La finanza Verde: molta finanza e poco Verde (quarta e ultima puntata)

di Ugo Balzametti

I fondi pensione

Si è fatto riferimento in precedenza ai fondi pensioni che raccolgono i risparmi dei lavoratori e investono essenzialmente in titoli di debito pubblico e molto poco orientati verso logiche di impatto su ambiente secondo i criteri ESG. 

Il sistema previdenziale in Italia oggi conta 372 forme pensionistiche, 26 in meno rispetto al 2018, continua il suo percorso di concentrazione. Così le 12 più grandi forme pensionistiche, pari al 4,8 del totale, aventi ciascuna da amministrare masse superiori a 2,5 miliardi di euro, raccolgono oltre la metà delle risorse complessive.

S’incrementa la propensione a scegliere la previdenza complementare per la destinazione del TFR. Sui 27,2 miliardi dl TFR generati dal sistema produttivo nel 2020, 6,5 sono destinati a forme di previdenza complementare. Si tratta del 24 %, mentre su 348,4 miliardi di TFR, la parte destinata a previdenza  complementare è stata di 75, 2 miliardi di euro, il 222% del totale. (fonte Banca Etica-CGIL 2020)

Ammontano a 162 miliardi gli investimenti della previdenza complementare nel 2020, così distribuiti: gli investimenti in obbligazioni sono pari al 56,1% del totale (37,2% pubbliche più 18,9% private); l’esposizione azionaria si attesta al 27,9% dal 26,6%   del 2019. Se sommiamo tale esposizione a quelle delle obbligazioni corporate (18,9%), il sostegno dei fondi previdenziali complementari italiani al comparto delle imprese pesa il 46,8% delle risorse gestite(+6 punti% rispetto al 2018).

Aumenta la quota di attivo gestita dai fondi pensione italiani secondo criteri ESG, dal 23% al 32 % e le masse gestite secondo politiche di responsabilità ambientale passano da circa 30 a 53 miliardi.

Tuttavia c’è da osservare, che nonostante questi andamenti gestionali, restano lontani gli obiettivi di un pieno orientamento delle risorse della previdenza complementare a logiche di impatto positivo su ambiente e clima. I due terzi delle masse sono ancora gestite senza alcuna valutazione di questo tipo. Il prossimo passo dovrà essere quello di guardare “dentro”  i portafogli generati secondo i criteri ESG, per misurare se quanto dichiarato è poi realizzato in modo coerente e rigoroso .   

Considerazioni  finali    

A due anni dalla pandemia, i governi  di tutto il Pianeta, a cominciare da quello guidato da Draghi, si muovono come  se non si fosse capito che era, ed è ancora, destinata a durare.

Al primo posto si dovevano mettere la scuola e la moltiplicazione dei presidi sanitari territoriali. Nello stesso tempo si dovevano  stanziare investimenti massicci sulle fonti rinnovabili e per la conversione ecologica.

Il Covid ha offerto l’occasione di una effettiva conversione verso un assetto sociale e produttivo che  in un futuro non lontano si renderà ineludibile. Questa opportunità non è stata percepita dalle forze politiche e meno che mai da Draghi. 

Siamo stati abituati a pensare che l’economia sia solo una e che sia anche l’unica modalità d’azione possibile per soddisfare i nostri bisogni. Il sistema economico dovrebbe garantire a tutti e a tutte non solo un flusso monetario minimo tale da assicurare la sopravvivenza di ogni individuo, ma anche un benessere esistenziale.. 

I rappresentanti dei 20  Paesi più industrializzati del mondo sono  responsabili del 75% delle emissioni globali. Non indicheranno mai quella che potrebbe essere una via per uscire dalla catastrofe ecologica in cui ci hanno cacciato. Vengono proposti  rinvii e, tutt’al più, improbabili quanto artificiose false soluzioni green, in quanto la distruzione dell’ambiente è insita nel modello industriale di produzione e consumo, che considera l’ambiente e la natura non necessari alla vita ma all’accumulazione di capitali e che non sembra  aver bisogno di alcun consenso sociale. 

Oggi abbiamo toccato con mano le conseguenze disastrose di  questa economia, sia sul versante sociale che su quello ambientale: crescita delle povertà e relative disuguaglianze, peggioramento delle condizioni di lavoro e spoliazione ed erosione irreversibile della risorse naturali. 

In nome della crescita, assunta come paradigma sociale totalizzante alle imprese, è consentito ogni mezzo utile allo scopo di incrementare la spirale espansiva profitti-accumulazione-investimenti. 

Perché c’è una logica nell’economia liberista che appare insuperabile: ogni centesimo di plusvalenza realizzato nella sfera dell’economia di mercato si porta dietro un pezzetto di natura. 

Si determina un cortocircuito distruttivo. Pretendere di trovare i finanziamenti necessari alla cura della crisi ecologica facendo crescere il volume del valore di scambio delle merci prodotte e vendute sui mercati significa incrementare lo sfruttamento delle risorse naturali e accentuare lo stress climatico.  

Le riflessioni scaturite finora, la realtà che viviamo ogni giorno ci dicono  che tutto il sistema spinge in modo irrazionale per ripartire,  ma ripartire “come prima”, e quindi “peggio di prima”, perchè manca una riflessione profonda sulle inefficienze ed irrazionalità  del sistema. Analizziamo alcuni fatti.

Il punto centrale del lavoro della  Commissione europea,  circa la finanza sostenibile, è rappresentato dalla definizione della Tassonomia: la classificazione di quelle attività che possono definirsi “sostenibili”.

 Prima un documento riservato fatto girare sui media compiacenti, poi una nota ufficiale della Commissione che vuole salvare gas e nucleare. 

 Si facilita la costruzione di centrali a gas destinate solo alla stabilizzazione della rete, inducendo a investire su questa tecnologia invece che su sistemi di accumulo che possono compiere la stessa funzione senza produrre CO2.  Inoltre il gas è “verde” se si sotterra la CO2,cioè se si ricorre alla Ccs ( acronimo in lingua inglese Carbon Capture and Storage), che in italiano traduciamo con “cattura e sequestro del carbonio”. tecnologia molto discussa.

Anche il nucleare è dipinto di verde. E’ inserito nella tassonomia la ricerca e lo sviluppo di centrali di IV generazione, di III generazione( reattori di oggi), cui si allunga la vita con qualche intervento, perché no anche quelli vecchi. Unica condizione  è che i nuovi reattori rispondano alle norme di sicurezza e che gli Stati dicano come intendano trattare le scorie radioattive.

La proposta è inserita tra le fonti di energia necessarie per  promuovere la transizione ecologica e dunque accedere agli investimenti miliardari del Green deal.    Non si rimuovono le cause della crisi ambientale, e non rimuovendole non si possono rimuovere gli effetti. Rischiamo di andare incontro ad una nuova pandemia e non si dica che la comunità scientifica non ci avesse avvertiti.

Altro esempio. C’è chi sostiene la teoria del trucco, ovvero del trickle-down.        E’ un concetto economico caratterizzato dalla convinzione che l’economia diventerà più forte nel suo complesso se le condizioni miglioreranno per i membri più ricchi al suo interno. Si agevola il risparmio, quindi gli investimenti, quindi la crescita e quindi la ricchezza per tutti.

Queste implicazioni sono false, perché non è il risparmio a finanziare gli investimenti, bensì la creazione di credito da parte del settore bancario. Inoltre la crescita del PIL non implica la riduzione della povertà, ma non coincide necessariamente, almeno da trent’anni, con la creazione di posti di lavoro stabili. Siamo riusciti ad inventare la “crescita senza lavoro” o accompagnata da lavori precari a vita.

Oggi prioritario per le nostre economie è trovare i mezzi per rimettere in moto una macchina economica che potrebbe divenire deflazionistica, quindi recessiva  per decenni, che vorrebbe dire maggiore disoccupazione e maggiore precarietà.

Ora la questione energetica mina alle fondamenta la crescita fondata esclusivamente sull’aumento dei consumi di energia fossile .  

Uno strumento per combattere la recessione è quello della transizione  ecologica che dovrebbe avere come obiettivo progetti finalizzati, ad esempio, al rinnovamento degli edifici dal punto di vista termico o interventi sulla mobilità. In questo modo si creerebbero molti posti di lavoro e diminuirebbe la nostra dipendenza energetica.

Seguendo queste riflessioni aumenta lo scettiscismo verso quell’attivazione di enormi flussi finanziari (una forma di neo-keynesismo verde) che  la Commissione ha stanziato per rivitalizza un ciclo economico espansivo contraddetto  dalla opzione di ridurre  a zero le emissioni effetto serra nel 2050.

La strada da percorre è impervia, in quanto passa per un cambio di paradigma che metta al centro valori diversi dal puro profitto e dal mito della crescita infinita. Si tratta di una rivoluzione culturale  che pone al centro della riflessione “l’economia di cura, l’assunzione di responsabilità del cittadino-consumatore, forme di commercio equo, forme di solidarietà diffusa, un’ economia collaborativa, l’estensione  del ruolo dei beni comuni, cultura del recupero e dell’economia circolare, auto-produzione energetica.

Quindi “un nuovo  modello sociale ed economico che dovrebbe puntare ad una radicale trasformazione delle relazioni nell’ambito degli ecosistemi locali e globali di cui le società umane sono pare integrante “ ( Paolo Piacentini feb.22) 

Vogliamo ringraziare ancora una volta Ugo per il suo prezioso lavoro di ricerca ed approfondimento. Non solo ha colto lo spirito del nostro spazio ma sta contribuendo ad edificarne le fondamenta.

Ti aspettiamo a bordo di nuove avventure.

 

 

Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
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