Se non ora quando?

Ha fatto  sicuramente bene Maurizio Landini a sottolineare, nel corso della conferenza stampa seguita alle consultazioni delle Parti Sociali con il Presidente incaricato Mario Draghi, la novità costituita dal loro pieno coinvolgimento dentro una crisi che presenta caratteristiche sistemiche e per certi versi inedite.

A nessuno sfugge che l’attuale incarico politico sia il prodotto più di un’atto di sensibilità e responsabilità istituzionale piuttosto che un’evoluzione del quadro politico scaturita dopo l’ultimo esito elettorale e non solo.

La nostra crisi di rappresentanza politica parte forse da molto più lontano, sicuramente dall’esaurimento di quelle vene ideali appartenenti alla cultura socialista, comunista e cattolica  così fondamentali  per la ricostruzione italiana seguita al dopoguerra.

Ormai orfani di quel patrimonio ideale ci sarà bisogno oltre ad nuovo sguardo capace di riscoprire quelle vene anche di un  grande  atto di coraggio  che solo le nuove generazioni sembrano possedere.

Resta il rimpianto per un Sindacato incapace di parlare con una sola voce, finalmente consapevole che i lavoratori che operano nel nostro Paese hanno oggi più che mai bisogno di un modello di rappresentanza unitario all’altezza della drammaticità dei temi che abbiamo dinanzi.

Un Comitato di Liberazione Nazionale nato dentro il mondo del lavoro, questa sarebbe una vera novità per l’attuale quadro politico.

Eppure proprio in questi giorni anche gli impiegati e operai meccanici sono impegnati in una consultazione nazionale per l’elezioni dei delegati del loro Fondo pensione (Cometa) che dovrà designare i nuovi organismi amministrativi del più grande fondo italiano con i suoi 12 miliardi di euro di risparmi previdenziali.

Ma a ben guardare oltre le locandine unitarie, zeppe di nomi manca un programma, un progetto d’intervento per l’Italia dentro una strategia di lungo termine come quel tipo di risparmio costruito nel tempo richiede.

Negli ultimi anni il tasso di partecipazione a questi eventi è stato  desolatamente basso ma oggi grazie a due direttive europee: IORPII e SHAREHOLDER RIGHTS II recepite dal nostro ordinamento le cose possono e debbono cambiare.

I fondi pensione italiana hanno già scelto la “transizione ecologica” dei loro portafogli finanziari, ora manca solo l’ultimo miglio ovvero quello della trasparenza e dell’informazione che entrerà in vigore proprio il 10 marzo prossimo venturo (Regolamento  Europeo 2019/2088).

Ecco perché non basta reclamare una nuova politica industriale in linea con il nuovo impegno ambientale promosso dalla Comunità Europea senza indicare il ruolo protagonista che rivestono anche gli “investimenti privati” come quelli nati dal salario e dal risparmio previdenziale. 

Non tenere conto di questo significa semplicemente depotenziare il ruolo strategico che la classe lavoratrice oggi è chiamata a svolgere.

Per questo credo che l’invito di Draghi alla  rappresentanze del lavoro vada contraccambiato con un eguale invito del lavoro al verso chi si è messo a disposizione  della ricostruzione del nostro sistema economico industriale.

Se oggi fosse con noi Federico Caffè che ben prima di Draghi parlò di economia di guerra ci ricorderebbe il ruolo essenziale che spetterebbe oggi riscoprire di una finanza al servizio dello Stato.un

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