Cosa resta sotto le macerie

Dal sito di Avanzi


di Davide Dal Maso – CEO Avanzi e Fulvio Rossi – Senior Advisor Avanzi

 

La vicenda è nota, perlomeno agli addetti ai lavori: la bozza di direttiva sulla due diligence in materia di ambiente e di diritti umani (Corporate Sustainability Due Diligence Directive – CSDDD) non è stata approvata dal Comitato dei rappresentanti permanenti (Coreper) degli Stati membri dell’Unione.

Quello che doveva essere un passaggio formale, dopo che il testo era già stato vagliato da Commissione, Parlamento e Consiglio, si è rivelato una trappola. Si è formata una minoranza di blocco (capitanata dalla Germania, cui si è aggregata l’Italia) che ha impedito la formazione del consenso necessario. Le speranze che si trovi un compromesso non sono nulle, ma oggettivamente molto fragili. Tutto è affidato alla capacità di mediazione della Presidenza belga.

 

A prescindere da come andrà a finire, già oggi questa vicenda ci dice delle cose molto chiare.

 

La politica, come diceva l’ex ministro Rino Formica, “è sangue e merda”.

Non ci sono temi “nobili” che sfuggono alla logica della lotta. Tutto può diventare merce di scambio. La Germania, che pure ha una propria legge nazionale sulla due diligence in materia di diritti umani, di punto in bianco ha boicottato il percorso della direttiva per motivi legati esclusivamente a equilibri interni alla coalizione di governo. L’Italia, che aveva inizialmente appoggiato il provvedimento, ha cambiato posizione per spuntare dei vantaggi su altri tavoli negoziali. In tutto questo, che si parli di diritti umani (non delle dimensioni minime delle zucchine!) è del tutto irrilevante.

 

CSDDD due diligence e diritti umani 2Il settore privato è diviso e chi ne fa parte si distribuisce lungo una curva che prende la forma di una campana.

Ad un estremo, si trova una minoranza di imprese e di organizzazioni di avanguardia, molto evolute, che hanno capito il valore della sfida e hanno deciso di posizionarsi sulla frontiera più avanzata; all’estremo opposto, un’altra minoranza di imprese e di organizzazioni retrograde, conservatrici e paurose del futuro; in mezzo, il grosso della truppa, fatto di imprese che non sanno, non si interessano, non si schierano. Quando arriva il momento della resa dei conti, quasi sempre il gruppo conservatore vince.

Il motivo è che per quello progressista, un avanzamento del sistema è benvenuto ma, alla fine, non cambia un granché: prevede la diffusione di comportamenti che esso già adotta; per certi versi, diluisce la portata del suo posizionamento. Al contrario, per il gruppo conservatore, è una questione di vita o di morte: queste imprese giocano in difesa, puntano verso il basso, avversano qualsiasi cambiamento perché non sono in grado di innovare. E, si sa, una minoranza disperata si organizza, si compatta – portandosi dietro, con lo spauracchio dei costi, anche le imprese meno interessate – e riesce a ottenere risultati migliori di una maggioranza moderatamente motivata.

 

CSDDD due diligence e diritti umani 2In questa vicenda, risulta assordante il silenzio del sindacato [italiano], che si dimostra ancora una volta in ritardo di anni sui temi e nel dibattito.

Ad oggi, nelle homepage dei siti delle tre confederazioni non si trova un solo cenno all’argomento. Il problema non è solo (o tanto) di natura etica (i diritti dei lavoratori sono ugualmente importanti che il lavoratore sia italiano o pakistano), quanto di natura strategica: è evitando il dumping sociale sul lavoro nei paesi in via di sviluppo che si tutela l’economia italiana e quindi i lavoratori italiani.

Ma, come su altre questioni, invece si forma questa paradossale saldatura di fatto tra il sindacato e la parte più retrograda del capitale. E non è casuale: entrambi questi mondi faticano a capire che non è difendendo un modello superato dalla storia che si salveranno – bensì riformandolo, cambiandone le logiche e i fondamenti. Continuano a recitare la loro parte, senza accorgersi che il pubblico se n’è andato e che il teatro sta crollando.

 

Viceversa, le organizzazioni della società civile hanno espresso una grande leadership di pensiero.

Competenti nel merito, abili nel processo e, tuttavia, dannatamente ininfluenti. Ciò, per le stesse regioni di cui sopra: chi tutela interessi diffusi non riesce a incanalare la propria (potenziale) forza. C’è maggior quantità di calore in una tanica d’acqua a temperatura ambiente rispetto a quella che trovo in un bicchiere d’acqua bollente – ma col secondo mi scotto, con la prima no.

 

CSDDD due diligence e diritti umaniL’attenzione alla sostenibilità ha fatto grandi passi avanti negli ultimi anni, ma – al di là della retorica con cui spesso se ne rappresentano i progressi – non costituisce il modo ordinario di fare impresa né un modello da tutti condiviso.

Spesso ci si è chiesti se alcune norme europee – tassonomia e CSRD su tutte – concepite con l’intento di incentivare modelli di business sostenibili non rischiassero invece di innescare solo compliance, facendo perdere di vista le potenziali opportunità di una revisione dei processi e dei prodotti in chiave sostenibile. Di certo, hanno alimentato un’opposizione mai davvero sopita: anche in questo caso, in vista delle elezioni europee, si è assistito a un compattamento che ha fatto un unico fascio di negazionismo climatico e insofferenza per presunti eccessi di regolazione, portando a bollare il Green Deal come “ideologico” e sordo alle esigenze delle imprese. La CSDDD ne ha fatto le spese: almeno su questo aspetto, ci attende un molto probabile rallentamento.

 

Resta il fatto che dotarsi di adeguati processi di due diligence è una premessa fondamentale non solo per rispettare i diritti umani e l’ambiente, ma anche per evitare rischi all’impresa derivanti da eventuali violazioni. Non a caso, tali processi sono richiamati anche dalla CSRD come punto di partenza per valutare la materialità di impatti, rischi e opportunità.

Inoltre, alcuni Paesi tra cui Germania e Francia, nostri rilevanti partner commerciali, hanno già legiferato in materia, con ricadute sulle imprese italiane loro fornitrici. Anche in assenza di una direttiva che ne sospinga lo sviluppo, sarà quindi opportuno lavorare alla loro messa a punto, facendo leva sugli obblighi di reporting comunque già definiti e, soprattutto, sulle scelte volontarie delle imprese e dei loro manager più consapevoli e avveduti.

 

L’Osservatorio italiano Imprese e Diritti Umani (OIIDU), strumento creato da Avanzi per monitorare la situazione nazionale e stimolare il dialogo sul tema alla luce della Direttiva sulla Corporate Sustainability Due Diligence (CSDDD), qualche giorno fa ha presentato alla Camera dei deputati il Rapporto “Imprese e Diritti Umani. Un sistema in movimento verso la Direttiva UE”, condividendo i dati emersi dall’analisi di un campione di grandi società italiane (quotate e non).

 
 

Sul nostro canale YouTube trovate tutti gli interventi e le interviste agli ospiti ed esperte presenti all’evento di presentazione del Report.

 
 

Per approfondire:
Diritti umani e impresa responsabile: un 2024 importante per l’Osservatorio di Avanzi
Imprese e Diritti Umani. Un sistema in movimento verso la direttiva UE

Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
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