Resettiamo lo SRI – Fase 2 La sostenibilità ai tempi del Coronavirus

Tra le molte cose che sono cambiate nelle nostre vite, c’è sicuramente oggi il nuovo rapporto  che si è instaurato con i dati in movimento scritti sulla lavagna sanitaria  da cui dipenderà il cammino verso una ritrovata normalità.

Nel rito quotidiano di comunicazione di quei dati epidemiologici si può intravedere l’affermarsi di una  ricerca verso altri modelli di comunicazione sociale. 

Il virus come ampiamente ricordato è entrato all’interno dei nostri confini seguendo le rotte della globalizzazione economica: incroci economici e sociali sono divenuti ben presto anche le nuove mappe del contagio.

Questo ha riconsegnato nelle mani dello Stato la responsabilità di raccogliere e soprattutto comunicare, con precisione scientifica, le semplici cifre, utilizzando la sua rete capillare di servizio in grado di restituire, la fotografia delle  singole specificità territoriali.

Ciò paradossalmente consente, nonostante il nostro attuale distanziamento sociale di prendere contatto con la realtà senza mediazioni comunicative sovrapposte ma anzi persino di provocare un corto circuito inaspettato in grado di dilatare i confini  della nostra riflessione collettiva.

L’Istituto Superiore di Sanità è stato chiamato a presidiare con i propri strumenti e scienziati i singoli fatti e mutamenti spingendolo fisicamente a salire sul palcoscenico della propria dimensione sociale.

Quindi ricapitolando tre cerchi ben distinti: comunicazione, scienza e macchina statale si intrecciano inaugurando il primo esperimento di informazione 3D.

IN-FORMAZIONE o E-FORMAZIONE

L’odierna dimensione microcosmica d’ascolto, seppure all’interno un offerta informativa     ipertrofica pare riconsegnare nelle nostre mani l’intero processo dei fatti senza troppi filtri e mediazioni.

Nella produzione informativa stanno avvenendo cose nuove ed inedite, nuove generazioni di operatori dell’informazione stanno aprendo varchi inesplorati, basta osservare lo spazio sempre più ampio ricoperto dagli esponenti della società civile.

Emblematico anche il caso dei fumetti che hanno ritrovato la consueta dimensione dell’impegno civile ma con un impatto più profondo  come ad esempio nel caso dl libro collettivo creato in progress dai disegnatori per l’Istituto Spallanzani.

Questo per dire che abbiamo  forse voltato definitivamente pagina, non più informazione su filigrana sottile come il denaro ma molecolare libera e colorata ma guidata come un aquilone. 

Proprio questa informazione giovane, libera interconnessa che vive dentro le nostre giovani generazioni oggi sta uscendo dai margini e ben presto diverrà mainstream.

E’ questo un capitolo decisivo dove le domande e le risposte devono fluire limpide ed impetuose mantenendo intatta la forza in grado di scalfire, modellare e far brillare i sassi e macigni che lastricano la vecchia verità dei fatti.

Abbattere il muro dei vecchi riti mediatici, squarciare questi sipari che disvelano sempre la stessa rappresentazione è il primo atto che le nuove generazioni hanno il dovere di compiere se vogliono riappropriarsi del proprio ruolo storico.

Innegabilmente un attore nuovo ha fatto ingresso nelle nostre coscienze. 

L’Istituto Superiore di Sanità (ISS) quale principale centro di ricerca, controllo e consulenza tecnico-scientifica in materia di sanità pubblica in Italia.

Orbene se i dati epidemiologici sono curati da una struttura dello Stato che ha come missione la prevenzione e la promozione della salute il medesimo schema può essere replicato guardando alla primaria emergenza prima del coronavirus costituita dai cambiamenti climatici che risultano affatto estranei agli effetti ed alla diffusione del virus stesso.

I riflessi economici di questo combinato disposto di questi fattori è sotto i nostri occhi.

Per troppo tempo i cosiddetti agenti economici si sono rivelati assolutamente miopi nel valutare i rischi climatici  sottovalutandone l’allarmante frequenza e rendendo oggi più che mai necessario azioni tese a compensare questo “fallimento del mercato” rendendo indispensabile una sua capacità di intelligence affidata a strutture appunto fuori dal mercato.   

Oggi è più che mai necessario potenziare la raccolta e la diffusione di informazioni sui rischi climatici e affinare quadri concettuali sulla propagazione di questi rischi all’economia e al sistema finanziario e quindi ai popoli. 

Ad esempio dovrebbe suscitare notevole interesse la nascita dell’Associazione Big Data Hub Emilia che ha dato vita all’odierno Big Data Technopole, il Centro Meteo Europeo e l’EuroHPC Leonardo ovvero il Data center del Centro meteo europeo (Ecmwf).

Sarebbe sicuramente utile che tutti gli eventuali sistemi di rilevamento ambientali siano processati in un unico luogo dove poter raccogliere i campionamenti di ogni realtà produttiva, elaborare, gestire masse enormi di dati per la ricerca scientifica, per le loro applicazioni industriali, ma anche per far funzionare i trasporti di una città, le strutture di una rete di ospedali, un sistema integrato di rilevatori degli scorrimenti delle acque in un bacino fluviale. 

I dati elaborati potranno così diventare materia prima per una nuova economia, che potrebbe trovare una propria legittimazione nella capacità di affrontare e risolvere i grandi problemi del mondo, dal cambiamento climatico alla gestione dell’acqua, dalla grande trasformazione digitale degli apparati di produzione alla crescita delle diseguaglianze nel mondo. 

Oggi invece l’industria finanziaria nonostante gli sforzi e l’opera costante della Commissione Europea  che ha elaborato un Action Plan sulla Finanza Sostenibile per costringerla a guidare gli investimenti verso tecnologie e imprese più sostenibili, finanziare una crescita di lungo termine e contribuire alla creazione di un’economia circolare, a basse emissioni di carbonio e resiliente non ha ancora trovato un proprio centro di gravitazione permanente

Un prima passo è stato compiuto con l’accordo politico raggiunto tra Parlamento e Consiglio Europeo, che fissa un sistema di classificazione comune per incoraggiare gli investimenti privati nella crescita sostenibile. La cosiddetta tassonomia, così come delineato nel report elaborato dagli esperti assoldati dalla Commissione europea.

La tassonomia è un primo concreto passo per rendere l’UE climaticamente neutra entro il 2050 e raggiungere gli obiettivi fissati per il 2030 dall’accordo di Parigi ma che avrà bisogno di filtri nuovi in grado di fornire alle imprese e agli investitori un modello omogeneo d’interpretazione in grado di individuare le attività economiche che possono definirsi pienamente ecosostenibili.

La scommessa si chiama Rating di Sostenibilità che sappia guardare alle onde del mercato ma da una base di osservazione alta ma ben ancorata alla terra ferma.

Ad oggi il merito creditizio (rating)  in grado di indicare l’investment grade che   misura la capacità dell’emittente di assolvere ai propri impegni finanziari prima ancora di essere condizionata e meglio subordinata al cosiddetto rating di sostenibilità è stato attraversato  da una processo di fusione a freddo da parte dell’industria USA (Moody’s, S&P Global, Institutional Shareholder Services )   in grado di cannibalizzare i pochi operatori europei presenti sul mercato (RobecoSam, ECPI, Vigeo/Eiris, Oekom research).

Risulta così evidente che l’architettura europea rischierà di subire un processo di condizionamento decisivo da parte dell’economia guida, quella maggiormente distante ed estranea ai trattati e convenzioni internazionali  alla lotta  ai cambiamenti climatici.

Tra il modello capitalistico USA e quello emergente della Cina, l’Europa ha il dovere di indicare una rotta nuova recuperando il proprio tasso specifico storico attraverso la rinascita di un proprio modello culturale e valoriale così come ha saputo fare nei momenti difficili della storia umana.

Quale occasione meglio per l’Europa di indicare una via diversa  e di affidare ad un centro di ricerca europeo la missione di misurare quantitativamente e qualitativamente gli attuali modelli di sviluppo.

OGGI E’ VENUTO IL MOMENTO DEI BIG DATA

La nascita del Big Data Technopole dove si concentra il 70% della capacità di calcolo di tutta Italia sta facendo nascere in Emilia-Romagna l’Hub europeo della ricerca e dello sviluppo tecnologico e proprio qui lavorerà il Data Centre del centro meteo europeo e l’agenzia Italiameteo.

A questo progetto hanno partecipato sin da subito le Università di Bologna, di Ferrara, di Modena e Reggio, di Parma, il Cnr, il Cineca, il Cmcc–Centro Euro-Mediterraneo per i Cambiamenti Climatici, l’Enea, l’Infn, l’Inaf- Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Ingv, Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia, lo Ior-Istituto Ortopedico Rizzoli, Lepida- Agenzia regionale per i servizi e le infrastrutture Ict– e Art-Er, la società della Regione che riunisce le precedenti società di sviluppo territoriale (Ervet) e tecnologico (Aster).

E’ nato così il Big Data Technopole, il Centro Meteo Europeo e l’EuroHPC Leonardo

Partendo da una capacità di supercalcolo scientifico, da una storia consolidata, da una presenza universitaria di tale prestigio e da un ecosystem così articolato, nel 2017 Bologna è stata candidata come sede del Centro di calcolo e previsione dell’Agenzia europea per le previsioni metereologiche a medio termine. European Center of medium-range Weather Forecasting – Ecmwf.

Obiettivo di Ecmwf è la generazione di previsioni metereologiche planetarie a medio (15 giorni) e lungo termine (12 mesi), da fornire in modo operativo alle autorità nazionali, che a loro volta le utilizzano per vari fini dall’autorizzazione dei voli di linea alla gestione delle emergenze climatiche. Ecmwf è inoltre la struttura di ricerca sullo sviluppo dei sistemi numerici di previsione meteo e quindi uno dei principali centri al mondo sul cambiamento climatico.

EUROHPC è la rete europea oggi in costruzione con 3 poli Barcelona, Helsinki e Bologna, che dispone del HPC più potente. Bologna diviene l’hub del sistema europeo in particolare rivolto a Sud e a Est.  

L’accordo internazionale prevede che il 30 per cento della potenza di calcolo installata sia a disposizione della ricerca dello Stato ospitante il Centro, offrendo così all’Italia una prima straordinaria opportunità per lo sviluppo della propria ricerca, ma anche dello sviluppo di proprie attività operative nel settore delle previsioni climatiche e della mitigazione del cambiamento climatico.

La presenza sul territorio di una tale capacità di ricerca e di previsione può avere un impatto rilevante sullo sviluppo anche di settori definiti tradizionali, oltre ovviamente ai settori applicativi dell’intelligenza artificiale, che proprio nelle previsioni meteo su vasta scala hanno sviluppato al massimo metodi numerici trasferibili poi ai settori produttivi, come le simulazioni di rischio connesse con il cambiamento climatico o più estensivamente la possibilità di simulare condizioni di rischio in realtà virtuale da applicarsi ad ogni situazione di stress.

Cosicché una tale capacità di calcolo mirata sui singoli  distretti produttivi sarà anche idonea a restituire un fotogramma dei rischi ambientali da associare alle valutazione di merito creditizio finanziario.

Il tema di fondo è come incorporare i rischi climatici nelle politiche di gestione del rischio da parte degli intermediari, così come nelle valutazioni prudenziali. In un recente convegno Rischi climatici e regolamentazione prudenziale il Vice Direttore Generale di Banca d’Italia Luigi Federico Signorini ha sostenuto che  “Vi è largo consenso tra i regolatori sul fatto che i rischi derivanti dai fattori ESG non rappresentano una categoria di rischio a sé stante. Va piuttosto individuato l’effetto di tali fattori sulle tradizionali categorie di rischio (di credito, di mercato, operativi). Occorre identificare i relativi meccanismi; prendere in considerazione tanto gli intermediari singoli quanto il sistema finanziario nel suo complesso; valutarne il riflesso sui canali di funding e sui diversi business model. Gli intermediari saranno chiamati a predisporre sistemi di governance, organizzativi e di controlli interni adeguati, nonché a sviluppare analisi opportune, anche in un orizzonte di lungo termine, per determinare l’impatto dei rischi di origine climatica e ambientale sui propri portafogli e sulle proprie strategie di business. L’analisi richiede l’uso di dati e metodologie almeno in parte nuovi, di scenari previsionali adatti alla valutazione di eventi ad alto impatto e bassa frequenza. Questa analisi dovrà consentire ad esempio di calcolare, per i rischi “fisici”, indicatori di vulnerabilità degli attivi rispetto ai fattori climatici, tenendo ad esempio conto della localizzazione degli investimenti; per i rischi “di transizione”, l’impatto di norme più severe sull’efficienza energetica sul valore degli immobili a garanzia di mutui. Vi saranno obblighi di diffusione delle informazioni (“Pillar 3”) sui rischi climatici e più in generale sui rischi legati ai fattori ESG. Un primo esempio di misure legislative in tal senso è contenuto nel nuovo schema regolamentare prudenziale per banche (Regolamento UE 2019/876, c.d. CRR2) e imprese di investimento (Investment Firms Regulation, di prossima emanazione) . ” 

Ecco perché lo sviluppo di una rete di supercalcolo scientifico da parte della Commissione europea non solo ha come obiettivo di offrire alla comunità scientifica europea strumenti per rimanere competitiva a livello mondiale, ma anche di garantirne l’autonomia e la indipendenza rispetto alle grandi piattaforme private, che stanno sviluppando servizi anche per la ricerca, che potrebbero condizionare in maniera significativa lo sviluppo sociale, economico ed infine democratico dell’Europa stessa.

In altre parole si tratta di compiere un passo epocale riportando la finanza in un ruolo satellitare non più centrale nei modelli evolutivi della nostra storia economica, sociale e culturale.

In queste settimane abbiamo cominciato a conoscere più da vicino l’attività e l’importanza che la Protezione Civile riveste per il nostro Paese nella cosiddetta gestione del rischio.

Che cos’è il rischio?

Ai fini di protezione civile, il rischio è rappresentato dalla possibilità che un fenomeno naturale o indotto dalle attività dell’uomo possa causare effetti dannosi sulla popolazione, gli insediamenti abitativi e produttivi e le infrastrutture, all’interno di una particolare area, in un determinato periodo di tempo.

Rischio e pericolo non sono dunque la stessa cosa: il pericolo è rappresentato dall’evento calamitoso che può colpire una certa area (la causa), il rischio è rappresentato dalle sue possibili conseguenze, cioè dal danno che ci si può attendere (l’effetto).
Per valutare concretamente un rischio, quindi, non è sufficiente conoscere il pericolo, ma occorre anche stimare attentamente il valore esposto, cioè i beni presenti sul territorio che possono essere coinvolti da un evento, e la loro vulnerabilità.

Tra i rischi che la Protezione Civile valuta c’è anche quello industriale e gli effetti sulla salute umana in caso di esposizione a sostanze tossiche rilasciate nell’atmosfera durante l’incidente variano a seconda delle caratteristiche delle sostanze, della loro concentrazione, della durata d’esposizione e dalla dose assorbita.

Gli effetti sull’ambiente sono legati alla contaminazione del suolo, dell’acqua e dell’atmosfera da parte delle sostanze tossiche. Gli effetti sulle cose riguardano invece principalmente i danni alle strutture.

Crediamo che una comunicazione costante, libera e circostanziata sia negli interessi di tutti proprio oggi che abbiamo preso coscienza come l’emergenza sanitaria che stiamo attraversando sia strettamente connessa al profondo degrado ambientale che colpisce in maniera significativa larghe fasce territoriali del nostro Paese.

D’altronde le attività di previsione e prevenzione si basano su un collegamento sempre più stretto tra protezione civile e mondo della ricerca scientifica, con sistemi tecnologici di raccolta ed elaborazione delle informazioni, con centri di elaborazione dei dati in grado di segnalare con il massimo anticipo possibile la probabilità che si verifichino eventi catastrofici, con l’elaborazione di cartografie di rischio, con la promozione di strumenti normativi e tecnici finalizzati alla prevenzione e mitigazione dei danni.

Oggi con il coronavirus anche questo contesto non può restare ai margini ma assumere il ruolo centrale che merita.

UN VACCINO PER LA FINANZA

In un recente e brillante intervento il professor Alberto Brambilla riflette sull’accorciamento della scansione temporale nella storia delle epidemie che hanno colpito il pianeta.” Intervalli di trecento anni, poi 40 anni, poi 34, poi 10 e ora, con COVID-19, meno di 7 anni”. Peccato che il nostro non si chieda il motivo di questa progressione inversa poiché non sarebbe stato difficile rispondere. Sviluppo contro Progresso, man mano che la perdita di biodiversità, di deforestazione, di aumento dei gas serra avanzavano  inarrestabile cresceva il deficit biofisico degli esseri umani con l’ambiente cosicché la connessione delle economie ha aumento lo scambio delle merci ma anche degli agenti patogeni. 

Seppure per un istante egli pronunci il termine globalizzazione subito dopo non si chieda come mai i flussi di denaro che si intersecano nel mondo non si siano protetti  da tali fenomeni avversi, eppure gli algoritmi che misurano il rischio finanziario non mancano? o forse ci si è dimenticati di misurare il rischio di non averli previsti tutti a cominciare da quelli ambientali. 

Ma questo significa smontare uno sviluppo che stava letteralmente divorando tutto e tutti.

Oggi i rischi climatici e più in generale i rischi di sostenibilità sono a parere di molti una delle sfide più importanti che l’umanità deve affrontare con uno sguardo al futuro. 

Ricorda sempre Signorini il ruolo del Network for Greening the Financial System (NGFS), un forum di cooperazione volontaria aperto a banche centrali e autorità di vigilanza di tutto il mondo. Esso è sorto “per sviluppare scenari economici, indicatori di rischio e linee guida che potranno essere utilizzati nell’ambito di prove di stress; per definire metodologie e best practices per integrare i rischi ambientali e climatici nell’attività di vigilanza micro e macro-prudenziale; per raccogliere evidenze sull’esistenza di eventuali differenziali di rischio”. 

Alla luce di quanto è accaduto in questi primi mesi del 2020 non possiamo ignorare che si è aperto un capitolo nuovo nella storia economica globale che non troverà sintesi in breve tempo ma che produrrà effetti su vasta scala sul piano geopolitico.

Il confine esistente fino al 2019 tra finanza sostenibile e quella tradizionale oggi è scomparso per sempre.

Non crediamo che oggi nessuno possa ignorare l’importanza dei profili ambientali, sociali e di omogeneità di assetti normativi e giuridici nella gestione e nello sviluppo dei processi economici finanziari.

La  pandemia ha scosso il liquido nella bottiglia portando in evidenza i residui nascosti che ora offuscano la prospettiva ma che solo un nuovo ordine potrà restituirci la piena visione.

Nel termine ordine si racchiude la soluzione: l’uomo di nuovo al centro.

Non è la riproposizione di una visione profetica millenaristica della tradizione marxista ortodossa, od anche di alcune versioni del cristianesimo sociale,  col segreto scopo di sostituire profitto e mercato, ma la semplice constatazione della fine di un ciclo! 

La Politica e l’Economia in ogni latitudine sono rimaste mute e cieche solo il lavoro e il sacrificio degli uomini e delle donne sono stati capaci di esprimere quella vera spiritualità che è l’energia fondamentale che è alla base della vita.  

PERCHE’ INIZIARE LA SPERIMENTAZIONE DAL RISPARMIO DEL LAVORO

In Italia la Direttiva UE 2016/2341 sulle attività e sulla vigilanza degli enti pensionistici aziendali o professionali (IORP II) è stata recepita dal decreto legislativo 13 dicembre 2018, n. 147 che proprio all’Art, 4bis al comma 3 recita quanto segue I fondi pensione di cui al comma 1 stabiliscono e applicano politiche scritte in relazione alla gestione dei rischi, alla revisione interna e, laddove rilevante, alle attività attuariali e a quelle esternalizzate. Tali politiche sono deliberate dall’organo di    amministrazione del fondo pensione. e inoltre al comma 4. L’organo di amministrazione riesamina le politiche scritte di cui al comma 3 almeno ogni tre anni e, in ogni caso, apporta le modifiche necessarie in caso di variazioni significative del settore interessato. 

Crediamo che lo allo stato sussistano pochi dubbi che quanto accaduto ai flussi finanziari in oggetto sia stato profondo ed inedito collocando l’intero scenario in stato emergenziale. Ricordiamo altresì che le norme o direttive d’attuazione dovevano essere emanate dall’autorità di vigilanza che proprio a fine anno ha comunicato un ulteriore rinvio.

Ciò nonostante EIOPA avesse fatto svolgere tra aprile ed agosto 2019 176 stress test ossia simulazioni di scenario negative su ben 19 paese europei.

L’esito è stato il seguente: I fondi pensione collettivi guardano alla sostenibilità, ma non è ancora sufficiente il numero di quanti, in Europa, adottano degli strumenti per la gestione dei rischi ambientali e di governance ed è addirittura scarso quello di quanti valutano l’impatto ESG su rischio e rendimenti (Fonte Eticanews).

Tuttora la Covip contempla che qualora le decisioni d’investimento  non prendano in considerazione o non hanno come obiettivo di investimento i fattori ESG basterà darne semplice informativa. Ovvero il fondo dovrà semplicemente dichiarare di essere estraneo ad una policy d’investimento che rispetti i parametri ESG senza doverne spiegare i motivi nonostante la legge 147 preveda secondo modalità definite dalla stessa autority che i fondi pensione diano informativa agli iscritti delle scelte di investimento e predispongono e rendono pubblicamente disponibile un apposito documento sugli obiettivi e sui criteri della propria politica di investimento, illustrando anche i metodi di misurazione e le tecniche di gestione del rischio di investimento utilizzate e la ripartizione strategica delle attività in relazione alla natura e alla durata delle prestazioni pensionistiche dovute, nonché il modo in cui la politica d’investimento tenga conto dei fattori ambientali, sociali e di governo societario. 

Un approccio comply and explain sarebbe risultato maggiormente aderente allo spirito delle Direttive comunitarie specialmente oggi che un emergenza ambientale planetarie ha completamente cambiato l’intero quadro della situazione.

ESG sono i nuovi anticorpi che che proprio il  sudato risparmio debbono indicare a tutti con una sola nota che non vuole essere polemica, proprio perché da sempre crediamo che la vera partita storica non è nel riavvicinare i lavoratori ai propri strumenti previdenziali ma esattamente il percorso contrario con i fondi che si muovano verso i lavoratori. 

LOTTARE PERCHE’ IL LAVORO FATTO A BRANDELLI DA QUESTA CRISI SANITARIA SAPPIA TROVARE TRE PAROLE CHE SIANO UNIFICANTI IN GRADO DI PROPORRE UNA RIVOLUZIONE NEI NUOVI MODELLI DI SVILUPPO.   

AMBIENTE,  NUOVA COMUNITA’ SOCIALE E DEMOCRAZIA ECONOMICA

CONSIDERAZIONI FINALI

La pandemia ha reso ancor più evidente che la crisi porta in evidenza uno scontro di strategie nel quale si confrontano diverse ratio politiche e diverse ratio economiche. 

Come scriveva Pietro Barcellona già nel 1980, la crisi appare come la contraddizione tra una ratio economica che continua a fondarsi su un calcolo quantitativo (saggio del profitto) e una ratio politica che esprime l’esigenza qualitativa di definire priorità e gerarchie nella soddisfazione dei bisogni sociali. 

Stato o Mercato come le braccia di una bilancia sono oggi i contrappesi dove scegliere come innestare il nuovo modello non di sviluppo ma bensì di progresso. 

Un’alterazione ambientale terribile come quella del coronavirus sta determinando forse la più grande crisi economica della storia umana che nessun modello previsionale finanziario ed economico a livello planetario è stato in grado né di sconfiggere né di mitigare. 

Non sappiamo che rating abbia il pianeta terra, ma la sua vulnerabilità, la fragilità dei suoi sistemi economici è stata spazzata via in poco tempo da un virus microscopico.

Tutto questo cambierà le distanza tra i popoli per arrivare ad una convinta condivisione della battaglia climatica dove fino a ieri non solo la politica ma anche l’economia avevano dimostrato tutta la loro inadeguatezza.

Ma cosa abbiamo imparato finora?

La matematica all’improvviso si è fatta informazione.

La salute non è solo una risorsa individuale se non è un bene universale.

La riscoperta della socialità come protezione, rispetto e aiuto reciproco.

Oggi l’Unione Europea ha di fronte a sé una sfida epocale, dalla quale dipenderà non solo il suo futuro, 

ma quello del mondo intero

(dal messaggio pasquale di Papa Francesco).

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