Perchè la strega Karabà è cattiva?

I giornali lo hanno battezzato col nome di Karim, il 13enne congolese che in una scuola di Centocelle  venerdì scorso è intervenuto per salvare la vita della sua professoressa colpita con un pugnale da sub da un suo compagno. 

Giunto solo dal Congo, accolto da una casa famiglia aveva con sè  una fiaba strappata  dal suo continente lontano.

Noi per questo invece un nome ce l’abbiamo per lui , ed è il protagonista, l’eroe dal cuore grande, Kirikù.

Si proprio lui, un bambino che nasce da solo e che sa già parlare e camminare.

La fiaba narra  che il suo villaggio è tormentato dalla strega Karabà che suscita l’istinto di vendetta di tutti gli adulti mentre invece il nostro piccolo eroe, grazie alla sua intelligenza e compassione, scoprirà che la strega per colpa di una spina avvelenata conficcata nella schiena vomita solo odio intorno a lei.

Per questo invece di ucciderla, Kirikù le toglie la spina con i denti, liberando per sempre  il villaggio grazie al suo grande cuore.

Abbiamo ascoltato che  il ministro Valditara vuole premiare Kirikù mentre invece la sua professoressa vorrebbe accompagnarlo al molo per rimpatriarlo.

Abbiamo ascoltato proprio oggi che il nostro capo di Governo ha annunciato l’imminente arrivo in Consiglio dei ministri di un provvedimento per fissare per legge un numero massimo di studenti stranieri per classe.

Fenix, l’evento dei giovani di Fratelli d’Italia si ispira al mitologico uccello di fuoco capace di rinascere dalle proprie ceneri, simbolo universale di resilienza e rinnovamento.

Chissà se il nostro Kirikù, un giorno, nel suo viaggio di ritorno in Congo porterà con sè la favola di Pinocchio prima che  l’uccello di fuoco  abbia ridotto in cenere il coraggio  dei suoi compagni di classe.

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Netanyahu “dichiara guerra” agli aquiloni

 

 

 

Di Ugo Balzametti

Quando è stata data la notizia, li per li si è pensato ad una  fake news, ma dopo rapide verifiche si è constatato che la notizia era vera.  A Gaza  anche far volere un aquilone può diventare un “atto di guerra”. Non è una metafora.

La guerra degli aquiloni torna ad incendiare il fronte di Gaza. Domenica scorsa 23 agosto quattro aquiloni sono stati rinvenuti nei pressi del kibbutz israeliani vicino Gaza.

La risposta di Israele è stata semplicemente grottesca.  Secondo fonti militari gli aquiloni rinvenuti non contenevano materiale esplosivo, ma per i residenti della zona, qualsiasi oggetto sospetto che proviene da Gaza scatena una

elevata allerta.

Dall’inizio dell’offensiva, Israele ha impedito l’ingresso di grandi quantità di giocattoli nella Striscia, privando i bambini di una gioia che un tempo faceva parte della loro vita quotidiana 

Di conseguenza i piccoli palestinesi hanno  iniziato a inventarseli da soli, utilizzando qualsiasi materiale riescano a trovare.  Ta’ira waraqiyya, aereo di carta, è uno dei giuochi preferiti dai bimbi gazawi, perché facilmente costruibile anche nella miseria e disperazione lasciata dalla guerra.

Il ministro della difesa israeliano Israel Katz ha ordinato all’esercito di intervenire immediatamente e con forza contro il lancio degli aquiloni dalla Striscia, stabilendo un principio che nella sua assurdità descrive bene il livello assunto dalla politica nei confronti della comunità palestinese.

Ha affermato Katz, :” qualsiasi aquilone lanciato da Gaza, è un “atto di guerra”: Un aquilone è come un drone, con o senza esplosivo.”.   Netanyahu ha subito rincarato la dose, ordinando alle forze armate di fare “tutto” contro quella che definito una “minaccia letale”.

Un bambino deve imparare, da subito, che persino giocare può mettere in pericolo lui la sua famiglia e chi vive nelle tende accanto alla sua.        

E’ la drammatica ossessione che ha accompagnato e accompagna l’intera offensiva israeliana: la scuola diventa un centro di comando. l’ospedale una base militare, la tenda un possibile rifugio di combattenti, il giornalista un sospetto, l’operatore sanitario una minaccia.

Il governo di Tel Aviv ha deciso di abolire la distinzione tra oggetti che possono avere la capacità offensive e oggetti, anche secondo il suo stesso esercito, non trasportano alcun esplosivo.  Equiparare automaticamente un aquilone di carta  a un drone armato significa cancellare deliberatamente  la differenza tra un oggetto innocuo e un arma.

    E’ difficile trovare un’immagine più potente come quella legata alla condizione imposta all’infanzia gazawi. Migliaia di bambini sono stati uccisi, feriti, mutilati. Molti vivono nelle tende, dopo aver perso casa.  Scuole e strutture sanitarie distrutte, intere famiglie cancellate, la malnutrizione e l’assenza di cure, hanno accompagnato le bombe.

Gaza è stata privata progressivamente dello spazio, delle case, delle scuole, degli ospedali, della possibilità di muoversi e persino della certezza  di poter sopravvivere.

Ora si vuole regolamentare anche il cielo. Il paradosso è terribile: uno degli eserciti tecnologicamente più potenti del mondo, dotato di aerei, droni, satelliti, sistemi di sorveglianza e armamenti tecnologicamente avanzati, dichiara di dover difendere  Israele dagli aquiloni di carta di una popolazione assediata.

E’ la rappresentazione estrema della sua logica: trasformare ogni manifestazione della vita palestinese in un problema di sicurezza. Persino un gioco.  Persino un bambino che tiene in mano un filo e prova ,per qualche minuto, a far volare qualcosa sopra le macerie della sua città.

Ciò che fa più male è che, per le bambine e i bambini di Gaza, un aquilone non è un’arma né una minaccia. È un semplice giocattolo che costruiscono con le proprie mani durante l’estate. Corrono dietro di esso e lo lanciano in aria alla ricerca di un piccolo momento di gioia nel mezzo di tanta sofferenza. Ma anche questa gioia innocente è stata loro sottratta.

 Persino i sogni dei bambini e delle bambine di Gaza che tendono a  liberarsi nel cielo, sono diventati qualcosa da temere e da perseguitare.

Eppure, con grande convinzione, continueremo a insegnare ai nostri figli e alle nostre figlie che il cielo è più grande della paura e che hanno il diritto di sognare, giocare e sorridere, per quanto la guerra tenti di strappare loro l’infanzia.

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La musica è tornata

Cabaret è un film che ha formato nel secolo scorso la nostra cultura e che oggi ci torna prepotentemente alla mente. 

Il coro del video ci racconta molto di più di tante parole, riguardiamolo insieme.

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La Costituzione brucia

In un’intervista al vice presidente del Consiglio Antonio Tajani apparsa oggi sul corriere si parla di pericolo jihadista.  Il ministro degli Esteri ripete stancamente ribadisce le solite critiche meloniane alle politiche green europee.

L’accusa è la solita “Troppe normative burocratiche, restrittive e legate a una visione ideologica del cambiamento climatico».

Negate il problema, anche dopo un’estate torrida? Incalza la giornalista.
«Mai negato il cambiamento climatico, ma va combattuto in maniera pragmatica, senza fanatismi, rispettando la nostra vocazione commerciale ed industriale”.

Il titolo dell’intervista è il seguente  «C’è il pericolo jihadista e agiamo per la nostra sicurezza. La UE a volte sbaglia” .

A parte le ragioni climatiche nei fenomeni migratori non ci sembra  che il titolo colga in pieno il senso delle parole del ministro. A nostro parere il titolo del pezzo poteva essere invece “Il Governo straccia il giuramento sulla Costituzione contro la difesa ambientale”.
Si avete letto bene, nella più torrida estate della storia umana questi signori cancellano l’artico 9 e 41 della nostra Carta.

Rileggiamoli insieme.

L’articolo 9 La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione.
Tutela l’ambiente, la biodiversità e gli ecosistemi, anche nell’interesse delle future generazioni.
La legge dello Stato disciplina i modi e le forme di tutela degli animali.
Articolo 41
L’iniziativa economica privata è libera.
Non può svolgersi in contrasto con l’utilità sociale o in modo da recare danno alla salute, all’ambiente, alla sicurezza, alla libertà, alla dignità umana.
La legge determina i programmi e i controlli opportuni perché l’attività economica pubblica e privata possa essere indirizzata e coordinata a fini sociali e ambientali.

L’ideologia capitalistica che guida le attività commerciali ed industriali vengono prima della cura della sfera planetaria su cui vivono e soffrono milioni di uomini e donne.
Grazie Ministro

In copertina abbiamo scelto una foto di un paese calabrese. Che sia d’auspicio per la nascita di una nuova politica dal volto umano.

Le Case Kodra di Civita, in provincia di Cosenza (Calabria), sono antiche abitazioni in pietra le cui facciate ricordano sorprendentemente un volto umano. Caratteristiche e strutturaIl volto umano: Le due finestrelle simboleggiano gli occhi, la canna fumaria o il comignolo fa da naso, e la porta d’ingresso rappresenta la bocca. Origine del nome: Si chiamano così in onore del pittore albanese post-cubista Ibrahim Kodra, perché le loro linee geometriche ricordano le opere dell’artista. Periodo di costruzione: Sono state edificate in pietra tra il 1600 e il 1700

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Nove mesi di silenzio assenso

 

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Accuratamente concordata è apparsa, in questi giorni sul corriere, la proposta di creare un salvadanaio previdenziale per i nuovi nati inizialmente con il contributo dello Stato e poi successivamente aperto al risparmio familiare.

Gabriele Fava presidente dell’INPS e Mario Pepe in veste di presidente della Covip ovvero l’organo di vigilanza dell’universo previdenziale, si sono  lanciati lungo questo sentiero, invero impervio chiamato legge di bilancio. 

L’inverno demografico in cui l’Italia si trova con 355.000 nuovi nati nel 2025 e un tasso di adesione alla previdenza integrativa di secondo pilastro ancora ferma al 38% ci consegnano una realtà impietosa dalle prospettive di welfare sociale in grande affanno.

A parte un esiguo seguito della proposta sul giornale, il resto dell’informazione pare aver ignorato il tema.

Eppure Il governo tedesco ha appena introdotto uno schema di risparmio previdenziale (a partire dai 6 anni di età) con un contributo simbolico dello Stato di appena 10 euro al mese fino ai 18 anni d’età e ha calcolato che se i genitori contribuiscono con altri 20 euro al mese, sempre fino a 18 anni, il beneficiario, a 65 anni, si ritroverebbe, grazie al rendimento composto del montante investito, con 160 mila euro.

Dal momento in cui  la proposta si è materializzata la Ministra del Lavoro Marina Calderone i è affrettata a conficcare la bandierina dell’INPS nel neo nato salvadanaio.

A noi invece è tornata in mente   la vicenda di Fondinps che ricordiamo era una forma di previdenza complementare a capitalizzazione individuale, istituita presso l’INPS per accogliere in modo tacito il TFR dei lavoratori che non avevano scelto un fondo pensione. 

Di tacito in tacito questo risparmio dovrebbe andare in altre mani.

Ricordiamo infatti che con decreto n.85 del 2020 la Covip  ottenne la soppressione di Fondinps  avendone riscontrato difficoltà nel garantire un adeguata efficienza operativa. Il risultato fu che quelle posizioni affluirono nel più grande fondo pensione negoziale italiano, il Fondo Cometa dell’industria metalmeccanica.

D’altronde è stato proprio il presidente dll’INPS Fava a coniare la nuova missione chiamandola “officina welfare”!

L’unica nota che questo blog suggerisce ora di aggiungere è che tutte le posizioni che potrebbero vedere la luce se questa riforma si concretizzasse siano gestite dall’industria finanziaria con un unico totale e completo divieto ovvero siano integralmente Carbon-Free.

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Gaza il massacro continua, rischio 3° Intifada

di Ugo Balzametti

Lo scacchiere geopolitico Medio Orientale è in movimento

Quella che si è  avviata a Gaza il 10 ottobre del 2025 , non sembra essere una strada verso la pace, piuttosto si presenta  come  un  cambiamento della forma di controllo della popolazione nella Striscia di Gaza. In pratica si tratta di una  nuova prigione a cielo aperto.

La Casa Bianca, finalmente ha pubblicato un “piano” in 20 punti, per far diventare Gaza “zona deradicalizzata e libera dal terrorismo che non rappresenterà più una minaccia  per i Paesi confinanti”.

Per circa due mesi la tregua ha retto. Nello stesso tempo è stato avviato il ritiro parziale dell’esercito israeliano dalla Striscia. Alcuni dei punti  più difficili da risolvere, come la governance di Gaza, e il disarmo di Hamas, dovranno essere negoziati successivamente. 

Il doppio gioco di Israele, nonostante  si fosse stabilito il cessare il fuoco, i  bardamenti sono continuati ininterrottamente , mentre si sono fatti sempre più drammatici  gli effetti del blocco degli aiuti umanitari  che colpiscono, in particolare, donne e bambini, e anziani.

A marzo, dopo l’ennesima violazione del cessate il fuoco da parte di Israele, è iniziato un lento ma progressivo accaparramento delle terre nella parte ovest della Striscia, attraverso il collaudato  sistema della modifica  della destinazione d’uso”, ovvero un’area, inizialmente  destinata ad uso abitativo,  viene modificata in zona militare. . e quindi espropriabile.

Seminare più possibile morte e distruzione da parte di Israele, ormai trasformato  in uno Stato-fortezza, sembra essere l’unica prospettiva che Tel Aviv prenda in considerazione, per vincere l’ossessione dell’isolamento internazionale.

In questo contesto Trump ha realizzato, a suo dire, un poderoso  progetto economico che ha legato  ancora di più l’economia americana a quella israeliana, a quella dei Paesi del Golfo e della Turchia.              

E’ una rivoluzione copernicana, una svolta storica che dovrebbe cambiare la geopolitica del Medio Oriente rispetto ai vecchi schemi conosciuti per anni. Ovviamente sarà un processo lento e complesso, difficile e pieno di incognite.

Il Presidente americano ha ottenuto questo storico risultato, agendo su due leve, tipiche della più ferrea e cinica logica del Novecento.

Prima di tutto ha cancellato gli effetti, per lui negativi, della strategia perseguita da Barack Obama, poi ha scatenato una spregiudicata pressione, tramite la diplomazia americana e  con interventi anche personali,  giocando sulla debolezza economica  dei paesi  due sunniti.

Nel caso del Qatar giocando sulle ambizioni personali e militati dello sceicco Sheik Tamim al Thani

L’accordo avrebbe dovuto garantire l’adesione di questi Paesi agli Accordi di Abramo, dando il via a nuovi equilibri geopolitici  nel Medi Oriente.  Vedremo in seguito che le cose non andarono come Donald pensava.

Tra i 20 punti concordati tra Israele, Hamas, con la supervisione dei diplomatici americani, viene prevista la realizzazione di un “Board of Peace”, un ente internazionale per gestire la fine del conflitto a Gaza, e gestire i finanziamenti per la sua  ricostruzione.

Avrà il compito di coordinare gli investimenti miliardari, necessari a trasformare un territorio martoriato  di Gaza, in una zona moderna e sicura.  L’Italia ha declinato l’invito, parteciperà solo come “osservatore”.

Il Presidente Trump, proseguendo nelle sue  “fantasiose trattative”, il 30 luglio scorso ha annunciato che il Board of Peace ha raggiunto un  accordo con Hamas per il disarmo, e il trasferimento dei poteri civili e di sicurezza a una nuova struttura tecnocratica. L’esercito israeliano, nel contempo, si sarebbe dovuto ritirare dai territori illegalmente occupati.

L’impressione è che l’annuncio di Tramp abbia anticipato la sostanza dell’accordo. Una cornice negoziale sembra esistere, ma mancano ancora gli elementi che distinguono  una dichiarazione d’intenti, da un vero piano operativo.

Ma il Medio Oriente è in ebollizione, e il vecchio quadro geopolitico, lascia il campo a nuove geografie.  E’ di questi giorni, quasi  di sorpresa, che tre grandi protagonisti del mondo musulmano sunnita hanno deciso di definire “un blocco di difesa” militare.     Turchia, Arabia Saudita e Pakistan, con questa mossa cambiano i rapporti di forza nello scacchiere geopolitico mediorientale,  messo in  ulteriore  subbuglio dal conflitto tra Stati Uniti, Israele e Iran.

L’accordo stabilisce che un attacco armato contro uno qualsiasi dei tre Paesi, sarà considerato un attacco contro tutti e tre.

 Questo cambiamento è visto da Israele come un rafforzamento della nemica Turchia,  che potrà avvalersi di una potenza nucleare, il Pakistan, come alleato per aumentare il proprio sostegno ad Hamas, e in generale  al popolo palestinese.

Islamabad,  capitale del Pakistan, in questo modo, ribadisce la propria posizione centrale anche nel quadrante mediorientale, come già dimostrato dalla sua mediazione in corso nel conflitto USA e Iran.

La valenza politica di questo accordo sta nel fatto che assieme, i tre Paesi saranno meno dipendenti da Washington e da Pechino.

Lo sterminio dei palestinesi deciso una decina di anni fà

La verità sta lentamente venendo alla luce: il massacro dei palestinesi a Gaza è stato pianificato decenni fa. 

Le testimonianze di  alcuni militari che parteciparono alla guerra dei Sei giorni nel 1967,  raccolte da Avrram Shapira nel libro, “ Il settimo giorno: i soldati parlano della guerra dei Sei giorni”, non solo hanno confermato la loro responsabilità di aver commesso  crimini di guerra,  ma hanno denunciato, anche, che  gli ordini  venivano dai loro comandanti.

L’obiettivo non era “combattere il nemico”  o “sradicare i territori”,  ma quello di uccidere e terrorizzare più  palestinesi possibile, e costringerli ad un esodo di massa.

Queste testimonianze sono importanti per comprendere ciò che Israele fa e ha fatto nel corso di questi ultimi anni a Gaza : radere al suolo tutte le case, gli ospedali, le scuole, le università e gli uffici governativi; assassinare decine di migliaia di civili palestinesi.

I crimini del 1967 erano noti da tempo agli storici palestinesi, e le ricerche  negli archivi hanno dimostrato che Israele ha “cacciato” ben 300.000 arabi   dalla Cisgiordania, da Gaza e dalle Alture del Golan siriane,

E’ superfluo sottolineare che, negli ultimi tre  anni è mancata la pressione internazionale. Gli attuali governi occidentali e i loro media hanno scelto  di dare ad Israele il  tempo e lo spazio  per portare a termine la sua vendetta, oltre a fornire armi e informazioni per distruggere Gaza.  Anzi sono complici di questo massacro umano. 

Non è un caso che una delle imprese italiane più innovative, la Leonardo, partecipa al più grande programma di approvvigionamento militare mai realizzato, quello relativo al cacciabombardiere F-35. Dopo ottobre 2023, gli F-35 e gli F-116 sono stati fondamentali per dotare Israele di una potenza  aerea senza precedenti.

Dopo il 7 ottobre, la risposta durissima del governo Netanyahu ha prodotto  ferite profonde e devastanti sul corpo  di tanti palestinesi,  rischiando, in questo modo, di disperdere  tutto quel  patrimonio morale, civile ed etico, accumulato nel corso degli anni grazie alle testimonianze di coloro che hanno vissuto l’esperienza drammatica dei campi di sterminio, e che  da tempo parlano ai giovani nelle scuole, con tutto il loro dolore, e sul cui insegnamento “mai più a nessuno” si impegnano   a ricostruire un futuro di pace” . (Anna Foa- il suicidio di Israele)

Come possiamo celebrare la memoria della Shoa, senza parlare del 7 ottobre?  si domanda Anna Foa.   Ma davvero sarà possibile confrontarli, come fa  Netanyahu, mettendo entrambi sotto lo stesso ombrello dell’antisemitismo?

In questo contesto assumono particolare importanza  le parole  di David Grossman, che sostiene sia arrivato “il momento giusto per prendere posizione contro il conflitto israelo-palestinese, più che mai convinto che tacere significherebbe diventare complici”

Grossman non si nasconde dietro un linguaggio diplomatico.   “Sentire accostare Israele alla parola “fame”, considerando la nostra storia, è devastante.”  

Nella sua intervista Grossman torna alle origini della crisi, a quella che definisce la “maledizione d’Israele”: “l’Occupazione dei territori palestinesi, iniziata nel 1957, ci ha corrotti, il potere assoluto ha fatto di noi qualcosa che non volevamo diventare”. Una analisi spietata che non risparmia né lo Stato d’Israele né i suoi cittadini, ma neanche Hamas.

Lo scrittore israeliano denuncia il silenzio della maggioranza israeliana. “Dopo il 7 ottobre, molti hanno abbandonato i valori della sinistra e si sono rifugiati nella paura. Ma così facendo, Israele si isola sempre più, e rischia di cadere in una trappola da cui sarà difficile uscire”.

La linea gialla

La cosiddetta linea gialla  è un tratto che segna il controllo militare israeliano sull’enclave ormai distrutta, è un’area interdetta ai palestinesi, e gradualmente modificata fino a raggiungere il 70%  del territorio.

Sono linee dai vertici militari che disegnano i confini rigidi, ma flessibili, intorno a Gaza, dove avvicinarsi può significare morte sicura .

Queste misure  rientrano negli obiettivi israeliani di: creare  una cintura di sicurezza che rafforzi il controllo dei movimenti militari, mentre politicamente riflette il tentativo di far pressione sulla resistenza  gazawi, per imporre, nei fatti, l’abbandono delle loro terre di residenza.

L’espansione delle “linee gialle” sono solo l’ultima manifestazione della strategia di lunga data di Israele: impadronirsi della terra araba attraverso una forza militare schiacciante e definire una “nuova realtà” sul campo, certi che le istituzioni internazionali sono impotenti a fermarla.

Di fronte a misure di sicurezza di tale portata,  viene spontanea una domanda: perché il 7 ottobre, quando Hamas ha scatenato la sua  azione terroristica al confine con la Striscia di Gaza, quella parte di territorio è rimasta sguarnita, e l’esercito è intervenuto solo dopo diversi giorni, perché impegnato  a difendere gli insediamenti dei coloni?   Non avremo mai una risposta esauriente.

 

Gli insediamenti coloniali illegali

A partire dalla Guerra dei sei giorni del 1967, Israele ha costruito un sistema di potere fondato sulla colonizzazione di territori arabi, in particolare in Cisgiordania, alimentata da motivazioni anche religiose,  da interessi strategici e da sostegni internazionali, in particolar modo da ebrei americani.

Le colonie sono una realtà in aperta  violazione del diritto internazionale. Costituiscono un grave ostacolo per  la realizzazione di una soluzione praticabile dei due Stati, e di una pace giusta, duratura e  globale.

Questi insediamenti sono illegali, in quanto non rispettano l’articolo 49 della Quarta Convenzione di Ginevra, che stabilisce: ”una potenza occupante non può trasferire la propria popolazione civile nei territori che occupa militarmente”.

In questo primo quarto di XXI secolo, abbiamo assistito all’intensa colonizzazione della Cisgiordania e all’isolamento della Striscia di Gaza dal resto della Palestina. Oggi vivono illegalmente in Cisgiordania oltre  settecentomila coloni ebrei, e Israele si ripropone di raddoppiare la loro presenza.

I coloni sono fanatici che credono di essere stati eletti da Dio in terra, per ricostruire la “grande Israele.   Questi criminali  hanno usato e usano la violenza  come sistema di vita. Alcuni coloni noti comi i “Giovanii delle Colline” hanno imposto l’esproprio di vaste aree del territorio gazawi , aggredendo gli arabi vicini ai loro confini, e dando fuoco alle loro proprietà.

 Sono diventati un’avanguardia del Sionismo Religioso, un nuovo movimento di massa cresciuto fino a diventare una forza politica con cui fare i conti.

Le colonie oggi sono il punto centrale del conflitto israelo-palestinese, tanto che il governo fascista di Tel Aviv  continua  ad autorizzare nuovi insediamenti . Anzi, è stata concessa a Israele una sorta di immunità internazionale per trasformare l’occupazione dei territori arabi in una realtà permanente.

Queste colonie  sono  distribuite in modo capillare e concentrati, attorno a Gerusalemme, nel centro  della Cisgiordania.   Alcune realtà sono vere e proprie città con scuole, centri commerciali, ospedali e infrastrutture collegate ad Israele tramite una rete  stradale riservata mentre altri sono piccoli avamposti, talvolta costruiti senza autorizzazione.

Sono , sempre più evidenti,  come gli obiettivi dell’esercito di Tel Aviv e dei coloni, siano  simili a tutto ciò che si era giurato di “non voler permettere più”.

Affamare in modo consapevole una popolazione, spogliare in modo sistematico gli essere umani della loro dignità, riducendoli ad animali (come alcuni ministri d’Israele hanno più volte definito  i palestinesi)  sono modalità molto simili a quelle che subirono con la Shoah  milioni di ebrei.

Ad Auschwitz venivano usati i gas tossici, a Gaza sono utilizzati i droni , i bombardamenti a tappeto, la morte è portata persino dentro casa, colpendo non solo obiettivi militari, ma  anche intere famiglie.

Tutto quello che Israele subì dall’Occidente civile e  cristiano, Israele lo sta  rovesciando  sui palestinesi di Gaza, con la stessa volontà di morte di quella nazista: sradicare per sempre un popolo dalla terra in cui è nato.

Nonostante siano passati 77 anni da quando le vicende drammatiche della “Nakha” terra, la minaccia di una “pulizia etnica” è ancora reale, anzi reclamata con forza dal governo   d’ Israele.

L’antisemitismo un pericolo per tutti

Poche guerre come quella di Gaza possono  spiegare come un conflitto non riguardi solo due popoli o un territorio, ma possa smuovere l’opinione pubblica di tutto il mondo, accendendo moti di simpatia o antipatia, amore e odio, ma facendo riemergere, sentimenti sopiti che si sperava ormai relegati al passato.

L’antisemitismo è uno di questi, lo abbiamo  ignorato per tanto tempo, e riscoperto oggi, tanto che ha fatto risuonare nelle piazze piene di giovani, nuovi slogan contro gli ebrei, e scatenando un moto d’opinione antisemita  

I dati più recenti dicono, secondo l’Anti-Defamation League, che il numero di episodi di antisemitismo è cresciuto ovunque a partire dai giorni immediatamente successivi al 7 ottobre: in Italia, ad esempio, nel corso del 2023 sono stati registrati 454 episodi di antisemitismo, in netta crescita rispetto ai 241 dell’anno precedente, la maggior parte dei quali negli ultimi mesi dell’anno.

C’è una frase che da mesi torna nei dibattiti online, nei notiziari, nei talk show: “Chi critica Israele è antisemita”. Qui si apre una confusione alimentata ad arte da chi ha interesse a nascondere la realtà dietro le parole. Essere antisemiti e essere antisionisti non è la stessa cosa.

L’antisemitismo propriamente inteso,  è una forma di odio verso il popolo ebraico in quanto tale, ossia una condanna pregiudiziale della sua identità etnica e religiosa, a prescindere da qualsiasi comportamento concreto o scelta politica.

Come ogni forma di razzismo, si  basa sul  pregiudizio e sulla discriminazione verso  gli ebrei in quanto tali. E’ lo stesso veleno che ha portato alle leggi razziali del ’38, alla Shoah, e all’impegno di non ripetere mai più Aushwitz.

E il Sionismo allora? E’ un’ideologia politica, nata nel XIX secolo, che si configura come un progetto politico moderno, che mira a fondare uno Stato nazionale per il popolo ebraico nella terra storicamente identificata con la Palestina. In quanto tale, esso è legittimamente passibile di critica, secondo i criteri della filosofia politica e del diritto internazionale.

Ma nel tempo il sionismo si è trasformato, specie nei suoi sviluppi attuali. Contestare il sionismo significa interrogarsi sulla legittimità di una dottrina che nel nome di una identità etnico-religiosa, ha giustificato e giustifica l’esproprio delle terre, l’espulsione di popolazioni autoctone, la definizione  di un assetto legislativo fondato su distinzioni etniche, e una prassi militare che contraddice i principi fondamentali del diritto internazionale umanitario.

Negli attuali  insediamenti ebraici illegali, costruiti in Cisgiordania,  sono  emerse nuove tipologie di sionismo.  Due partiti schierati con i coloni, “Potere ebraico e Sionismo religioso”, hanno perpetuato attacchi pesantissimi contro i palestinesi della Striscia di Gaza, dove in un anno sono stati uccisi quasi 800 palestinesi.

Finchè  perdurerà l’attuale assetto dello Stato di Israele, non c’è speranza di porre fine al negazionismo deli sionismo come progetto politico violento.

Altra cosa, invece, è l’antisionismo, che  consiste nella critica, più o meno radicale, al progetto politico sionista, ovvero alla dottrina e alla prassi che hanno portato alla costituzione dello Stato di Israele e che ne sostengono la legittimità ideologica.

Criticare il sionismo non vuol dire odiare gli ebrei. E’ opporsi all’uso della identità ebraica come scudo ideologico per legittimare crimini contro un altro popolo.

Anche  il Congresso Ebraico antisionista, tenutosi a Vienna nel giugno del 2025,  si è chiuso con un documento in cui viene ri affermato in modo netto  che “ Come ebrei antisionisti, siamo uniti a tutti i palestinesi, contro il sionismo, e i suoi crimini, inclusi il genocidio, l’apartheid,  la pulizia etnica e occupazione dei territori palestinesi.   Affermiamo il diritto dei popoli sotto occupazione di resistere con ogni mezzo, come riconosciuto dall’ONU.”

Di conseguenza, alla base della confusione tra antisionismo e antisemitismo si nasconde spesso una falsa  e precisa logica di equivalenza dei due concetti .   Nel nostro caso si confonde deliberatamente l’identità ebraica (etnico-religiosa), l’ideologia sionista (politica), lo Stato d’Israele (nazione e militare).

Questa confusione permette di accusare di antisemitismo chiunque critichi Israele o il sionismo.        E’ come dire “se critichi la mafia, odii i siciliani”. E’ un trucco retorico: spostare il discorso dall’etica all’identità, trasformando una legittima  accusa politica in un attacco  razzista.  E’ un modo di silenziare il dissenso. Significa dire a chi denuncia un crimine “stai insultando un intero popolo”.

E’  falso |

Il rischio di una terza Intifada

Giorni fa l’esercito di Tel Aviv ha invaso Qalandya, uno dei più grandi campi  profughi nella Cisgiordania, espellendo famiglie dalle loro case, e aggredendo i giornalisti presenti all’aggressione. Se i coloni parlano di “pulizia etnica” per diritto divino, il ministro della difesa israeliano  Katz la pratica, utilizzando lo slogan ” la vita dei palestinesi deve essere insostenibile in Cisgiordania”.

Tra la popolazione palestinese è diffuso il convincimento che l’obiettivo sia lo sfollamento e l’occupazione di terre su cui Tel Aviv ha già messo gli occhi da anni. Inoltre Israele, dando un segnale ben preciso, ha convalidato la costruzione di un insediamento di 9 mila unità  abitative sui terreni dell’ex aeroporto di Gaza, mentre la pressione dei coloni permetterà di mettere  a ferro e fuoco la Cisgiordania occupata.

La situazione sta precipitando!

Nelle ultime settimane la stampa israeliana e palestinese, come anche quella internazionale, ha segnalato il rischio sempre più imminente di una nuova Intifada  (rivoluzione).  Secondo diversi commentatori politici, questa volta l’ipotesi di una nuova “rivolta” è più solida rispetto ad altre previsioni del passato.

Ormai gli attacchi dei coloni, diventati il braccio armato dell’esercito, si susseguono ogni giorno, soprattutto in Cisgiordania che, di fatto, è  stata del tutto occupata da Tel Aviv. 

La loro violenza ha raggiunto livelli senza precedenti. Dall’inizio del 2026 oltre 3.200 palestinesi hanno dovuto lasciare le proprie case, sotto l’incalzare di aggressioni quotidiane dell’esercito o dei coloni.. 

Analizzando le poche sezioni degli archivi israeliani finora accessibili agli storici, sono stati pubblicati documentati di massacri e stupri, di donne e uomini  palestinesi.

E’ importante sottolineare che lo stupro venga praticato ancora oggi nelle carceri israeliani,  a farne le spese, alcune settimane fa, sono stati alcuni attivisti internazionali per la pace.

Non ci sono dubbi: i territori palestinesi sono diventati una bomba ad orologeria.   Persino gli alti ufficiali israeliani  riconoscono la probabilità di una terza Intifada.

Sistematiche  sono le provocazioni dei due ministri fascisti del governo Netanyahu, che avallano ogni atto criminale dei coloni. Il leader di estrema destra Itamar Ben Gvir,  ad esempio, ha celebrato  le preghiere ebraiche all’interno della moschea di Al-Aqsa, il terzo luogo più sacro dell’Islam. Un atto deliberato e incendiario con una profonda risonanza storica.

Siamo di fronte ad una strategia con un obiettivo ben preciso: colpire sistematicamente la Popolazione Palestinese. La violenza dei coloni non è frutto di fanatismo, o di qualche mela marcia.

E’ frutto di una violenza di Stato.

E i palestinese?   E’ proibito difendersi o opporre resistenza . Chi si difende,  viene definito terrorista, e  come tale, piò essere ucciso in qualsiasi momento.

I nuovi insediamenti hanno raggiunto una cifra molto elevata  144, sono solo le colonie autorizzate dal governo. Di recente è stato approvato  dal Gabinetto di Sicurezza israeliano uno stanziamento di 427 milion dii dollari per creare 34 nuovi insediamenti, e l’autorizzazione di altri 13 piani intorno a Gerusalemme e Ramallah.

La vita in Cisgiordania per i palestinesi è  diventata insostenibile, e in diversi villaggi cominciano a mobilitarsi per l’autodifesa non armata, fatta di sentinelle pronte ad allertare i villaggi prima degli attacchi.  Una nuova Intifada  non appare più un ipotesi remota.

“La paura è passata, è tempo di difenderci”. A Nablus e Ramallah, aree ad alta concentrazione di estremisti di destra, “quando si avvicina il pericolo scatta una sirena d’allarme”.                                       Molti si chiedono  dove porterà l’escalation cercata e voluta  dai coloni?

Sullo sfondo c’è l’ipotesi di una rivolta di massa  dei palestinesi, mentre. coloro che maggiormente, hanno parlato di una Terza Intifada, sono  funzionari israeliani della sicurezza, che ritengono che la Cisgiordania si stia avvicinando rapidamente al punto di rottura, e che l’attuale governo sta creando le condizioni per uno scontro incontrollabile.

Come osservò Carl Sagan, uno dei più famosi astronomi, astrofisici del Novecento:“ Bisogna conoscere il passato per comprendere il presente”. 

Per questo i politici e i media occidentali si sono tanto preoccupati di cancellare il passato, fatto di violenze, che spiegano il comportamento di Israele nel presente.

Il pubblico occidentale, ignaro della storia di questa  Regione Medio Orientale, è stato facilmente manipolato, portandolo a credere che le atrocità israeliane siano una risposta “proporzionata” all’attacco di Hamas il 7 ottobre 2023.

L’attacco di Hamas non è stato un punto di svolta, come viene presentato spesso in Occidente.        No  quello non è l’inizio del dramma del popolo gazawi.    Israele ha colto questa tragedia come pretesto per andare fino in fondo ad “una  vecchia storia,” iniziata nel 1948  e che dura fino ai giorni nostri.

I leader mondiali  che conoscono la verità rimangono in gran parte in silenzio. Devono avere il coraggio di affermare le responsabilità di Israele per i crimini di guerra documentati, e riconoscere che il silenzio di fronte a questo genocidio è una scelta, con conseguenze che nessuno potrà mai ignorare.  

Al popolo palestinese non rimane alcuna via di fuga, nessuna protezione internazionale.  Se la storia ci insegna qualcosa , i palestinesi saranno costretti., ancora una volta, a resistere utilizzando le proprie mani e i propri corpi. Quando arriverà la terza Intifada, il mondo occidentale continuerà a voltarsi dall’altra parte?

 

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Specchi Neri

 di Guglielmo Pernaselci

Accade che un bel giorno d’estate il Ministro in vacanza pensi bene di rilassarsi e andare a sentire un concerto dedicato alla musica di Fabrizio De André.

Al suo compleanno aveva cantato Bocca di Rosa in duetto con la Giorgia (omonima della più famosa cantante). In quell’ occasione ci fu chi vide la cosa come un affronto alla musica di De André.

E ora l’occasione è perfetta per dimostrare che anche LUI ha tutto il diritto di andare ad ascoltare un concerto di De André e far rosicare le zecche rosse che credono che quella sia roba loro.

Effetto riuscito! Qualcuno, purtroppo pochi, si indigna e gli fa notare che quello non è posto per LUI, e che quelle parole sono state scritte per chi viene attaccato e vilipeso da gente come LUI, e che a quelle parole e a quella gente va portato rispetto.

E lui gongola e fa la vittima.

Gli organizzatori della commemorazione si precipitano a metterci una pezza. Buttano li parole come democrazia… De André è di tutti. noi la pensiamo diversamente ma non condanniamo nessuno.

E lui gongola ancora di più, finalmente legittimato. Adesso De André è anche roba sua quindi non può essere contro di LUI.

Proviamo a vederla in un altro modo.

Il fatto che Salvini fosse lì potrebbe anche significare che quello è il posto sbagliato per la musica di De André. Cosa ci fa la musica di De Andrè in un posto frequentato da Salvini?. La musica di De Andrè non è fatta per le commemorazioni. La musica di De Andrè è cosa viva e chi organizza commemorazioni non lo ha capito e gli organizza l’ennesimo funerale. Provate a fare quel concerto in un luogo come Spin Time, oppure in un centro sociale occupato (fin quando ci sono) o ancora in un concerto dedicato alle vittime del genocidio del popolo palestinese di Gaza e Cisgiordania … sicuramente Salvini non si sarebbe presentato. Allora quale è la cosa sbagliata. Forse è Proprio il luogo e la commemorazione della musica di De Andrè. Quella musica chiede rispetto, Suonatela dove merita di essere suonata.

 

Prima Antonio Gramsci, poi Pier Paolo Pasolini ora Francesco Guccini la destra italiana nel gigantesco (e inutile) tentativo di riscrivere la storia di questo Paese non si ferma dinanzi a niente e nessuno. Ricordiamo ancor oggi le parole dolcissime dedicate a Giorgio Almirante dal Presidente del Consiglio e ci chiediamo se non sia proprio lui l’ispiratore di questi maldestri tentativi, ricordando l’omaggio tardivo che riservò a Enrico Berlinguer. Nella mastodontica impresa di allestire una Hall of Fame in Via della Scrofa i nostri pentiti neri oltre ai busti hanno dimenticato di portare qualcos’altro, le loro anime. Ma si sa le anime sono degli specchi impietosi e difficilmente la malvagità dei loro veri volti sarebbero riusciti a nascondere.

 “Lo specchio vede un viso noto, ma hai sempre quella solita paura

che un giorno ti rifletta il vuoto oppure che svanisca la figura. F: Guccini)

 

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Una stampa rossa di vergogna

Nel mezzo delle variopinte narrazioni sulle prodezze del presidente della Fifa artefice della sparizione della squalifica del calciatore statunitense nei mondiali in corso fino a giungere alle accuse inflitte dal Presidente Trump ai reporter del New York Times sulle stranianti vicende che coinvolgono l’Air Force One si incastona quasi per caso l’uccisione di Lorenzo Salgado Araujo da parte di un agente dell’ICE nel quartiere di Magnolia Park a Houston.

La sua famiglia ha appreso della sua morte tramite notiziari e social media. Tre uomini che si trovavano a bordo del veicolo, tra cui il fratello di Araujo, sono tuttora in stato di fermo. 

Eppure questa settimana,  la deputata Sylvia Garcia (D-TX-29) ,  il deputato Al Green (D-TX-09) ,  la deputata Lizzie Fletcher (D-TX-07) e  il deputato Christian Menefee (D-TX-18)  hanno inviato una lettera al Segretario del Dipartimento per la Sicurezza Interna (DHS) Markwayne Mullin e al Direttore ad interim dell’Immigration and Customs Enforcement (ICE) David J. Venturella, chiedendo un’indagine immediata, completamente indipendente e trasparente sull’uccisione di Lorenzo Salgado Araujo da parte di un agente dell’ICE nel quartiere di Magnolia Park a Houston.

Nella lettera, i membri chiedono che il DHS e l’ICE forniscano, entro 48 ore, una conferma scritta dell’avvenuta conservazione di tutte le prove relative all’omicidio di Araujo e all’arresto dei tre uomini. Chiedono inoltre di ricevere il filmato integrale e non modificato della telecamera indossata dall’agente che ha sparato il colpo fatale, il filmato integrale e non modificato di ogni agente presente, tutti i filmati delle telecamere di bordo di entrambi i veicoli dell’ICE coinvolti e la conferma della collaborazione tra DHS e ICE e le agenzie statali e locali nelle indagini.
 
L’artista locale Sarah Fisher ha composto un ritratto dell’uomo con adesivi di lavanderia, accompagnandolo con le sigle «Sos» e «Xox». Al corteo ha preso parte anche il deputato democratico Al Green. Che non vedremo mai.

Resta il rammarico che su questa tremenda vicenda la nostra stampa (a parte qualche rara eccezione, vedi Marina Catucci per il Manifesto) non ha mai aperto il sipario.

Come Antonio Gramsci ci insegna la verità è legata all’egemonia. Le classi dominanti impongono la propria concezione della realtà per mantenere il potere. Di conseguenza, svelare la natura di questi rapporti di potere è un’operazione intrinsecamente rivoluzionaria.

L’informazione oggi non ha scelta oggi o è al servizio del Potere dominante oppure è parte di una rivoluzione culturale e politica irrinunciabile.

 

Quella morte nascosta dalla nostra informazione ci dice molto della nostra condizione storica odierna: senza la verità l’uomo scompare.

Come mai questa ennesima morte non fa rumore? Di quale plasma era fatta la vita di quest’uomo? Papa Leone XIV un giorno andrà a Minneapolis ed a Houston e solo allora sapremo la verità.

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Sindacato Artificiale

Giovedì scorso a conclusione dell’intervento al XIX Congresso della UIL la Presidente Meloni ha pronunciato queste parole.

“La porta del Governo, la mia porta, rimarrà sempre aperta al confronto e alla proposta. Non la penseremo sempre allo stesso modo su tutto, come è giusto e naturale che sia, com’è bene che sia. Però io so che c’è una cosa sulla quale la pensiamo allo stesso modo, una cosa sulla quale non ci divideremo mai. La convinzione che il lavoro non sia il corrispettivo di una prestazione, ma il riconoscimento della dignità di una persona.
La dignità di chi si alza la mattina, manda avanti una famiglia, costruisce con le proprie mani, con i propri piccoli gesti, il futuro di questa Nazione. Voi avete scritto questo principio nei vostri documenti, lo avete difeso nelle vostre trattative, lo avete costruito con le vostre battaglie. Noi abbiamo tentato di declinarlo con i nostri provvedimenti. Ma tutti, ciascuno con il proprio ruolo e con la propria libertà, abbiamo lo stesso dovere: renderlo reale. Ogni giorno. Una Nazione è davvero forte solo quando chi lavora sa di non essere sola. E io voglio che l’Italia sia esattamente quella Nazione.”

In quelle stesse ore operai, sindacalisti sono stati trascinati sull’asfalto, caricati su un pullman della polizia e portati in questura. 

Lo sgombero del presidio sarebbe avvenuto nell’ambito di un decreto di sequestro preventivo emesso dalla Procura di Prato, che indagherebbe su alcuni cittadini italiani appartenenti al sindacato Sudd Cobas che sono stati denunciati da una ventina di imprenditori cinesi per violenza privata. 

“I lavoratori stanno scioperando da una settimana davanti all’azienda perché Acca sta di fatto facendo un ‘chiudi e riapri’” denuncia Sudd Cobas. “Gli operai della Acca in questi anni hanno dovuto subire sfruttamento, turni di 12 or, hanno dovuto subire le aggressioni sotto casa la notte quando tornavano a casa” e “questa è la risposta che la questura, le istituzioni danno a uno sciopero”.

Eppure parlando di se, aveva affermato in premessa al suo lungo intervento che  avendo alle spalle una lunga storia di militanza politica, essa conosce il valore profondo, per la qualità della nostra democrazia, di quello che state facendo qui oggi.

Forse in quei lunghi anni di militanza il Presidente del Consiglio aveva saltato quale …lezione. Per esempio quella  dell’anno 1921 dove le squadre d’azione avevano iniziato a colpire sistematicamente le sedi del sindacalismo: le Camere del Lavoro venivano assaltate, le Case del Popolo date alle fiamme e le cooperative saccheggiate. 

E’ rimasta lì tra gli stucchi di Palazzo Vidoni!

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Passato e Futuro

di Guglielmo  Pernaselci

Se c’è una immagine che fotografa in modo perfetto e spietato il livello culturale di questo Paese questa è quella giusta:

Max Pezzali che canta allo Stadio Olimpico tra le maglie della Roma e della Lazio, appaiate, in una sorta di comunione fraterna e reciproco rispetto.
La cornice è delle più sconcertanti. Un pubblico in delirio formato da generazioni diverse, da nonni a nipoti, che cantano a squarciagola e a “memoria”! le canzoni di Max Pezzali.
Ricordo che all’epoca d’oro del Pezzali (gli anni 90), quando scalava le classifiche con roba tipo “Hanno ucciso l’uomo ragno”, mai i suoi Manager si sarebbero sognati di organizzare un concerto all’Olimpico.
Tanto per capirsi, all’epoca, i dischi internazionali più venduti e iconici erano: The Bodyguard (Colonna sonora) con Whitney Houston – Greatest Hits II dei Queen. Dangerous di Michael Jackson – Automatic for the People dei R.E.M., Nevermind dei Nirvana, Keep the Faith dei Bon Jovi. E proprio nell’anno del successo degli 883 Frank Zappa ci lasciava la sua opera testamento The Yellow Shark. E anche in quel periodo di relativo “vuoto” artistico, per Pezzali c’erano esclusivamente palasport, feste di paese o festival itineranti come il Festivalbar.
Oggi, invece, il Pezzali riempie per più serate lo Stadio Olimpico e con biglietti dai 45 agli 87 euro.
Ma il vero segno del passare dei tempi non è nella “qualità” musicale del fenomeno.
Quello non sorprende, tenuto conto del desolante panorama artistico nostrano e internazionale.
Sentite a proposito cosa dice Kirk Hammet dei Metallica: “Oggi il songwriting e la musica popolare sono spazzatura, sono «crap», anzi «K-R-A-P». In pratica, robaccia, uno schifo, una merda” … e continua «Ho iniziato imparando dai dischi, cercando di affinare l’orecchio e imparando canzoni e assoli riascoltando gli album più e più volte. È un processo monotono e laborioso, soprattutto quando lo fai ascoltando i dischi, ma ho imparato tantissimo. Tutti i miei amici facevano la stessa cosa. Non avevamo tablature, non avevamo libri di musica. Avevamo solo il nostro orecchio e i dischi. Ed era una sfida, perché se chiedevi a tre diversi chitarristi di suonare I’m the One dal primo dei Van Halen, ognuno di loro la faceva in modo diverso ed è affascinante questa cosa».
Se volete l’articolo completo su Rolling Stone: qui

Il vero segno o segnale di cui veramente preoccuparsi è tutto nell’immagine da cui siamo partiti e che mostra il crollo dell’ultima unica vera certezza assoluta che ancora esisteva in questo Paese: il calcio e l’appartenenza ad una Fede Calcistica simboleggiata dai colori della propria maglia. L’immagine in questione è la fine di un MITO ad opera di un barbaro Padano che viene a calpestare un suolo sacro come quello dell’Olimpico per arrecare la più sciagurata delle offese: L’accostamento in una sorta di gemellaggio fraterno di due maglie che fino ad oggi erano inaccostabili se non per scontrarsi e battersi senza esclusione di colpi. Due maglie che rappresentano due modi opposti di vivere e pensare la vita stessa.
Accostare quelle due maglie con l’aggiunta di due nomi sacri come Totti e Mihajlovic è pura blasfemia. In altri tempi un simile gesto sarebbe stato visto da entrambe le parti come una offesa tale che l’autore sarebbe stato letteralmente “Impalato” sul posto tra le due Icone.
E invece oggi tutto questo viene accolto come “normale” e addirittura degno di applauso.
In quella immagine, una linea di demarcazione netta è stata superata per sempre.
Un suolo sacro è stato violato per sempre. Pezzali col suo sorriso beffardo e il suo sguardo perso nel vuoto, tipico di chi non crede lui stesso che tutto ciò sia possibile, che quello che sembrava impossibile ora stava diventando realtà, ci sta portando verso un mondo nuovo, il peggiore dei mondi possibili.

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