
Stasera siamo qui tutti insieme, stretti gli uni agli altri in una bella sala del convento dei cappuccini a poco più di un chilometro dal comune di Monte San Giovanni Campano. Proprio qui nel 1536 prende forma l’ex abbazia di S. Giovanni “extra muros” circondata da un imponente bosco che i cappuccini adibirono in parte a selva ed orto.
Remo Cinelli presidente del Circolo Legambiente Lamasena APS che riunisce i paesi di Collepardo, Veroli, Boville Ernica, Monte San Giovanni Campano e Strangolagalli ricorda subito che proprio in questo luogo l’associazione ha ricevuto il suo battesimo.
Parafrasando il titolo di un celebre romanzo del famoso semiologo e filosofo Umbero Eco “Il nome della rosa” abbiamo titolato il nostro post prendendo spunto dal simbolo di Legambiente che oltre al cigno verde e la conchiglia espone appunto la Foglia quale simbolo dell’attenzione all’ambiente terrestre.
Si proprio quelle foglie, che accanto ai germogli, ai fiori di piante spontanee che erano la passione di uno dei nostri padri fondatori: Eugenio Maria Berenger.

Stasera “Gigino”, Alfredo Ciardi, Moreno Martelluzzi, Natalino Ferrazzoli, Simona e Laura Mastrantoni, ci hanno spalancato le porte del loro grande cuore.
Quello che ci tiene uniti non è un filo spinato chiamato tradizione. Fu proprio Eco in un famoso discorso pronunciato il 24 aprile del 1995 alla Columbia University che né ricordò il carattere controrivoluzionario e fondamentalmente anti moderno.
La tradizione non è un busto o un trofeo da esporre ma un concime prezioso per una terra chiamata futuro.
Per fortuna a fine serata ha fatto irruzione a bordo delle sue stampelle Padre Habib Badran parroco della Parrocchia dei Padri Redentoristi della Beata Vergine Maria del Buon Consiglio a Scifelli che guardando nei nostri piatti ci ha ricordato che tra le genti da cui proviene in quel di Betlemme ci sarebbero voluti mesi di digiuno per mettere insieme quel nostro semplice pasto.
Grazie Padre Habib di averci dato questa lezione di vita.
Una foglia per coprire la nostra vergogna di vivere in un mondo così ingiusto e crudele.
