Il diritto allo sguardo

di Mimmo Moccia

In un tempo nel quale la memoria è considerata un noioso, superfluo rituale e la realtà annega nel Metaverso, in Facebook e nei vari media, sarebbe utile e opportuno che la CGIL e il suo leader ricordassero la genesi del movimento operaio organizzato e degli straordinari risultati che ne derivarono.
Il 28 settembre del 1864 2000 lavoratrici e lavoratori gremirono la sala del St. Martin’sHall , erano lì per ascoltare un comizio di alcuni dirigenti sindacali inglesi e di alcuni operai provenienti da vari Paesi europei. Nessuno poteva immaginare quanto sarebbe accaduto in seguito.
La fondazione dell’Associazione internazionale dei lavoratori suscitò passioni in tutta l’Europa, fece della solidarietà di classe un ideale condiviso e motivante, mosse le coscienze di una grande massa di uomini e donne, rese possibile la generalizzazione delle lotte operaie contro le drammatiche condizioni di vita e di lavoro in cui era costretto il proletariato, consentì e favorì la costituzione della rappresentanza politica laburista : la storia cambiò il suo corso.
La CGIL e il suo leader dovrebbero ricordare che la soggettività sociale ha sempre anticipato quella politica. Per tale ragione la prolungata afasia di questi mesi, le azioni di lotta generale mai proclamate e l’insuccesso degli scioperi convocati su base territoriale, prefigurano un declino inarrestabile, una marginalità irreversibile, una sconfitta storica che non può non influire sull’intera sinistra.
Ripercorrendo i programmi, le scelte, le pratiche politiche e organizzative, mi ritorna alla mente il titolo dell’ultimo libro di Bruce Chatwin : “ Che ci faccio qui “.
Non è il tempo dell’inerzia, della contemplazione narcisistica del proprio ombelico, del rifugio tra le braccia papali in cerca di legittimazioni autorevoli, dei consessi congressuali autoreferenziali.
E’ il tempo della lotta.
Ad un governo che pratica con sprezzante superiorità la peggiore e più aggressiva politica di classe, che ha come scopo e obiettivo di allargare la forbice tra gli abbienti e i ceti sociali marginali, cosa che l’indice Gini registra con drammatica evidenza, che pratica la protezione esclusiva delle corporazioni, che favorisce e premia l’elusione e l’evasione fiscale, che lascia morire donne e bambini sulle spiagge calabre e ritarda e complica l’azione umanitaria delle ONG, l’unica risposta possibile è la rottura del quieto vivere, delle dichiarazioni verbali e verbose, del vorrei ma non posso e la discesa in campo delle forze sociali ad iniziare dalla CGIL.
Il 28 settembre del 1864 partì da un gruppo di delegati e operai un movimento che cambiò radicalmente lo stato delle cose, l’auspicio è che domani primo maggio dinanzi ai provvedimenti del governo in materia di lavoro e politiche sociali la CGIL ritrovi memoria della sua fondazione, della sua storia, del suo ruolo, della sua missione e ci lasci sperare che, con le parole del poeta Whitman “ alle zolle gelate sempre ritorna la legge della primavera “.
Lo chiede il presente, lo esige il futuro.
Ne sarà capace?
La risposta , come scrisse Brecht, non è nella buona sorte.

Trentin ci parla del “lavoro che pensa”, e conia il bellissimo concetto del: “diritto allo sguardo”, il diritto dei diritti che si nutre attraverso la costruzione, anch’essa dal basso, della società della conoscenza.

Ma oggi il Sindacato è ancora uno strumento di conoscenza?

BUON PRIMO MAGGIO A TUTTI

 

Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
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