. Vuole realizzare un efficiente ed efficace scambio di opinioni e confronto democratico al di fuori di legami associativi e partitici e senza la mediazione di organismi direttivi o rappresentativi, riconoscendo alla totalità dei cittadini il ruolo di governo ed indirizzo normalmente attribuito a pochi.”

Ci chiediamo allora se è libera associazione perchè recidere dei rami?

Perchè non prendere parte al futuro?

Perchè lasciare le idee allo stato di larva e non trasformarle in farfalla?

Perchè contrapporre scambio e mediazione?

MISURATE VOI LA DISTANZA TRA IERI ED OGGI.

 

 

 

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