Una nuvola di nome Frank Zappa

Il 4 dicembre scorso è stata la ricorrenza della morte di Frank Zappa. Ricordarlo in quella data sarebbe stato decisamente poco “Zappiano” considerando lo spirito anti-conformista che ha caratterizzato tutta la vita di Frank Zappa. E allora eccomi qui a scrivere un ricordo “postumo”, non so quanto necessario ma sicuramente dovuto, per chi, come lui, ha segnato profondamente il proprio tempo, Ma cosa si può scrivere di Zappa che non sia stato detto e che non si possa trovare in giro per la rete. Più che un ricordo viene da chiedersi cosa resta di Zappa oggi. Quale traccia del suo genio possiamo ritrovare nel mondo artistico e musicale che stiamo vivendo. Ben poco se vediamo gli sviluppi della scena politica Americana e internazionale. Cosa avrebbe fatto Zappa nell’era Trump? Come avrebbe reagito alla pandemia che ci ha isolato e ammutolito? Tracce di Zappa nelle “risposte” di artisti e musicisti “viventi” non ne ho trovate. Lo spirito di Zappa sembra finito con lui. E allora cosa resta di Zappa oggi? Sicuramente la sua musica. La sola cosa per la quale ha speso tutta una vita.
Esiste un breve frammento video che vale la pena di rivedere con molta attenzione. Si tratta degli ultimi secondi del video tratto dal suo ultimo concerto ufficiale – The Yellow Shark eseguito dall’Ensemble Moderne nel settembre del 1992. Quella sera Zappa partecipò all’esecuzione di quello che considerava il suo lavoro “finale”, ne seguì la preparazione, vide quei giovani musicisti impegnarsi al massimo per restituire nota per nota tutta la sua maniacale ricerca compositiva. Una ricerca che era nata dall’ascolto di Edgar Varèse e che nelle poliritmie di Varèse aveva tenuto il suo costante punto di riferimento. Quella sera, un brano a suo dire “ineseguibile” come “Ruth is sleeping” nella trascrizione per due pianoforti realizzata da Ensemble Moderne, prese forma e sostanza, e lo stesso Zappa ne rimase sorpreso. Un concerto perfetto al punto che lo stesso Zappa ammise che aveva finalmente ascoltato la sua musica come l’aveva concepita. Al termine di quel concerto si può vedere Zappa, solo, seduto nella penombra del retro palco, mentre dalla sala arriva il suono degli applausi scroscianti e delle voci del pubblico in delirio. Poi la camera inquadra i suoi occhi lucidi di emozione. In quel momento Zappa rivede tutta la sua vita dedicata alla musica, sente una emozione mai provata prima. In quel preciso momento ha la certezza che la sua musica gli sopravviverà. In quel momento sa di aver realizzato il suo sogno: essere stato un compositore, non una Rock Star, ma un vero autentico compositore testimone del suo tempo, la cui musica è destinata a restare.

In questa bella intervista  il critico musicale Riccardo Bertoncelli tocca con poche ma dense parole l’opera di Frank Zappa facendo emergere la vera differenza tra la musica di quegli anni e quella odierna, ovvero in quell’inesauribile ricerca armonica delle chiavi della conoscenza e perché no della trasformazione della realtà. Ci siamo nutriti in quegli anni di utopia e disordine. La nostra musica saltava da una nuvola all’altra demolendo le certezze ossidate da cui eravamo circondati. Nessuna musica come quella di Frank esprimeva questa libertà d’espressione, blues e musica contemporanea si fondevano restituendo un immagine di ironia irriverente e senza paura.

La sua voglia di libertà non era mai piatta ma sempre  bollente. Basta scorrere i suoi primi titoli: Freak Out (impazzire), – Absolutely Free (assolutamente gratuito), Hot Rats (topi bollenti) !.

Da quella nuvola lassù ci ricorda di non aver paura di cambiare l’ordine delle cose al suono delle “The Mothers of Invention”.

                                                    di Guglielmo, Walter ed Antonio

Questa voce è stata pubblicata in Infiniti Mondi. Contrassegna il permalink.

1 risposta a Una nuvola di nome Frank Zappa

  1. Massimo Rossi scrive:

    Complimenti per l’articolo! Ricordare Frank Zappa e la sua musica dovrebbe far parte dei programmi scolastici dei licei!
    L’insegnamento di Frank, musicale, ma non solo, è oggi più apprezzabile che mai, i cambiamenti ritmici, le modulazioni ardite, ormai sono sdoganate da tanta produzione Progressive, ma mi piace immaginare Frank che sorride sardonico mentre guarda e ascolta dal suo pulpito tra le stelle…

Lascia un commento