Economia del genocidio

 

La decisione del Dipartimento di Stato di imporre sanzioni a Francesca Albanese, relatore speciale delle Nazioni Unite per la Cisgiordania e Gaza, è stata accompagnata da una campagna di pressione degli Stati Uniti, finora senza successo, per costringere il Consiglio per i diritti umani con sede a Ginevra, ovvero il principale organismo delle Nazioni Unite per i diritti umani, a rimuoverla dal suo posto.

“La campagna di guerra politica ed economica di Albanese contro gli Stati Uniti e Israele non sarà più tollerata”, ha scritto il segretario di Stato Marco Rubio sui social media.

Le uniche reazioni a sostegno della Albanese sono state le seguenti:

Anouar EL ANOUNI Portavoce della Commissione europea per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza si è schierato a fianco Francesca Albanese, relatrice speciale dell’Onu sui diritti umani nei territori palestinesi occupati. HRW chiede agli Stati membri della CRPD di condannare pubblicamente le autorità israeliane per crimini di guerra, crimini contro l’umanità e atti di genocidio. Le Nazioni Unite, Human Rights Watch e il Center for Constitutional Rights si sono opposti alla mossa degli Stati Uniti.”

L’imposizione di sanzioni ai relatori speciali è un pericoloso precedente” e “è inaccettabile”, ha detto il portavoce delle Nazioni Unite Stephane Dujarric.

Il rapporto redatto da Francesca Albanese Settori apre uno squarcio di verità sui legami dei settori chiave dell’industria militare, del settore tecnologico, del sistema finanziario e di quello accademico con la cosiddetta infrastruttura economica dell’occupazione.

Un’attenzione particolare viene riservata al ruolo delle università, considerate parte integrante dell’apparato di oppressione, e alla loro responsabilità nella perpetuazione del regime di apartheid e nella produzione di conoscenze, tecnologie e narrazioni funzionali all’occupazione.

Riportiamo di seguito i dati specifici del Rapporto

Queste sono le traduzioni integrali dei paragrafi 82-86 del Rapporto:

  1. In Israele, le università – in particolare le facoltà di giurisprudenza, i dipartimenti di archeologia e di studi sul Medio Oriente – contribuiscono all’impalcatura ideologica dell’apartheid, coltivando narrazioni allineate con lo Stato, cancellando la storia palestinese e giustificando le pratiche dell’occupazione. Parallelamente, i dipartimenti di scienza e tecnologia fungono da centri di ricerca e sviluppo per le collaborazioni tra l’esercito israeliano e i contraenti del settore bellico, tra cui Elbit Systems, Israel Aerospace Industries (IAI), IBM e Lockheed Martin, contribuendo così alla produzione di strumenti per la sorveglianza, il controllo delle folle, la guerra urbana, il riconoscimento facciale e le uccisioni mirate, strumenti che vengono di fatto testati sui palestinesi.
  1. Le principali università, in particolare quelle appartenenti al cosiddetto “Global Minority” (Stati occidentali ricchi), collaborano con istituzioni israeliane in ambiti che danneggiano direttamente i palestinesi. Al MIT, alcuni laboratori conducono ricerche su armamenti e tecnologie di sorveglianza finanziate dal Ministero della Difesa israeliano (IMOD), l’unico esercito straniero a finanziare la ricerca del MIT. Tra i progetti noti finanziati dall’IMOD figurano il controllo di sciami di droni – elemento distintivo dell’assalto israeliano su Gaza da ottobre 2023 – algoritmi di inseguimento e sorveglianza subacquea. Dal 2019 al 2024, il MIT ha gestito un fondo seme Lockheed Martin che collega studenti a team in Israele. Dal 2017 al 2025, Elbit Systems ha finanziato la sua adesione al programma MIT Industrial Liaison, ottenendo così accesso a ricerche e talenti.
  1. Il programma Horizon Europe della Commissione Europea facilita attivamente la collaborazione con istituzioni israeliane, incluse quelle coinvolte in pratiche di apartheid e genocidio. Dal 2014, la Commissione ha erogato oltre 2,12 miliardi di euro (2,4 miliardi di dollari) a entità israeliane, incluso il Ministero della Difesa, mentre le istituzioni accademiche europee beneficiano e rafforzano queste interconnessioni. La Technische Universität München (TUM) ha ricevuto 198,5 milioni di euro (218 milioni di dollari) di fondi Horizon, inclusi 11,47 milioni di euro (12,6 milioni di dollari) per 22 collaborazioni con partner israeliani, tra cui aziende militari e tecnologiche. TUM e IAI collaborano su un progetto da 792.795,75 euro (868.416 dollari) per sviluppare tecnologie di rifornimento a idrogeno verde, rilevanti per i droni militari usati da IAI a Gaza. TUM collabora anche con IBM Israel – che gestisce il Registro Popolazione discriminatorio – su sistemi cloud e d’intelligenza artificiale, nell’ambito dei 7,02 milioni di euro (7,71 milioni di dollari) ricevuti da IBM Israel da Horizon. Inoltre, TUM partecipa a un progetto da 10,76 milioni di euro (11,71 milioni di dollari) per la “mobilità urbana senza soluzione di continuità” che include il Comune di Gerusalemme, una città al centro del processo di annessione attraverso infrastrutture urbane. È impossibile separare le competenze che i partner israeliani apportano a queste collaborazioni da quelle acquisite e impiegate nelle violazioni cui sono legati.
  1. Molte università hanno mantenuto legami con Israele nonostante l’escalation post-ottobre 2023. Una delle tante realtà nel Regno Unito, l’Università di Edimburgo detiene quasi 25,5 milioni di sterline (31,72 milioni di dollari), pari al 2,5% del suo patrimonio, in quattro colossi tecnologici – Alphabet, Amazon, Microsoft e IBM – centrali nell’apparato di sorveglianza israeliano e nella distruzione in corso a Gaza. Con investimenti diretti e indicizzati, è una delle istituzioni britanniche con i legami finanziari più profondi. L’università collabora inoltre con aziende coinvolte nelle operazioni militari israeliane, tra cui Leonardo S.p.A. e l’Università Ben Gurion attraverso un laboratorio congiunto su intelligenza artificiale e scienza dei dati, condividendo ricerche direttamente connesse agli attacchi contro i palestinesi.
  1. Questa analisi rappresenta solo una parte delle informazioni ricevute dalla Relatrice Speciale, che riconosce il lavoro cruciale svolto da studenti e personale nell’esigere responsabilità dalle università. Essa getta nuova luce sulla repressione globale delle proteste universitarie: proteggere Israele e salvaguardare interessi finanziari istituzionali sembra una motivazione più plausibile del contrasto all’antisemitismo dichiarato.

Ci uniamo pertanto a quanto scritto da Andrea di Turi: “dalle istituzioni italiane, governo, presidenza della Repubblica, ministero degli Esteri, etc non è arrivata nessuna dichiarazione a sostegno della giurista italiana”

Ricordiamo che il Vaticano, in quanto Stato della Città del Vaticano, ha lo status di Osservatore Permanente presso le Nazioni Unite. Pur non avendo diritto di voto potrebbe ugualmente far sentire la propria voce.

Noi ci siamo.

Informazioni su Walter Bottoni

Nato il primo settembre 1954 a Monte San Giovanni Campano, ha lavorato al Monte dei Paschi. Dal 2001 al 2014 è stato amministratore dei Fondi pensione del personale. Successivamente approda nel cda del Fondo Cometa dei metalmeccanici dove resta fino 2016. Attualmente collabora con la Società di Rating di sostenibilità Standard Ethics.
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