
Tra le trasmissioni preferite della mia giovinezza c’è sicuramente un programma radiofonico dal titolo “Le interviste impossibili”.
Andava in onda tra il 1974 e 1975 curato da Lidia Motta, in cui uomini di cultura contemporanei reali fingono di trovarsi a intervistare 82 fantasmi redivivi di persone appartenenti a un’altra epoca, impossibili da incontrare nella realtà, da qui il titolo.
All’evento di Atreju il leader di FDI ha accolto nella Cappella dei Condannati di Castel Sant’Angelo dei nuovi condannati: John Lennon, Greta Thunberg e Francesca Albanese.
Ricordiamo che tra il XVIII e il XIX secolo la Cappella che si apre lungo le mura del Cortile delle Fucilazioni, era in origine un portico adibito a magazzino di polvere da sparo, poi diventato luogo di preghiera per i condannati a morte imprigionati a Castel Sant’Angelo.
Oggi ad evento concluso a ridosso del Natale, noi vorremmo immaginare il nostro presepe impossibile.
Il primo personaggio in cammino disperato e permanente si chiamava Gino Strada, ricordate?
“Lavorare insieme per un mondo senza guerra è la miglior cosa che possiamo fare per le generazioni future. Molti anni fa anche l’abolizione della schiavitù sembrava “utopistica”. Nel XVII secolo, “possedere degli schiavi” era ritenuto “normale”, fisiologico. Un movimento di massa, che negli anni, nei decenni e nei secoli ha raccolto il consenso di centinaia di migliaia di cittadini, ha cambiato la percezione della schiavitù: oggi l’idea di esseri umani incatenati e ridotti in schiavitù ci repelle. Quell’utopia è divenuta realtà. Un mondo senza guerra è un’altra utopia che non possiamo attendere oltre a vedere trasformata in realtà. Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l’idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell’umanità”
Dal discorso per la consegna del premio nobel alternativo “Right Livelihood Award”, 2015.