I frutti della terra fertile

I frutti della terra fertile

 

di Guglielmo Pernaselci


Rallegratevi! Il ventre della Madre dell’invenzione e il seme (sempre attivo) di Frank Vincent Zappa hanno dato vita ad una nuova musica:quella di Monika Roscher – classe 1984 chitarrista e compositrice made in Germany. Esordisce nel 2012 con il primo cd “Failure in Wonderland” e da allora è ospite fisso allo Zappanale, il Festival che dal 1990 si tiene ogni anno a Bad Doberan, una cittadina tedesca situata nel nord della ex Germania Est. Occhio alle coordinate spazio temporali poiché non sono assolutamente casuali.
Il 20 giugno 2025 è uscito l’ultimo cd di Monika: “Witchy Activities Live” – versione Live di “Witchy Activities” opera del 2023 considerato il “salto di qualità” che l’ha fatta entrare, con la sua Big Band, nel mondo delle più importanti e innovative formazioni musicali del Jazz contemporaneo. Ma non è questa la vera notizia che mi ha spinto a scrivere di Monika. Piuttosto lo è una domanda che il fenomeno Monika ha fatto nascere nella mia mente arrugginita, mentre ascoltavo i suoi live su Dio Tube. Una domanda che era immersa nel profondo sub conscio dei miei pensieri e che ora galleggiava in superficie, su quella melma di liquido putrido e nauseabondo, prodotto della realtà di morte e squallore socio politico che è la nostra realtà quotidiana.
La domanda è questa: “Ma perchè i “figli” di Zappa, gli artisti che possiamo collegare all’invenzione del suo genio, sono tutti nati in Europa e NESSUNO di loro è Made in USA”. Sarebbe stato logico pensare che proprio l’USA terra del Rock and Roll e del Jazz sarebbe stata l’Habitat naturale, la terra fertile, dove veder nascere e proliferare la generazione post Zappiana. Lo sarebbe stato se non tenessimo presente proprio le parole che Frank Zappa pronunciò in una sua intervista che sembra rilasciata oggi e che vi trascrivo per essere letta e meditata:
“la cosa che distingue gli americani (US) dalle altre culture nel mondo, è che sono davvero stupidi. Questo Paese (USA) esiste da un paio di secoli e ci crediamo fighi. E non ci rendiamo nemmeno conto che altri Paesi hanno migliaia di anni di Storia e Cultura. E ne sono orgogliosi. E quando ci rapportiamo a livello internazionale, con la politica estera ed altre cose del genere, e cerchiamo di presentarci come il Grande Paese, il più forte e tutto il resto, devono ridere sotto i baffi. Perché non siamo niente. Siamo culturalmente il nulla. Siamo interessati solo al profitto. Sai, ogni altro Paese ha la propria Arte, la propria Musica, il proprio Teatro, i propri Drammi, le proprie Danze Popolari, le proprie Canzoni Popolari, il proprio Folklore e le proprie Tradizioni, e questo significa qualcosa per loro. E ne sono orgogliosi. E quella è la loro eredità etnica. Noi abbiamo i Levis, i jeans firmati, abbiamo gli Hamburger, abbiamo la Coca Cola, abbiamo i Reo Speedwagon, abbiamo Journey… abbiamo questo e abbiamo quello e poi andiamo in giro e diciamo sì… ma abbiamo anche bombe al neutrone e Gas velenosi… quindi forse questo compensa! Voglio dire, che questo è davvero molto triste se lo valuti in questo modo. E penso che un Paese che non fa qualcosa per sostenere la propria cultura, qualunque essa sia, non investe in essa, non la mantiene viva, non ne è orgoglioso, forse non dovrebbe nemmeno esistere .Perché è la cultura e le cose belle che una società produce, quelle sono le cose che dovrebbero sopravvivere per migliaia di anni. Non i jeans di marca.”
Frank Zappa on American culture
Così diceva il nostro Frank. E oggi più che mai le sue parole risuonano profetiche. Un Paese senza storia e cultura produce solo mostri ed è quello che accade proprio oggi nella terra di Frank. Ecco perchè il seme di Zappa trova terreno fertile al di fuori dell’arida terra americana

e viene a germogliare oltre oceano dove ritrova la sua stessa origine. Si, perché, diciamola tutta, anche Frank culturalmente non è figlio degli Usa e del Rock and Roll ma della cultura d’avanguardia nata oltre oceano. E’ un figlio di Varèse che ha utilizzato quello che la sua terra di adozione (quella solo dove per caso è nato e vissuto) gli ha messo a disposizione. Lui stesso lo dichiara al termine della sua vita terrena: “non sono un Rocker, sono un Compositore”. Altri musicisti made in Usa prima di lui hanno cercato la vera cultura qui in Europa. George Gershwin, già famoso e apprezzato in patria, attraversò l’Oceano per bussare alla porta di Maurice Ravel e chiedere lezioni di composizione. Ricevette una unica grande lezione nella risposta del grande maestro francese: “ mio caro, perché volete diventare un Ravel di seconda mano quando siete un Gershwin di prim’ordine? “. Una risposta elegante per riportare le ambizioni di Gershwin nel giusto ordine delle cose.
Maggior fortuna ebbe John Cage quando bussò alla porta di Schoenberg che nel frattempo si era trasferito negli USA per sfuggire alla barbarie Nazista. Schoenberg dette lezioni gratuite a Cage. Nel mentre il buon Arnold impollinava tutta l’avanguardia musicale USA con i suoi corsi nelle Università di Boston e Los Angeles.
E per tornare al nostro Frank, celebre è la sua telefonata ad Edgar Varese. Il nostro Frank ancora fanciullo la chiese come regalo di compleanno ai suoi genitori dopo aver ascoltato un disco con le opere del maestro Italo-francese, che finì anche lui per trasferirsi negli USA a cercare di fertilizzare quelle terre tra Santa Fe, San Francisco, Los Angeles, e infine New York.
Tornando alla nostra domanda sul perché Zappa non ha avuto degni eredi in patria dobbiamo constatare che effettivamente anche i suoi diretti discendenti non sono riusciti che a riprodurre più o meno fedelmente le performance del loro papà. Il buon Dweezil Zappa ha fatto del nome un marchio di presunta assoluta autenticità e con il suo Zappa Play Zappa ha continuato a fare concerti fotocopia che hanno forse il solo merito di essere “celebrativi” della memoria di Frank Zappa. Ma replicare il repertorio Zappiano è solo un tributo parziale al genio di Zappa. Il vero tributo all’opera di un compositore è il modo in cui esso stesso diventa linfa generatrice di nuova musica. Quando lo riconosci, trasformato e rinnovato, all’interno di altre opere nuove. E per far questo non basta aver suonato e conosciuto l’originale, ma bisogna avere gli strumenti e le competenze, per coglierne e riprodurne l’essenza. Bisogna essere terreno fertile e avere il Background culturale, che non è solo palestra tecnica, ma capacità e sensibilità creativa. Per questo la terra fertile per il seme di Zappa non poteva che essere in Europa. Qui abbiamo avuto i primi veri figli di Zappa, come il gruppo Ossi Duri. Quattro bambini prodigio che esordirono proprio l’anno in cui Frank Zappa morì. Andavano ancora alle elementari quando suonarono in pubblico e in modo impeccabile i brani più impegnativi di Frank Zappa. Ma non si sono limitati a ripetere alla perfezione la musica di Zappa. Hanno rielaborato quel pensiero in una nuova musica originale e innovativa. Così come i “So does your Mother” che a dispetto del nome sono tutti romani e che a mio modesto parere sono tra coloro che hanno colto la vera natura della musicadiZappa. AncheMonikaRoscherèunarisultantedellastessastoria,èilfruttodiun millenario percorso artistico e culturale.
Perchè per riprodurre Arte bisogna che la terra sia Fertile.

Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
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